Ladro di identità

No, dottore, non sto parlando di un attore o di uno scrittore, come me, che rubano ogni giorno dalla vita pezzi di persone per aggiungerli al pongo di recitazione o di scrittura che mettono in scena.

Sto parlando di identità digitali, sa cosa sono? Quelle che ci creiamo nei social network, fittizie quanto più sembrano reali e reali quanto più sono false.
Facebook prospera sul commercio delle anime digitali, ne ha una fame continua, ne vuole sempre di più, anime-dati da rivendere al mercato delle offerte last minute, delle occasioni irripetibili, delle ho saputo che ami il cinema, ecco per te l’imperdibile cofanetto di quel regista che ti piace tanto e che fa du-du-du- ta dah!
Ne vuole così tante di identità digitali Facebook che non controlla se si iscrive una persona con lo stesso nome e cognome, nata lo stesso giorno e nella stessa città di un utente già iscritto. Potresti almeno avvisarmi che è arrivato un altro me qui dentro. E che quell’altro me non sono io.
Senta cosa mi è successo mentre aspettavo di consegnare il mio ultimo romanzo. Ero davanti alla macchinetta del caffè della casa editrice, cercando di fare uscire un cappuccino doppio caffè e triplo zucchero quando sento uno dei direttori generali parlare con uno della direzione editoriale.
“Mi è bastato iscrivermi per capirne le potenzialità commerciali. Dopo due click mi è comparso il banner Gomorra, il libro di Saviano. Non perchè ne avessi dichiarato l’interesse, ma perchè è tra i preferiti di una amica. Mirare su di lei quella pubblicità non serve, perchè l’ha già letto, ma su di me è perfetta. E’ il futuro dell’advertising”.

Scaricare i dati che regaliamo a Facebook è semplicissimo. Più navighiamo, dottore, più riveliamo qualcosa di noi che sarà utile a qualcuno.
Ho fatto un viaggio dottore. No, un viaggio virtuale, molto più interessante di prendere freddo su una vera montagna. E non ero solo. Come in ogni viaggio, sono andato insieme a una guida esperta, per non perdermi e per vedere tutto.
Altrimenti la mia ignoranza del mezzo, la fretta, ma sopratutto la sensazione che Facebook sia un luogo pieno di amici che mi amano mi avrebbero tradito.
Lui sapeva come muoversi e insieme abbiamo rubato tre identità.
Per carpire i dati delle mie vittime mi sono fatto accettare con un altro nome. Ho usato un alias; da schizzati, vero dottore? O da attori. O da scrittori. Sa quanti scrittori scrivono sotto pseudonimo e quanti lo hanno fatto in passato?
Bene, come alias, io e la mia guida ci siamo fatti accettare dagli amici delle nostre vittime, che ci hanno accolto. Avendo in carniere molte facce conosciute, le vittime ci hanno accolto tra i loro amici.
Eppure avevamo costruito un profilo disgustoso, razzista e xenofobo. Teorizzavamo la superiorità della razza bianca e affermavamo che l’esistenza degli ufo era decisamente provata.
Nessuno ci ha evitato.
Siamo stati in giro per un po’ tra gli amici delle mie 3 vittime, e li abbiamo circuiti, e siamo riusciti a carpire loro tutta una serie di dati utilissimi. E alla fine, con la mole di dati raccolti, abbiamo clonato le nostre 3 vittime, la loro autorevolezza e la loro notorietà.
E con queste identità rubate abbiamo fatto scorribande in rete, seminando panico, rabbia e incredulità.
Sono state ragazzate, dottore, goliardate naturalmente. Non avevamo nessuna cattiva intenzione. Se non quella di verificare quanto fragile sia il sistema Facebook e come si presti ad essere preda di chi non fa scorribande e goliardate ma usa i dati raccolti per truffe e raggiri.
Ma pensi cosa potrebbe fare chi è senza scrupoli, pensi alle reputazioni distrutte, i rapporti incrinati, le amicizie compromesse.
Una volta clonata una identità famosa, si riescono a carpire numerose informazioni e dati, contando su quella malriposta fiducia negli altri che ispira il social network.
Una fiducia talmente cieca a volte che se si clonasse una identità (famosa) e si facessero assumere a questa atteggiamenti di un certo tipo, si creerebbero problemi con la sua casa editrice, la casa discografica, il distributore cinematografico, o, più semplicemente il CEO della sua azienda.
Ma dico, dottore! Come ci si può fidare di affermazioni fatte da identità virtuali, con gusti virtuali, preferenze virtuali?
Pensi poi se io e un gruppo di amici piuttosto numeroso creiamo una serie di alias con gusti musicali o cinematografici o su libri o su cibo o viaggi tutti uguali al solo scopo di orientare campagne marketing o stimolare la domanda in un certo senso, falsando così ricerche di chi usa i social network per verificare i gusti di certi target.
Facebook è una giungla urbana virtuale piena di insidie e di persone che non vedi negli occhi mentre ti parlano. Ed è un luogo dove devi stare sempre attento, qualunque cosa fai, qualunque cosa dici, qualunque opinione ti trovi ad esprimere, qualunque preferenza confidi.
Sei costantemente monitorato e registrato dottore, e le tue opinioni e i tuoi gusti e i tuoi orientamenti restano registrati per sempre (è difficilissimo cancellarli, farli sparire, quei dati quei pezzi della tua esistenza, una volta condivisi, non ti appartengono più).

Se prima si poteva temere di essere osservati in azienda mentre si lavorava, ora la sorveglianza si estende a tutta la giornata.
Opinioni, preferenze, gusti (gastronomici, cinematografici, letterari, sessuali) sono monitorati allo scopo di tirarli fuori al momento giusto (per ritardare promozioni, giustificare rimozioni, spostare ad altra sede).
La libertà di IO viene sacrificata alla libertà di NOI. Chiusi in una scatola di vetro in cui tutti ci osservano (poco male), e (malissimo) ci giudicano. Francamente, se è solo per farsi rintracciare da un compagno di liceo che ci prendeva in giro e ora, padre di famiglia, è maturato e quindi, dai bello eravamo giovani e stupidi (no, lo eri solo tu), lo ritengo una fatica spropositata. Non è d’accordo dottore? Ah, un consiglio: dovrebbe evitare di scrivere che ama Hannah Montana, sa qualcuno all’Ordine dei Medici potrebbe alzare il sopracciglio.

QUESTA E’ UNA STORIA INVENTATA. MA POTREBBE ESSERE VERA PROPRIO PERCHE’ COSI’ FINTA.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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8 risposte a Ladro di identità

  1. souffle ha detto:

    @RoB: caro Rob fai bene a ricordarlo, uno degli effetti collaterali di facebook (per tacere degli altri) è proprio la spinta al protagonismo un po’ incosciente.La frase “attori non protagonisti” associata agli utenti di facebook è molto più profonda di quanto appaia a prima vista e apre a una serie di riflessioni.un saluto e grazie per il tuo commento!

  2. RoB ha detto:

    caro souffle permettimi di spendere 2 parole sulla fb-mania….a tutti gli “attori non protagonisti” del famosissimo social network volevo ricordare che l’oscar x questa categoria è 1 solo e x quest’anno è già stato assegnato a Heath Ledger…quindi ragazzi 1 consiglio,non affollatevi!!! da 1 giovane 22nne non bigotto ma forse 1 tantino anticonformista eheheh.

  3. souffle ha detto:

    @chimy: che dire, benvenuto tra noi. 🙂

  4. chimy ha detto:

    Allora siamo in tre ad esserne ancora alla larga :). Mi fa molto piacere. Credevo di essere l’unico ormai…

  5. souffle ha detto:

    Grazie Luciano, sei molto gentile. Anche io ne sono stato alla larga. Un saluto affettuoso.

  6. Luciano ha detto:

    Sì, inquietante. Infatti non mi sono ancora iscritto a facebook proprio perché ne sono terrorizzato. Un bellissimo post.

  7. souffle ha detto:

    @chimy: sì, inquietante perchè non solo sai che può succedere, ma che è già successo.

  8. chimy ha detto:

    Post molto bello. Realissimo (proprio perché finto, come hai detto) e inquietante…Un saluto

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