Pervinca (1)



Pervinca Vigetti-Finzi, tre quarti di nobiltà e un quarto di gin, attraversò con andatura incerta la grande stanza da letto nel tentativo, assai azzardato alle 9 del mattino, di raggiungere il bagno di marmo rosa fatto installare tra gli smadonnamenti di Altiero Vigetti-Finzi, marito nonché portafoglio di Pervinca.

Pervinca avanzava cercando di fissare un unico punto davanti a sé che le desse una direzione, ignorando le seducenti immagini tridimensionali che si sbattevano contro la sua testa matta. Pensò a sua madre. Che riposi in pace, le aveva dato quel nome non con una ambizione pari solo al suo peso.

Rosaria Mantice aveva puntato tutto su quella figlia bella e moderatamente intelligente, due qualità molto apprezzate dagli uomini potenti per i quali le mogli devono indugiare amabilmente sullo sfondo del loro egocentrismo.

Pervinca, sotto la direzione di sua madre aveva facilmente conquistato Altiero, un Conte di terza generazione (suo nonno ottenne il titolo per servizi – mai specificati – resi alla Corona), immobiliarista, finanziere ed evasore fiscale tra i più noti della città.

Altiero quando conobbe Pervinca aveva passato i 45 e non era di certo un bell’uomo, era però sufficientemente passabile per una copula settimanale richiesta da chi ha una agenda impegnata come quella di un immobiliarista, finanziere ed evasore fiscale, per giunta tra i più noti della città.

Da due di quelle 52 copule annuali erano nati Carlo Vigetti-Finzi, 19enne scialbo e arrogante che aveva avuto la sfacciata fortuna di ereditare la bellezza della madre. Questo fatto gli consentiva ogni nefandezza concessa dalla sua giovane età. Poi c’era Begonia Vigetti-Finzi che a dispetto del nome, non era proprio sbocciata, povera figlia. A 18 anni si era rassegnata ad avere lo stesso mento del padre e gli stessi occhi cenere, ma era sveglia e intelligente. Begonia aveva fatto il suo debutto nella società dei figli di papà della grande città facendo un lavoretto con la sua bocca larga a labbra sottili a Leonardo Visconti (no, nessuna parentela) 18enne dalla chioma fulva e dal fisico atletico componente del gruppo dei 5 che si erano scelti in diritto di fare debuttare le giovani entranti nel club dei figli di papà e dei figli di puttana della gioventù bene della città.

Pervinca raggiunse la sala da bagno, guardò la vasca immaginando fosse più grande (la avevano ristretta senza dirle nulla?) e riuscì con una abilità che la sorprese, a gettarvi dentro una generosa porzione di bagno schiuma alla rosa, il suo preferito.

Lasciò cadere la camicia da notte. Era sola in casa. La cameriera sarebbe arrivata solo alle 10. La sera prima si era fermata a dormire dalla sorella, come ogni mercoledì.

Carlo dormiva ancora, perché aveva deciso di saltare tutte le lezioni universitarie che cominciavano prima delle 10. Begonia era alla scuola steineriana che l’avrebbe vista diplomata quell’anno. Il diploma sociale però lo aveva già preso da Leonardo Visconti.

L’acqua aveva raggiungo il livello desiderato e Pervinca immerse il suo corpo nel tepore del bagno. Forse sarebbe riuscita a prendere sonno di nuovo. L’avrebbe svegliata la cameriera quando sarebbe entrata per rifarle la stanza al suo arrivo.

Pervinca lasciò cadere mollemente il braccio sul lato della vasca. Colpì in pieno il bottone dell’idromassaggio che iniziò il suo movimento spaventandola. L’idromassaggio cominciò ad agire sul bagnoschiuma, come montare furiosamente degli albumi a neve.

Pervinca non capì bene cosa stesse succedendo fino a che non vide la schiuma avanzare verso la sua faccia, strabordare dalla vasca, salire velocemente senza che lei capisse come fare per fermarla. Se fosse stata lucida avrebbe semplicemente premuto quel dannato bottone dell’idromassaggio. Avrebbe dovuto ricordare di averlo acceso, però. Fece la cosa più facile. Iniziò a urlare. Aiuto! Aiuto! Ehiiii! Veniteeee! Aiutoooo!

Dei passi nel bagno. Sulla soglia comparve un ragazzo che indossava un paio di calvin klein bianchi aderenti e delle infradito. Cazzo, mamma, ti hanno sentito tutti! Perché non resti a letto la mattina quando sei stordita? Il ragazzo si piegò sulla vasca e spense l’idromassaggio. Poi si aggiustò i boxer, leggermente calati durante l’operazione e uscì dal bagno borbottando di una doccia e di una colazione da fare.

Pervinca si limitò a giocare un po’ con la schiuma, piangendo sommessamente.

(1- continua)

Per il disegno copyright Macrileo (www.macrileo.com)

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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6 risposte a Pervinca (1)

  1. souffle ha detto:

    @manginobrioches: la ringrazio molto. Sono d’accordo sulla meditazione nella scelta dei nomi.L’accostamento Vegetti-Finzi e Vigetti-Finzi è assolutamente casuale, ça va sans dire. Un saluto.

  2. manginobrioches ha detto:

    capito per caso, e penso di restare. mi piaccion soprattutto gli spiazzamenti sistematici e la scelta dei nomi (sembra strano, ma sono la prima cosa che suona falsa, se non sono meditati), per quanto stimi troppo Silvia Vegetti-Finzi, rifinita psicoanalista, per non turbarmi leggermente a leggere di questi mostruosi Vigetti-Finzi (no, i Finzi Contini li metto nel conto della finzione, dove suonano bene).Lei è molto interessante.

  3. souffle ha detto:

    Ciao Sam ben ritrovato. Un saluto affettuoso.

  4. sam ha detto:

    Sei tornato, amico mio?Ben ho fatto a continuare a mantenerti tra i preferiti.Tutto bene adesso?E non scappare più così, senza na parola, senza un saluto che ci resto male…

  5. souffle ha detto:

    Buon anno Fedra. Un abbraccio.

  6. MissVengeance ha detto:

    alla faccia del ritorno col botto! bentornato e buon duemilanove! un abbraccio grande,Fedra

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