Le confessioni della Franca

Di recente Franco Zeffirelli – che tutti noi ringraziamo per avere generosamente inquadrato a lungo il sedere nudo bellissimo di Leonard Whiting in Romeo e Giulietta – ha aperto il suo salotto e il suo cuore al quotidiano “Libero”, l’unico giornale con il coraggio di raccogliere il suo sfogo lungo due paginone, complice la giornalista Barbara Romano

E, da furbetta qual è la nostra Franchina, buttà lì qualche particolare piccante che non aveva inserito nella sua autobiografia pubblicata da Mondadori per non turbarne le vendite presso le signore borghesi che ancora credono che egli sia da sempre innamorato delle donne.

Ecco alcune primizie.

E’ vero che la cultura in Italia è in mano alla sinistra, come dice Berlusconi?
«Sì, perché gli artisti sono dei vigliacchi, sono sempre stati con i potenti. E hanno coltivato questa massoneria per cui “o sei con noi o sei contro di noi”, di cui io sono l’esempio più luminoso di resistenza».

Nientemeno.
«Negli anni d’oro del cinema italiano, il 92% dei registi era iscritto al Pci e io ero fuori perché non mi piacevano i comunisti».

Oggi le attrici, per ottenere una parte, fanno alzare il telefono dai politici. Anche ai suoi tempi era così?
«Oh sì, i politici democristiani e soci spingevano molto le attrici. Alida Valli aveva avuto ma storia con il figlio del ministro degli Esteri, Attilio Piccioni, ma sarebbe arrivata comunque. Per quelle brave le spinte non erano necessarie. Come Anna Magnani, cui fu rubata la parte della Ciociara, il romanzo che Moravia aveva scritto per lei, per potenziare la Loren».

Sta dicendo che Sofia Loren era raccomandata?
«Direi proprio di sì, era imparentatabene».

La “Buonanima” era morto da quel dì…
«Se lei crede che il fascismo sia finito con la morte di Mussolini, è un’illusa. Come il comunismo: sono malattie che la gente conserva perché fa comodo averle».

Subì altri traumi da ragazzino?
«Non un trauma, ma un’esperienza particolare che vissi da adolescente. Un giorno, mentre guardavo i miei amici giocare da una finestra del chiostro di San Marco, un frate cui ero molto affezionato si mise a guardare dietro di me circondandomi con un braccio. Sentii il suo corpo premere contro il mio. Non mi resi subito conto di cosa stava facendo, ma percepii che gli succedeva qualcosa. Poi lo vidi correre piangendo verso l’inginocchiatoio. Più che quello che aveva fatto, mi colpì il dolore di questo frate, che era un carissimo uomo, ci teneva compagnia, faceva sport con noi, ci portava ai musei. Capii quanto doveva aver sofferto, come doveva aver pagato cari i suoi voti di castità».

Non crede di essere stato vittima di pedofilia?

«No, parlerei piuttosto di omofilia. Nom mi risulta che nessuno che sia diventato omosessuale abbia cominciato con un prete. Succede più tra compagni di esplorarsi nell’intimità».

A lei è successo da ragazzo?
«Eccome. Organizzavamo spedizioni di gruppo in campagna con le biciclette; ogni tanto ci fermavamo a fare merenda e poi per ridere ci masturbavamo a vicenda. Gareggiavamo a chi ce l’aveva più grosso, a chi aveva più pelo, a chi arrivava più lontano con lo schizzo. Quelli più intraprendenti prendevano il ragazzino più debole e lo mettevano sotto. Era un mondo un po’ animale. Dopo, in adolescenza sono venute le grandi passioni. Non si ama mai come a quell’età».
(Le vecchie gare di seghe, popolari allora, popolari oggi – N.d.R.)

Il suo primo amore?
«Carmelo Bordone, mio compagno di classe al liceo artistico. Eravamo innamorati anche se non lo sapevamo. O non volevamo ammetterlo».
(Eh, il compagno di scuola… E’ successo a tutti così – N.d.R.)

Siete mal riusciti a confessarvelo?
«Dopo, da adulti. Lui mi raccomandò il figlio, che è diventato uno scenografo famoso. Mi disse.”Spero che con te lui abbia più fortuna di quanta ne ho avuta io, visto che tra noi non è mai successo niente”. Ho avuto un’adolescenza piuttosto scarsa di sesso».
(Ora, la risposta non è ben chiara. In che senso “Spero che con te lui abbia più fortuna di quanta ne ho avuta io”? – N.d.R.)

La sua prima volta?
«Oh, molto tardi, durante la guerra, quando ero asserragliato con i partigiani sulle montagne di Firenze. Successe con un contadinotto che si chiamava Vieri ed era nascosto in quei boschi. Dormimmo in una notte di gelo avvolti in una coperta dentro una grotta, e avvenne quel contatto». Che ricordo ne conserva? «La ricordo come un’esperienza bella, perché eravamo talmente giovani… Ci attaccammo l’uno all’altro mentre il pericolo incombeva da tutte le parti. Intorno a noi c’erano i tedeschi che c’impiccavano se ci, beccavano».
(Ah, l’immagine del soldatino partigiano che concede le sue grazie al partigiano Zeffirelli, ben prima di un Brokeback Mountain qualsiasi! – N.d.R.).

Quando ha cominciato a percepire la sua omosessualità? (Che meraviglia di domanda! Percepire la propria omosessualità! Questa fa il paio con il “raggiungere la gioia” della rubrica di sessualità di Chi – N.d.R.).
«A 14-15 anni. Non l’ho sentito come un movimento sessuale dentro di me. Era l’esaltazione che ti prendeva dal fondo dell’anima per un amico. Ti innamoravi e non sapevi dar forma a questo sentimento».

In famiglia come presero la sua storia con Luchino Vìsconti?
«Mio padre non sapeva niente, per lui esistevano le donne e basta. Due uomini per lui insieme potevano solo giocare a calcio. A qualche amico che tentò di mettergli la pulce nell’orecchio dicendogli “a Visconti piacciono i ragazzi”, lui rispondeva: “E allora? Che potranno mai fare di male? Sarebbe più preoccupante se Franco fosse una ragazza”».
(Va beh, ora che è morto millantiamo pure la storia con Visconti… Franco, non è che eri tu che ce provavi e lui niente? – N.d.R.).

Lei si è dichiarato omosessuale ma ha detto di odiare visceralmente la parola “gay”. Che differenza c’è?
«Il gay è un pagliaccio, un tipo buffo che fa finta di esser donna, i borghesi americani ci ridevano su. Essere omosessuale non è uno scherzo, vuol dire aver fatto una scelta matura, difficile, che va sostenuta con una dose di moralità maggiore di quella richiesta agli eterosessuali. Un uomo sposato può fare la corte a centomila donne e non c’èniente di male, anzi, aumenta i suoi trofei di guerra. Per un omosessuale non è così, a meno che non faccia il frocio».
(Si infatti nessuno ricorda la tua scheccata insieme a Busi sul palco di un teatro durante un programma tv… E nessuno sa delle feste che davi nella tua villa in Campania, piene di giovanotti prestanti… – N.d.R.).

La più grande “cosa sghemba della sua vita?
«Ma che curiosa!»

Allora?

«L’amore più grande sono i miei cani».
(Proprio come Valentino e i suoi carlini. E poi Zeffirelli dice di non essere frocio… – N.d.R.)

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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5 risposte a Le confessioni della Franca

  1. souffle ha detto:

    @watkin: anche io ho provato diversi brividi leggendo l’intervista.

  2. Watkin ha detto:

    Non avevo mai sentito Zeffirelli parlare esplicitamente del SUO essere omosesessuale… ma mi aspettavo esattamente cazzate di questo genere.Il “diventato omosessuale” basterebbe da solo per rabbrividire.

  3. souffle ha detto:

    @sam: già.@Udp: a chi lo dici. un saluto.

  4. Michele ha detto:

    Se dicessi quel che penso di Zeffirelli potrei passare per omofobo della peggior specie.UDP

  5. sam ha detto:

    mediocre regista, mediocre persona.

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