Sono Harvey Milk

Cari amici, grazie per scrivere così in tanti alla vostra Petunia, che dal suo ritiro color malva apre le vostre profumate lettere.
Mi scrive Kevin:

“Cara Petunia, torno or ora dal cinema dove ho visto Milk trascinato dalla mia donna. Letteralmente. Partito decisamente prevenuto, devo dire che mi ha preso. Il film è bello e funziona anche se sei omofobo.
Con tutti sti agenda movie che escono al giorno d’oggi fa piacere vedere una volta tanto un prodotto curato e non sostenuto solamente dalle idee che deve portare avanti

Caro Kevin, non posso che gioire. Se questo film è arrivato anche a te, ho ragionevoli speranze che colpisca tutti.

Trovo inoltre magnifico apprendere come noi donne siamo ancora il motore del mondo, le forze capaci di muovere gli uomini dal giardinetto delle proprie (in)sicurezze verso l’orto della conoscenza.
Dovrai riconoscerci quella tenacia incrollabile nel volere cambiare gli uomini che, per mille motivi, ci siamo scelti.

Ero ancora una bambina adolescente, quando nel 1992 uscì nei cinema Belli e dannati di Gus Van Sant, e ricordo che fuori dalla sala sentii commenti tipo: “Di che film si tratta?” “Mah, un film di froci”.
Dentro la sala maschi impauriti si aggrappavano sicuri alle loro donne, terrorizzati che qualcuno potesse collegare il tema del film (che non era la frociaggine ovviamente, ma loro vedevano solo quello) alla loro presenza.
Ehi, mi ci ha portato la mia donna, che io questo film di finocchi non sarei mai andato a vederlo!
Ma c’era di peggio, cioè io. Con quella vocazione da fag hag che mi avrebbe seguito per sempre (ne ero certa allora) avevo accompagnato a vedere il film un mio amico gay che ogni tanto mi accarezzava i capelli per rassicurare i ragazzi là intorno mentre le lacrime correvano sulle sue guance.

Dopo 16 anni, le cose non sono cambiate tanto.
Milk nel 1978 indicava la strada, il dialogo, la rapprensentanza, la conoscenza.
Per questo un film come Milk è urgente, è necessario, al di là dei suoi meriti artistici.
Non saprei proprio discutere, caro Kevin, dell’uso delle immagini, della fotografia, della scelta delle inquadrature, di cosa è stato lasciato in campo e fuori campo.
Di certo so che questo non è un film che possa lasciare indifferente chi abbia la ventura di vederlo.

Van Sant lo inseguiva da anni ma è forse un bene sia uscito oggi, in una America pronta al cambiamento.
Certo gli omofobi ci sono e ci saranno sempre, quelli che sentono il desiderio di giustificarsi per avere visto un certo film ci saranno sempre.
Quelli con cui è impossibile dialogare, come il senatore della Proposition 6 o le Anita Bryant ci saranno sempre.

Ma non ci si deve sottrarre al confronto.
Le posizioni omofobe nascono quasi sempre da ignoranza: io non so come sono i gay, ne vedo la rappresentazione televisiva e cinematografica, ma non so come sono, perchè non ne conosco.
Di solito la situazione è “li conosce la mia donna, e almeno vado sul sicuro se esce con loro”.
La notizia, caro Kevin è: “non è mica detto, perchè una lesbicata tra la tua donna e il suo amico gay può sempre accadere, alla faccia tua”. ^^

Con la conoscenza magari si inizia come il venditore di liquori che si pulisce la mano dopo averla stretta a Milk appena arrivato a Castro, e poi si finisce a marciare al Pride, anche se “trascinato dalla mia donna. Letteralmente” (del tipo: io faccio una resistenza bestiale e lei mi spinge a forza verso il punto di ritrovo dei manifestanti. Ok ok ora seguiamo il corteo, ho dimostrato abbastanza la mia eterosessualità).
Milk usa le armi del buon cinema per fare politica, per convincere quel 90% ad ascoltare quel 10%. E molti di quel 90% alla fine si convincono che la battaglia per i diritti delle minoranze li riguarda.
Con la differenza che gli omosessuali non lottano per dei diritti, ma per la loro vita.
E gli omosessuali come Milk decidono di usare le uniche armi in loro possesso: la democrazia partecipativa, la parola, l’uso attento dei media, il dialogo che smonta gli argomenti dell’avversario.
L’omofobia è una malattia (come la fotofobia o l’agorafobia o l’acrofobia), ha origini culturali e psicologiche e, notiziona!, si può curare senza pillole, con la conoscenza, la lettura, la visione di film, l’ascolto della musica, e il dialogo con le persone.
Sarà riuscito un film come Milk a farlo capire ai Kevin in sala?

Sono Harvey Milk e voglio reclutarvi tutti!

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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18 risposte a Sono Harvey Milk

  1. souffle ha detto:

    @luciano: hai perfettamente ragione. Grazie del tuo commento e di essere passato di qui.

  2. Luciano ha detto:

    Un bellissimo film, e Van Sant è riuscito a mostrare la storia di un uomo che ha lottato per ottenere diritti negati riuscendo a condurci nell’assoluta naturalezza di Milk e del suo mondo. Solo chi ha gravi problemi mentali continua a non capire che vi sono più mondi tutti ugualmente rispettabili e culturalmente rilevanti. Non esistono prospettive privilegiate.

  3. MrBlondie ha detto:

    “Dall’omofobia si può guarire!? Wow, voglio scriverci una canzone.”se volete ho il titolo adatto: “Luca odiava i gay”

  4. souffle ha detto:

    @MrDavis: proprio così. Un saluto.

  5. Anonymous ha detto:

    Bellissimo film, potente, energico e commovente!MrDavis

  6. souffle ha detto:

    @alp: io non lo ho trovato noioso (ma la storia mi toccava più di altri forse), forse un po’ “convenzionale”.Ma non vorrei che ci fosse un generale desiderio di un Van Sant che ritorni dentro l’armadio, a fare quei piccoli film che non vede nessuno e che non guadagnano nulla se non l’eccitazione di un pugno di cinefili.

  7. alp ha detto:

    E’ giusto raccontare una storia importante che pochi conoscono, ma al cinema voglio anche cinema, questo film è troppo noioso e convenzionale.Rivoglio il Van Sant di BELLI E DANNATI, DRUGSTORE COWBOY e ELEPHANT

  8. souffle ha detto:

    @pickpocket: grazie!. e spero tu veda il film e ne scriva. Un saluto. 🙂

  9. Pickpocket83 ha detto:

    Ben ritrovato! :)Il film non l’ho ancora visto, lo vedrò presto. Però speriamo sì. Speriamo davvero che questo film possa servire a scuotere e far riflettere come si deve gli ancora tanti, troppi seminatori di odio, violenza, e ignoranza che ci sono in giro… Un saluto, a presto

  10. souffle ha detto:

    @ely: spero tu possa vederlo presto. Un saluto.

  11. ely ha detto:

    son cosi curiosa di vederlo e dopo questo che ho letto….vedrò di riuscire a ritaglirmi uno spazio domaniely

  12. souffle ha detto:

    e tu ethan sei sempre gentilissimo.ti abbraccio e ti auguro buona serata.

  13. ethan ha detto:

    souffle sei sempre il migliore:)

  14. souffle ha detto:

    @miss: anche io la pensavo così Miss, ma farei torto a gente come Milk se non avessi la speranza che certe persone possano cambiare.Certo, come avrai visto, il Farinotti della Connection ha dato il suo scontato voto alla Dan White, ma sono convinto che le cose possano cambiare, con la conoscenza.Ti abbraccio.

  15. MissBlum ha detto:

    Io non so se dall’omofobia si possa guarire, certe persone sono proprio impermeabili…direi che a volte dall’omofobia si può guarire. Altre volte no.E il film è proprio bello. 🙂

  16. souffle ha detto:

    @Mr Hamlin: grazie della segnalazione. Un saluto. :)@Watkin: bravo. Poi la facciamo cantare ad Anita Bryant. ^^

  17. Watkin ha detto:

    :oDall’omofobia si può guarire!? Wow, voglio scriverci una canzone.

  18. Mr. Hamlin ha detto:

    Sul tema dei cambiamenti (anche e soprattutto nei confronti del mondo omosex), in relazione all’Amministrazione Obama, ti segnalo un interessante articolo di Vittorio Zucconi sul “Venerdì” di questa settimana. Parte dal film e finisce citando Shakespeare

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