Entrare dentro l’Amore

Un dato interessate del film svedese Låt Den Rätte Komma In (Lasciami entrare) è quello di discostarsi notevolmente dal cinema horror adolescenziale e sessualmente conservatore di matrice americana, di notevole successo anche da noi.
Sulla complessità della sessualità, si sa, i pudichi USA tendono a sorvolare, e il fatto che la sessualità possa essere un po’ più complicata di maschio/femmina, lui sopra lei sotto non li ha mai sfiorati (almeno nel cinema mainstream).
Le storielle di vampiri e infelici e molto maschi e di fanciulle virginali cadono sempre nella equazione, ragazzo/ragazza, senza che di ambiguità punga vaghezza.

Lui non può amare lei, lei non può amare lui, ma siamo sempre lì, maschio/femmina, ruoli ben definiti, scelte univoche e senza alternativa, pulsioni unidirezionali, sentimenti da missionario.
Repressione di pulsioni diverse, sublimazione delle stesse nella violenza o nello scherzo da caserma.
Mai sfiorati dalla sessualità polimorfa, dal volo verso la scoperta di nuove prospettive.
E perchè farlo visto che il pubblico stesso, recettore di queste storielle rassicuranti mai viene sfiorato dalle possibilità di scelta?
I bisex, questi sconosciuti. No, o di qua o di là.


Nel mondo dipinto da Alfredson sulla base di un romanzo di notevole successo, nella lettura particolare che di questo film qui vogliamo proporre, invece trova spazio l’apertura all’Amore senza perchè, quello puro e bianco come la neve che copre il terreno.
Hanno importanza i ruoli per Oskar? Eli, che di anni ne ha 12 da molto tempo ne sa un po’ di più e ragiona con la mente “adulta”.
“Oskar, io non sono una ragazza”, “Mi vuoi anche se fossi un ragazzo”?

Oskar non si è nemmeno posto il problema e infatti non risponde, gli interessa solo che Eli stia con lui. E così non se lo pone il film.
E per ribadirlo ci offre un bambino biondo che sembra una ragazza, e una bambina mora che appare un maschietto. I ruoli si cambiano, i generi non contano, nel mondo della sessualità senza il sesso si ama chi ci pare. Ha veramente importanza per Oskar che Eli sia femmina? O che sia maschio?
Poi arriveranno le leggi, le convenzioni, la cultura, il pudore, la paura, l’educazione, i divieti, la morale, le cose che si devono fare e quelle che non si devono fare, e, sì, anche gli ormoni.

Poi arrivano i bulli che, già in fase puberale, hanno dimenticato l’Amore e sublimano nella violenza la paura del sentimento diverso.
Nella fase prepuberale siamo in una sorta di Eden del sentimeno amoroso, dove la libertà di amare si posa su chiunque ci va.
Poi arrivano i primi peletti e le prime erezioni e le prime mestruazioni. Ed è la cacciata dall’Eden e dalla gioia di Amore, per cadere nelle braccia di Sesso e delle sue stupide convenzioni.
E chissà se non ha ragione Oskar a volere vivere per sempre i suoi 12 anni.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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6 risposte a Entrare dentro l’Amore

  1. souffle ha detto:

    @CriticoMistico: aggiungi un tassello importante a questa lettura del film e ti ringrazio.Il linguaggio proprio perchè duttile e ambiguo è quanto di più erotico mi viene in mente.(del resto io mi sono sempre innamorato delle parole prima che delle persone).

  2. Anonymous ha detto:

    Trovo questa recensione interessante e pertinente, ma mi permetto una critica: il tuo discorso, che annuncia la “polimorfia perversa” della fanciullezza (o, come dici tu, la prepubescenza), finisce strada facendo per dimenticarsene e si perde in qualcosa di pericolosamente vicino a uno stereotipo sentimentale, cioè l’idea di un Eden infantile, di un Amore puro, non-erotico. Cosa che falsa assolutamente la questione.Credo invece che l’interesse del film (e di ogni discorso che si voglia approfondito sulla fanciullezza in rapporto all’eros) stia proprio nel mostrare l’ambiguità strutturale della “sessualità senza sesso” (ottima espressione che mi ricorda certe riflessioni di Foucault); ambiguità in molti sensi del termine: per esempio, in relazione alla violenza..(Nel film non c’è solo la fanciullezza violata/violentata, ma c’è – soprattutto – la fanciullezza violenta. E non parlo dei bulli (che si limitano a mimare la violenza adulta, rifiutando l’ambiguità). Parlo di Oskar: è sadico e masochista, è un killer in erba, è assolutamente perverso: la sua “innocenza” va di pari passo con la sua perversità, la sua capacità di amare è il risvolto della sua capacità di “volere il male”. Il tema vampiresco è proprio l’esplorazione metaforica di questo: l’attrazione per il male, un male erotico, scatenato, anti-sociale, senza limite, senza reponsabilità..)Certo, l’ambiguità è tale solo se vista dal punto di vista di quel che ambiguo non è, da una prospettiva adulta che pone le categorie, le distinzioni. Ma questa ambiguità precede esistenzialmente quel che è non-ambiguo, il fanciullo precede l’adulto. Mancano davvero le parole per mettere a fuoco questa “ambiguità originaria”; alla fine, i limiti del tuo discorso (come del mio) sono i limiti del nostro (di tutti) linguaggio ordinario e comune. (aggiungo che il linguaggio, per fortuna, è anche duttile, può essere “pervertito” in linguaggio poetico, letterario, mistico. Ma questa perversione richiede uno sforzo e una capacità critica quasi sovraumani, e quindi rischia sempre di essere un linguaggio “esoterico”, per pochi, privato..)Saluti!CriticoMistico

  3. souffle ha detto:

    @missBlum: hai ragione, ma sai, non sono uno che sa farsi pubblicità. Grazie di essere passata di qui.

  4. MissBlum ha detto:

    Mi piace questa lettura, ci avevo pensato anche io ma in modo meno sistematico. ps. ma io questa riapertura me l’ero svanita…dovevi mettere i poster!

  5. souffle ha detto:

    @alberto: eh, ci credo. E non sono per nulla curioso di leggere quelle cose aberranti lì. :)Un saluto.

  6. Alberto Di Felice ha detto:

    Sapevo che ti sarebbe piaciuto. Da un’altra parte ho letto robe aberranti, del tipo sui campi totali e medi che ci sarebbero in questo film– Roba da far accapponare la pelle: bisognerebbe tornare a leggersi un po’ di bei manuali ogni tanto, ripartire dalle basi, dall’abc, prima di avventurarsi oltre.

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