Il talento della pigrizia o la pigrizia di talento

Molti di coloro che si sono diligentemente applicati sui libri e conoscono tutto di una o dell’altra branca della dottrina ufficialmente riconosciuta, escono dagli studi con un contegno antiquato, simili a gufi, e si dimostrano aridi, schematici e dispeptici quando capita loro di affrontare i lati migliori e più brillanti della vita. Molti fanno una grande fortuna, ma in fondo restano volgari e pateticamente sciocchi. E invece ecco il pigro, che inizia la propria vita assieme a loro ma è tutto un altro vedere. Ha avuto tempo di prendersi cura della propria salute e dello spirito; ha trascorso molto tempo all’aria aperta, che è quanto di più salutare vi sia per il corpo e la mente.
E il pigro possiede un’altra e più importante qualità: parlo del suo buon senso. Colui che ha preso molto sul serio la puerile soddisfazione che gli altri provano nei propri passatempi, guarderà alla propria soltanto con ironica indulgenza. Non troverà ascolto tra i dogmatici. Dimostrerà una grande tolleranza e un distacco nei confronti di tutte le persone e le opinioni. Qualora non trovasse nessuna remota verità, non abbraccerebbe lo stesso nessuna lampante falsità. (…)
L’estrema operosità, che sia a scuola o all’università, in chiesa o al mercato, è sintomo di mancanza di vitalità, mentre il talento necessario alla pigrizia implica appetiti eclettici e un forte senso della propria identità personale. Esiste una sorta di morti di morti viventi, individui insulsi che a malapena sono consapevoli di esistere se non nell’esercizio di una qualche occupazione convenzionale. Portateli in campagna o imbarcateli su una nave e vedrete quanto si struggeranno di nostalgia per il lavoro o il loro studio.
Non sono spinti da curiosità, non sanno abbandonarsi alle sollecitazioni del caso, non provano piacere nel semplice esercizio delle loro facoltà e, a meno che la Necessità non li colpisca con un bastone, resteranno immobili. (…)
A guardarli si è portati a ritenere che non esista nulla che meriti di essere osservato e nessuno con cui parlare; sembrano paralizzati o alienati eppure è del tutto probabile che costoro a modo loro siano lavoratori indefessi e che abbiamo la vista buona solo per scovare un refuso in un atto legale o in una fluttuazione di mercato.
Hanno frequentato la scuola e l’università, ma per tutto il tempo hanno avuto occhi solo per gli onori scolastici; hanno girato il mondo e avuto occasione di mescolarsi a persone intelligenti, ma per tutto il tempo hanno tenuto il pensiero fisso ai propri affari.


Da Elogio dell’ozio di
Robert Louis Stevenson

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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4 risposte a Il talento della pigrizia o la pigrizia di talento

  1. MisterX ha detto:

    Che bellezza.Dopo una società pieni di elogi all’operosità e all’idea di “concludere qualcosa nella vita” finalmente un elogio a chi vuole essere semplicemente se stesso negli ozi della vita.Grazie grazie mille.

  2. souffle ha detto:

    @Oy: grazie, anche a nome di Stevenson. ^^ Un saluto.

  3. Oy ha detto:

    Concordo su tutto quanto!:-)Grazie, Oy

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