Il Grande Scrittore

Il Giovane Ma Già Affermato Critico si ferma davanti alla porta di un elegante edificio a tre piani vicino al parco in una grande città.
Suona il campanello. Apre un signore anziano, alto, snello ed elegante in giacca, cravatta e panciotto che scruta il Giovane Critico con aria interrogativa e diffidente. Si tratta del Maggiordomo o Governante.


Giovane Critico: Abita qui il Grande Scrittore.

Maggiordomo: Egregio Signore, la sua mi pare una domanda un po’ sciocca visto che poco fa ha suonato quel campanello dove è chiaramente scritto: “Grande Scrittore”.

Giovane Critico: Ma la mia non era una domanda, era una affermazione! Mi scusi, guardi bene. Salga di alcune righe, lo vede che manca il punto di domanda?

Maggiordomo: Santo Cielo, è vero! La sua affermazione in ogni caso continua a sembrarmi sciocca e, ora che me lo ha fatto notare, pleonastica.

Giovane Critico: Lo so, le chiedo scusa, non sono io che scrivo queste battute.

Maggiordono: Naturalmente, signore.

Giovane Critico: Ma in fondo, non me ne importa nulla, è solo televisione.

Maggiordomo: Non sarei così ingrato con il mezzo televisivo signore. Io sono 30 anni che svolgo con estremo piacere la parte del Maggiordomo, che, se si esclude la sfortunata circostanza di quel telefilm in cui sono morto dopo avere detto appena tre battute, mi ha dato sempre enormi soddisfazioni, oltre al piacere di indossare queste uniformi su misura che, modestamente mi calzano perfettamente.

Giovane Critico: Lo vede! Lei è decisamente più fortunato di me. Io sono obbligato a indossare sempre questi orrendi pantaloni di velluto e questo irritante maglione a coste. E ogni anno che passa le sedute di trucco per ringiovanirmi durano sempre di più.

Maggiordomo: La capisco, signore. Avrebbe dovuto scegliere quella deliziosa parte di medico che le offrirono alcuni anni addietro. Sarebbe stato il figlio di un luminare della cardiologia e io le avrei servito la colazione ogni mattina per tre anni.

Giovane Critico: Non me lo ricordi. Pensavo che quella serie non andasse oltre il pilot.

Maggiordomo: Succede di incorrere in questi spiacevoli errori, signore. Io adotto da tempo un sistema estremamente efficiente per evitare di incorrere in questi fastidiosi contrattempi.

Giovane Critico: E cosa fa?

Maggiordomo: Beh, signore, mi pare ovvio: accetto ogni parte che mi viene proposta.

Giovane Critico: Vuole dire che non legge nemmeno i copioni prima di accettare?

Maggiordomo: Buon Dio, no! Sarebbe una lettura così deprimente! Il mio agente sa solo che non deve propormi parti spiacevolmente imbarazzanti, in cui sia costretto a partecipare a scene in costume adamitico.

Giovane Critico: Io non potrei! Già faccio fatica ad accettare certi ruoli mascherandomi dietro il disprezzo per il mezzo televisivo, ma non potrei mai accettare qualsiasi cosa! Anche se il mio commercialista, e anche il mio agente a dire il vero, sono grandi sostenitori della teaoria “ogni lasciata è persa”.

Maggiordomo: Sono d’accordo. In fondo, mio caro giovanotto, non c’è battuta che non possa essere pronunciata per quanto terribile possa essere. In queste circostanze, di fronte ai miei scettici amici, spesso adopero la metafora del Bloody Mary: detesto berlo e non me ne preparerei mai uno per me, ma se me lo chiedono lo servo in modo eccellente.

Giovane Critico: Non so, io non credo che…

INSOMMA! BASTA! QUANTO DEVE ANDARE AVANTI QUESTA LAGNA? VOGLIAMO RIPRENDERE A GIRARE?

Maggiordomo (al regista): Mi perdoni signore, questo ragazzo ha cominciato a fare il difficile e mi è sfuggita la situazione di mano.

Giovane Critico: Io il difficile? Ehi, senti nonno, sei stato tu a dirmi che la mia prima battuta era pleonastica! Non sono stato io a iniziare a improvvisare.

Maggiordomo: Ragazzino, se tu anzichè farti di canne leggessi le tue battute del giorno, avresti visto che stiamo girando una scena parodica, e che quella ERA la mia battuta!

Giovane Critico: Farmi di canne? Avete sentito, io mi faccio di canne! Almeno io non ho recitato la salma per 30 anni!

Maggiordomo: Molto bene. Desidera proseguire su questo tono, signore, o andiamo avanti con le nostre battute?

Giovane Critico: Non era questo il tono che intendevamo dare alla scena?

Maggiordomo: Ne convengo, era questo senza dubbio.

Giovane Critico: Benissimo. Allora fammi il piacere, aggiustati la patta, gira le tue chiappe flaccide, torna indietro e ripartiamo da quando apri la porta.

Maggiordomo: Molto bene. Spero che oggi nel TUO cestino per il pranzo ci sia un topo morto. E che tu lo mangi senza accorgertene, proprio come reciti le tue battute.

Giovane Critico: Che stronzo.

OK ORA BASTA. RIPARTIAMO DALLA PORTA. E MI RACCOMANDO, DATECI DENTRO, PROPRIO COME AVETE FATTO IN QUESTI 10 INUTILI MINUTI, GRAZIE. (Sottovoce: hai ripreso tutto? Bene, non riesco a crederci, abbiamo almeno 10 minuti di contenuti speciali per il dvd della serie).

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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