Intimissimi, voglia di trans

La comunicazione pubblicitaria va spesso oltre le sue intenzioni direbbero alcuni. Altri, più smaliziati sostengono con molte ragioni che la pubblicità adotta sempre un messaggio polisenso. Non perché voglia raggiungere vette di sofisticazione artistica, ma più prosaicamente per raggiungere il maggior numero di target di riferimento, vellicare i desideri più nascosti del consumatore, spingerlo a esplorare sentieri laterali.
Prendiamo il nuovo manifesto di “Intimissimi Uomo” che affolla i muri di Milano e, suppongo, di diverse città italiane (un chiarimento: parliamo solo del manifesto, delle affissioni, ben altre modalità permeano lo “spot”).

A differenza di quanto accade con la biancheria femminile, la biancheria maschile – indossata da maschi – ha quasi avuto sempre un trasudamento omoerotico sollecitato dai pubblicitari, a seconda del cliente e del consumatore (per citare due esempi del passato Intimo Armani era molto più omoerotico di Intimo Gianfranco Ferrè).

In questo caso, riprendendo campagne del passato di ben altro spessore e portafoglio (dei clienti), Intimissimi Uomo mostra la modella Irina Shayk che indossa intimo maschile.

Niente di originale, si diceva. La foto d’autore e l’intimo di stilisti attenti al polisessualismo come Calvin Klein, già avevano dato.
Ci pare che la novità sia che questo osare del desiderio, questo spingere alla trasgressione erotica (il tutto fa molto ridere ma fingiamo di metterci nei panni delle masse) viene veicolato a un target “più basso” di quello che paga 50 euro per un paio di mutande.

La comunicazione commerciale che vellica desideri nascosti, piaceri erotici più complessi arriva alla massa oramai libera da pruderie e inibizioni, cui fare arrivare un messaggio più moderno.

Ma nella foto comparsa nelle affissioni cittadine si nota un elemento in più. Il tentativo rivolto al pubblico maschile di massa (destinatario del messaggio) di proporre una donna “attiva”, quasi dominante sul maschio che guarda. Una donna che possa arrivare a possederlo. Ci pare che i manifesti suggeriscano quella voglia di trans, (in)confessato desiderio maschile che la pubblicità affronta nel suo modo straordinariamente amorale e spietatamente onesto.

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