Apodittici e integrati

Il linguaggio dei pubblicitari è straordinario per la sua sfacciataggine. Non ha paura del ridicolo, perchè lo sfiora senza cadervi, è essenziale, fugge la ridondanza, ha sempre uno scopo preciso (servire il brand), non si perde in chiacchiere e usa senza vergogna i più efficaci artifici retorici. Ringraziamo i pubblicitari perchè sono gli ultimi artisti della parola scritta, gli ultimi difensori delle metafore e delle figure retoriche, i cavalier serventi del luogo comune, che, elevato di dignità, diviene veicolo di trasmissione di messaggi fondamentali per il circolo (e il ricircolo) delle merci. Riportiamo qualche esempio, certi che chi ci legge ne avrà molti altri da segnalare.


Esagerare

Primo comandamento: esagerare. I pubblicitari scoprono la forza del superlativo assoluto.

Petrus, l’amarissimo che fa benissimo. (un tempo almeno era un cicchetto che faceva bene, ora invece devi prendere un Danacol al giorno, prima e dopo i pasti).

Insalatissime Riomare (nella versione triste dei bar, invece, si giustifica l’esorbitante aumento di prezzo di una insalata lievemente più ricca con l’accrescitivo: insalatone).


Pomodorissimo Santarosa. (oltre il normale pomodoro. E che c’è oltre? Non si sa solo un copy lo sa)

L’animo del poeta

I pubblicitari all’occorrenza sfoderano come una durlindana lo spirito poetico.

Muller, fate l’amore con il sapore (che supera la banale rima amore/cuore per collegare il sentimento amoroso alla sensazione papillare scatenata da uno yogurt).

Cinque minuti, solo cinque vedrai/Delle Panatine ti innamorerai (in un messaggio sintetico ed efficace si afferma la brevità di cottura necessaria per la carne impanata e il sentimento amoroso associato alla sensazione papillare scatenata da questo cibo precotto che presto ingurgiteremo).

Che bella novità/Loacker che bontà (associare una cosa nuova alla bontà è sintomo di immediato successo, le cose nuove sono sempre le più buone, direbbe un pubblicitario).

Apodittici

L’apoditticità del linguaggio pubblicitario smonta le obiezioni, la sicumera con cui sono affermate verità quantomeno discutibili lascia sbalorditi ma non sorpresi per la supina accettazione del pubblico.

Dash, più bianco non si può! (l’omissione della comparazione del superlativo relativo – più bianco di chi?/di cosa? – è dimenticata di fronte al tono che non ammette repliche: non si può e basta, piglia e porta a casa).

Noooo, non esiste sporco impossibile! (cosa che chiunque ha avuto macchie imbarazzanti sui vestiti può smentire tranquillamente).

Toyota Yaris, è geniale, dovreste provarla (dopo che ci hanno assicurato la genialità del prodotto, il condizionale ci mette in imbarazzo: dovremmo oppure dobbiamo, altrimenti siamo dei pirla?).

Scavolini, la cucina più amata dagli italiani (nessuno ha mai messo in dubbio simile amore, si suppone corrisposto dai pensili, dai cassetti, dai ripiani e dal forno).

O così, o Pomì (usare una salsa alternativa significherebbe danneggiare irrimediabilmente il ragout).

Dado Knorr, un dado che sa fare il dado (qui siamo all’apoteosi della fuffa, alla grandiosità di un messaggio banale – che altro dovrebbe fare un dado? – che diviene quintessenza della saggezza. Si insinua inoltre che gli altri dadi non sappiano fare il loro mestiere. Altro che pubblicità comparativa. Siamo in pieni anni ’80).

Dai, stappa un Crodino! (inutile chiedere una acqua tonica, un bitter, un chinotto. Inchiodati da quell’imperativo categorico non possiamo fare altro che sorseggiare la nota bibita arancione).

Retorica

L’uso abile delle domande retoriche ci convince che quel prodotto che non avevamo mai sentito nominare ci è ora indispensabile come l’aria che respiriamo.

Sofficini che crocchè. Come facevamo prima? (pericolosissima domanda retorica sgonfiata fortunatamente dalla presenza del simpatico geco Carletto)

Ora c’è Gratì, meglio così, era ora Gratì. (prima ci si scorticava le mani a furia di andare di grattugia, come saranno sopravvissuti i nostri nonni? tanto per usare la retorica pubblicitaria)

Cosa vuoi di più dalla vita? Un lucano. (e molti di noi alludevano a un modello Dolce e Gabbana con coppola e mare azzurro alle spalle, non al popolare amaro)


Metrica

Lavalo con Lip (uso efficace dell’allitterazione della lettera l).

Ava, come lava! (qui si usano efficacemente la vocale a e la consonante v).

Fiesta ti tenta tre volte tanto (efficate allitterazione della consonante t).

Imitazioni

I pubblicitari segnalano anche i comportamenti virtuosi che tutti devono tenere per essere considerati consumatori responsabili, naturalmente adoperando certi prodotti.

Ho fatto l’amore con Control (celeberrimo e molto parodiato slogan che sottende l’imprescindibile uso del suddetto profilattico invece di un altro).

Carlo e Giulia hanno detto no al colesterolo e usano Valsoia (e tu che non lo fai sei destinato a vedere i tuoi valori schizzare come un impiegato pubblico alle 12.30 del venerdì pomeriggio).

Olio Cuore. Mangiar bene per sentirsi in forma (ecco, tu che va avanti a olio d’oliva mi sa che devi farti di nuovo gli esami).

Ancora grazie agli amici pubblicitari, ai tanti copy ogni giorno giocano con la nostra lingua.


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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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7 risposte a Apodittici e integrati

  1. souffle ha detto:

    @Luciano: magnifico! Efficace allitterazione della “p”. 🙂

  2. Luciano ha detto:

    Questa è vecchissima: “Pun pun, appuntamento yes, appuntamento con Punt e Mes”.

  3. souffle ha detto:

    @philippewinter: wow! con la prima sopratutto mi hai fatto tornare indietro di anni. Magnifico!un saluto e grazie per essere passato

  4. philippewinter ha detto:

    vorrei ricordarti, inoltre, che:paolo, 15 anni, è un ragazzo fortunato perchè può dire (…?)e che(mia preferita tra le predilette)più avanti c’è pepsi!;ciao.

  5. souffle ha detto:

    @noodles: mamma mia! lo avevo rimosso. eheh@udp: eh, sì, sono consapevolezze cui si arriva da grandi, rimpiangendo l’innocente infanzia. :)un saluto a tutti e due.

  6. UnoDiPassaggio ha detto:

    Mi ossessionava, quand’ero piccolino, il refrain charleston-style “Falqui, basta la parola”. Ho paura di scoprire il perché, o forse ormai lo so. 🙂

  7. Noodles ha detto:

    e che mi dici di Beltè beltè più buono proprio… non ce n’è?!! -_-“

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