La morte di Harold

La vigilia di Natale è morto Harold Pinter uno dei più importanti commediografi mondiali.
Polemista, anticonformista, paladino delle buone cause (spesso perse), premio Nobel, era una persona tanto affascinante quanto difficile.

Maestro del cd. teatro dell’assurdo, a Pinter piaceva esplorare il potere della comunicazione, della sottomissione al potere, della insicurezza dell’uomo di fronte al degrado del mondo che lo circondava.
Le sue commedie violano spesso le leggi del teatro spiazzando il pubblico.
I suoi testi erano piacevoli per il dialogo incalzante, in cui il ritmo, tagliato con il bilancino era costruito in modo perfetto, tra pause e battute perfettamente calibrate.
La piacevolezza del teatro di Pinter deriva dal suo uso del linguaggio, dalla sua ambiguità al servizio dell’effetto teatrale. Un sentore di quello che era il suo linguaggio lo si può ritrovare anche nello script di Sleuth, un copione “incompreso” proprio perchè semplice – ma raffinato – gioco teatrale in cui, appunto, non si va da nessuna parte, e i personaggi, contraddicono un momento dopo quello che di loro stessi hanno appena detto prima.
Il cinema lo ricorda sopratutto per le sue collaborazioni con Joseph Losey (Il servo e L’incidente, Messaggero d’amore) e poi la sceneggiatura de L’incidente di Clayton, Gli ultimi fuochi di Kazan, fino ad arrivare al suo ultimo script, il citato Sleuth.
Il teatro di Pinter piace perchè è un teatro che gioca sui ruoli di potere, su oppressi e oppressori, sul disvelamento del substrato borghese dei rapporti, sulla disgregazione dei valori della persona, degli autentici sentimenti, sostituiti dalle convenzioni e dai riti dei rapporti sociali. Ma Pinter va oltre il sottotesto, scardinando anche le convenzioni del testo teatrale, il “come si devono comportare i personaggi se fossimo in una
rappresentazione tradizionale”.
Qui ci piace anche ricordarlo come Sam Ross, il gangster che in Mojo di Jezz Butterworth, seduto sul divano fa un po’ lo zozzone provandoci pesantemente con il giovane, bellissimo e imbarazzatissimo Hans Matheson. E divertendosi un mondo. Come noi.

Quando ci guardiamo allo specchio pensiamo che l’immagine che ci riflette sia accurata. Stiamo in realtà guardando una serie infinita di riflessi. Tuttavia a volte lo scrittore deve rompere lo specchio, perché è dall’altra parte di quello specchio che la verità si rivela a noi. (Metafora pronunciata da Pinter durante la sua Nobel Lecture)
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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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3 risposte a La morte di Harold

  1. souffle ha detto:

    @alp: Hai ragione, nemmeno io li vedo molto bene insieme Pinter e Visconti. Buon anno anche a te e grazie del tuo passaggio.

  2. alp ha detto:

    pardon: non è vero che è incompiuta, e non doveva girarla Visconti ma Losey… ho fatto confusione perchè vi fu una litigata Visconti-Pinter su una messa in scena di OLD TIMES , testo sulla memoria ( ecco la ragione del lapsus mentale )ad opera di Luchino.Scusami

  3. alp ha detto:

    Resta il rimpianto dell’incompiuto adattamento della Recherche: avrebbe dovuto girarlo Visconti ma forse è meglio così, due mondi troppo diversi, Harold e Luchino.Buon anno e ben tornato.

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