Verso Milk

Non è questione di gay o non gay
GParker
Però Van Sant rimane un frocio che odia le donne
Murdamoviez

Tra qualche giorno uscirà in Italia Milk, l’ultimo film di Gus Van Sant che in USA ha incassato in un paio di mesi 20 milioni di dollari e spicci ed è probabile che con gli incassi europei ancora da realizzare possa recuperare il budget speso.
Un risultato direi eccezionale per Van Sant, visto che il suo precedente film, Paranoid Park aveva incassato in totale meno di 500.000 dollari.
Su Milk si attende la risposta della critica europea, e italiana in particolare. Sarà da osservare, al di là di quelli che possono essere i risultati della pellicola e quindi la valutazione squisitamente filmica, che qui ci interessa poco, tanto che non parleremo del film dopo averlo visto. Ci interessa parlarne prima.
Come appassionati di comunicazione siamo curiosi di sapere quante volte nelle varie recensioni apparirà la parola “gay” o “politico omosessuale”. Google search è sempre in agguato.
Sì, perchè, per una volta, parafrasando GParker, è questione di gay o non gay.
Cioè, Milk è la storia di un omosessuale di San Francisco che entra in politica per dare visibilità agli omosessuali di San Francisco, per consentire quella visibilità e affermazione sociale che era loro negata.
Milk non era un politico, era un omosessuale che si trasferì a “Frisco” all’inizio degli anni ’70 con il suo compagno e come molti altri gay, semplicemente perchè sapeva che era una città che era molto aperta verso le persone gay.
Chi ha letto le “cronache” di Armistead Maupin sa di cosa parlo.
Nel quartiere gay di Castro street aprì un negozio di fotografia e divenne presto il leader del movimento gay della zona.
Da lì l’intenzione di candidarsi in politica per portare la voce degli omosessuali in Comune.
Qui sta la differenza. Anzichè stare nel ghetto dove erano stati confinati (io non ho problemi coi gay basta che stiano al loro posto) Milk esce allo scoperto, si mostra visibile, dimostra come la percezione degli omosessuali-checche (ancora oggi maggioritaria, specie nei paesi provinciali come il nostro) era sbagliata.
La cosa peggiore che poteva fare agli occhi del popolo straight era ostentare la sua normalità.
Il suo entusiasmo e il suo ottimismo saranno contagiosi per tante persone, tanto che verrà eletto.
Purtroppo il sindaco (responsabile di appoggiarlo) e lo stesso Milk furono uccisi da un collega che odiava così tanto che due froci si baciassero per strada, detestava così tanto di avere davanti un finocchio, non poteva sopportare così tanto che gli omosessuali fossero usciti dall’armadio, e sopratutto non riusciva a sopportare che avessero un gusto, una vitalità e un umorismo migliore del suo.
Quindi Milk non è la storia di chi lotta per i propri diritti, non è una storia del “sogno americano” in cui tutto è possibile, non è la storia di ideali che si scontrano con l’ignoranza e la violenza. Milk è la storia di un uomo gay che volle fare uscire gli omosessuali dal ghetto in cui venivano rinchiusi, un uomo che voleva il loro riconoscimento sociale, e per questi motivi – non perchè era brutto, non perchè era di sinistra, non perchè era bruno – fu ucciso.
Ci saranno molti modi per sentire come propria la storia di Harvey Milk, uno dei meno indicati, a mio parere è universalizzarla e “normalizzarla” per trasformarla in quello che non è.
E qui sta il senso “politico” della operazione di Van Sant, che appare, anche nelle intenzioni del regista, come una forte affermazione contro certe recrudescenze violente verso gli omosessuali.
Van Sant vuole portare il pubblico e il critico a identificarsi in Harvey Milk, cioè a cercare di capire, solo per un momento, solo per due ore, seduti in una saletta cinematografica, di capire come si possa sentire un omosessuale in un mondo che o lo considera un pervertito o non lo considera affatto (che è anche peggio). Che questa cosa possa lasciare totalmente indifferente o meno, una buona fetta di pubblico è la vera prova del nove.
Per smuovere le acque, Van Sant che è un regista non un politico, poteva solo fare un film. Speriamo abbia fatto un buon film.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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14 risposte a Verso Milk

  1. souffle ha detto:

    @honeyboy: io sono tornato poco fa. Anche io mi sento scosso, e arrabbiato ma anche fiducioso e con la voglia di speranza e di non mollare su nulla.Non credo riuscirò a scrivere di questo film, non riesco.Ti abbraccio tanto.

  2. honeyboy ha detto:

    io l’ho visto oggi: una meravigliami ha davvero scossospero di riuscire a scriverne qualcosa

  3. souffle ha detto:

    @BaiLing: anche io sono curioso e spero le intenzioni del regista trovino voce autentica nel film. Un saluto e grazie del passaggio da queste parti.

  4. BaiLing ha detto:

    Sono molto curiosa di vedere questo film.Mi piace Van Sant fin dai tempi di My own private Idaho e non mi è dispiaciuto nemmeno Paranoid Park.E poi adoro Castro: insieme a Haight-Ashbury è uno dei luoghi di San Francisco che mi piace di più!

  5. souffle ha detto:

    @mr Hamlin: sì venerdì sapremo. ^^

  6. Mr. Hamlin ha detto:

    Interessa molto anche me (più per Penn, che trovo straordinario, che per Van Sant, che spesso mi ha destato qualche perplessità) e, stando alle critiche che ho letto finora, pare essere piuttosto riuscito.Invece una mia amica barcellonese (il film in Spagna è uscito un paio di settimane fa), pur apprezzandolo, non è uscita dalla sala del tutto convinta.Venerdì comunque avremo la prova del nove!

  7. souffle ha detto:

    @Udp: Psycho era molto gay. ^^

  8. UnoDiPassaggio ha detto:

    Già, proprio così. E’ proprio questione di gay e non gay (oltre che di buon cinema e cattivo cinema). Il dire a proposito di questo o di un altro film “il fatto che il protagonista sia gay conta relativamente”, soprattutto quando il film in questione è valido, è un indicatore molestissimo. Proprio per questo motivo ad esempio io ho criticato sia la ricezione di Brokeback Mountain sia il film stesso che dietro questo tipo di “giustificazionismo” (anche a un livello estetico) un po’ si trincerava. Invece no, era una storia di due UOMINI che scopavano e che si amavano. Era una storia di gay. Milk di Van Sant sarà, spero, buon/ottimo cinema. E sarà gay oppure non sarà. Non sarà difficile, credo, dal momento che anche il suo Psycho era gay. 😉

  9. souffle ha detto:

    @daniela: grazie, un abbraccio.@chimy: indubbiamente è quello che spero ancio. Quello che credo questa pellicola abbia in più sia l’urgenza del regista di dire certe cose, che peraltro non sempre porta a buoni film indubbiamente.Ti ringrazio del passaggio e ti mando un saluto.

  10. chimy ha detto:

    Un film che attendo molto. Spero comunque che oltre al messaggio importante che il regista vuole portare avanti (e ricordare la figura di Milk) sia anche un bel “lavoro di cinema”.Approfitto anche di questo commento per dirti che è un piacere tornare a leggere il tuo blog :)Un saluto

  11. daniela ha detto:

    ma bentornato, carissimo :Dd_elle

  12. souffle ha detto:

    sono veramente curioso su cosa succederà a livello di comunicazione con questo film sia nei canali ufficiali sia nei blog. Vedremo.

  13. MissBlum ha detto:

    Anche io più che altro spero sia un buon film. Le premesse ci sono.E staremo a vedere se ci saranno polemiche. Qui a Genova tra gay pride e autobus atei il clima si è fatto teso. Non che gli argomenti di per sè c’entrino qualcosa l’un con l’altro, ma si sa che qui in Italia si fa presto a fare una gran brodaglia di tutto al grido di Oddio l’immoralità ci sommergerà tutti.

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