non come nei western

Giulia aveva sempre creduto in una sorta di ordine del caso, non tanto nelle coincidenze in sé quanto nei significati che si portano dietro.

Alessio l’aveva lasciata il giorno del compleanno di sua sorella.
La sorella di Giulia era tutto quello che lei non era riuscita a diventare. Una buona scrittrice, una madre, una brava sciatrice, una persone socievole.
Una che gli uomini sapeva tenerli, una che aveva avuto tre relazioni nella sua vita e l’ultima era stata necessariamente quella giusta. Il matrimonio, il trilocale in una zona tranquilla e piena di verde, ma sempre in città, la piccola Clementina, un’altra femmina, che sicuramente non avrebbe commesso errori, come sua madre.
Giulia pubblicava mercenari racconti a puntate di cui si vergognava, su un mensile fashion ad alta diffusione. Alessio faceva spesso illustazioni per quel mensile. Si erano conosciuti in redazione, quando lei era passata per una inutile riunione creativa.
Si erano messi insieme un mese dopo. Alessio era più creativo, meno razionale e ugualmente problematico. Pieno di fisime e paure, distratto e premuroso insieme, egoista nelle piccole cose, generoso nelle grandi.
Lui e Giulia avevano scoperto subito di avere molte cose in comune: libri, film, cibi, ma sopratutto un gusto antico della vita, il fastidio per la fretta e la superficialità delle persone e del mondo che le avvolgeva. Entrambi avevano bisogno di momenti di solitudine l’uno dall’altro e dal mondo quando erano insieme.
Avevano deciso di vivere in case separate, mantenendo ognuno la propria. Li sorprese quanto fosse stato più facile spiegarlo alle famiglie piuttosto che agli amici.
Nei fine settimana a Giulia e Alessio piaceva stare sul divano a vedere vecchi film o lavorare nella stessa stanza, lei muovendosi continuamente per cercare di acchiappare imprendibili trame e intrecci, lui chino sul tavolo da disegno a lavorare di china.
Avevano viaggiato molto, anche se i viaggi li spossavano. Si sfidavano in cucina, lui più bravo nei piatti etnici, lei mago del pesce.
Facevano l’amore con passione e dolcezza, sempre nelle stesse due posizioni, non per pigrizia ma perchè avevano scoperto che erano quelle che li facevano godere di più. Lo facevano sempre al mattino presto o a notte fonda, quando lei si fermava a dormire da lui.
Alessio aveva amato immediatamente il sorriso di Giulia, i suoi capelli, le sue rotondità abbondanti. Giulia aveva amato profondamente gli occhi di Alessio, che mai avrebbero mentito, limpidi e profondi come il mare della sua infanzia, che aveva lasciato molti anni prima.
Avevano costruito il loro rapporto sulla fiducia l’uno nell’altro. Alessio aveva insegnato a Giulia ad affrontare i problemi di coppia con un dialogo privo di recriminazioni. Parlare subito di tutto quello che non andava aveva cementato il loro rapporto negli anni.
Giulia ad un certo punto si era piacevolmente sentita come sua sorella, in grado di fare funzionare un rapporto, di dire: sì è quello giusto.
Quando Alessio, dopo 8 anni, le disse, tramite messaggio, che sarebbe stato peggio se fossero restati ancora insieme – contorto come una donna ma vigliacco come un uomo, pensò immediatamente Giulia – la prima cosa che a lei venne in mente fu che quel giorno, il giorno in cui le sue certezze si erano sbriciolate, era il compleanno di sua sorella.
Quello stronzo avrebbe potuto aspettare un giorno o due, che lei non avrebbe tirato fuori quella cosa stupida (perchè era stupida alla fine) delle coincidenze che ci parlano.

La cosa si trascinava da quasi due mesi, Giulia troppo concentrata sui suoi racconti che non riusciva a finire per accorgersi che qualcosa non andava. La loro storia si stava spegnendo e nessuno dei due aveva la forza (o la volontà?) per alimentare la fiamma.
Alessio si era iscritto a difesa personale, per il fisico, disse. Tre giorni a settimana. Invece erano due. Il terzo giorno si sbatteva una che aveva conosciuto per caso a una festa cui Giulia non aveva voluto andare.
La cosa che deluse Giulia, e superò anche l’incazzatura, fu scoprire che Alessio era stato capace di mentirle, di usare le stesse bugie che la sua precedente ragazza, che lo aveva cornificato per anni, aveva usato contro di lui. La deluse essersi fidata.
Giulia avrebbe potuto perdonare quel tradimento, conosceva bene se stessa e le debolezze umane per averle descritte tante, troppe volte, nei suoi racconti. Ma non avrebbe mai più guardato Alessio fidandosi delle sue parole. Gli occhi di Alessio si erano definitivamente spenti.
Giulia aveva un bellissimo primo piano di Alessio in casa sua, e nella sua mente quel primo piano spariva in una dissolvenza incrociata facendo comparire la faccia che ora le stava davanti e la rassicurava sul fatto che lui ci sarebbe sempre stato per lei, in ogni momento.
Giulia non riusciva a credergli, non gli avrebbe creduto mai più.
Mentre ascoltava distratta le spiegazioni imbarazzate che Alessio, dopo una settimana, le riversava addosso mentre passeggiavano nel parco, Giulia sperava che lui si fosse reso conto di quel crollo di fiducia su cui avevano costruito il loro rapporto. Sapeva che non era così.
Le avevano detto che lui aveva cominciato subito a frequentare altre donne, più giovani. Durante una festa, cui lei non era stata comprensibilmente invitata come negli anni scorsi, le dissero che lui si era dileguato senza salutare nessuno dopo avere ricevuto un messaggio dall’ennesima donna conosciuta durante le compulsive navigazioni in rete che seguirono la loro rottura.
E poi altre donne, e altre, e altre. Rapidi schizzi di sperma su reggiseni, perizomi, capelli tinti, labbra troppo gonfie di rossetto. Sperare di tornare giovani, buttando il senso di colpa nel cesto della biancheria sporca. Alessio aveva voltato pagina come un vedovo che si è finalmente liberato di una moglie ingombrante e oppressiva. Giusto lo spazio per un piantino di coccodrillo.
Giulia sapeva che non si sarebbe ripresa più, che, contro ogni sua volotà, avrebbe amato Alessio per tutta la vita. La rabbia però la aiutò finalmente a finire i racconti e consegnarli all’editore prima di pagare la penale. Li aveva riscritti di getto daccapo. Cambiandoli completamente.
Questa sera, mentre Giulia fa passare sulla lingua un nero d’avola stappato mezz’ora prima – unica passione che non era riuscita a condividere con Alessio – si sente una bambina, e pensa un po’ scioccamente a quanto la vita, la sua vita, sia diversa dai bellissimi western che vedeva da bambina a casa dell’amico di suo padre proiettati sul muro del suo grande salone. In quei film erano i buoni a vincere e perdevano i cattivi.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a non come nei western

  1. souffle ha detto:

    @udp: grazie, sono sicuro che dalle pagine della sua storia lei ti ringrazia commossa.

  2. UnoDiPassaggio ha detto:

    Un abbraccio per Giulia, eroina di un post-western dei sentimenti.

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