Le cose migliori

Quando era studente gli avevano sempre ripetuto che le cose migliori uno le scrive quando sta male. Non ci aveva mai creduto, stronzate da scuola creativa.

Le cose migliori Etienne le aveva scritte quando stava con Margot. Era così felice di essere amato e di amare quella ragazza dagli occhi puliti e dai seni piccoli e morbidi, che la sua scrittura aveva perso l’opacità degli inizi ed era divenuta brillante, ironica. La serenità della sua vita sentimentale si era tradotta in una scrittura più precisa, scorrevole, vivace. Il lamento di quei primi racconti, di cui in seguito si sarebbe vergognato era stato sostituito dalla gioia degli scritti successivi. Anche quando il soggetto era drammatico, era la scrittura di Etienne ad essere gioiosa, libera, serena.
Ora che Margot aveva abbandonato il piccolo appartamento in Rue Le Goff, Etienne sentiva scivolare di nuovo la sua scrittura verso la rabbia, la confusione.
No, le cose migliori si scrivono quando si sta bene, quando si è sereni. L’artista maledetto? Stronzate.
Il sole pallido di Parigi aveva già raggiunto il balcone dell’appartamento di Etienne. La casa in quella zona meravigliosa era dono di sua nonna, ci aveva vissuto fino a che non era morta e le stanze avevano conservato il suo odore, Etienne ne era contento.
Era il momento di uscire, a fare uno dei suoi soliti giri. Aveva trovato un posto al liceo Henri IV, accettato per la comodità di averlo vicino casa. Margot diceva che lui era pigro, ma Etienne ribatteva che era solo una questione di partenza: faticava solo ad accendersi, ma poi marciava veloce. Teneva anche un corso serale alla Sorbona, due volte alla settimana, in cui insegnava come non diventare scrittori, scoraggiando i suoi allievi, punendoli, forzandoli a capire se veramente volevano fare quella vita di merda o impiegarsi in banca e stare tranquilli. Lui consigliava sempre l’impiego in banca.
Scrivere è come essere innamorati, ripeteva. Quasi sempre non si è corrisposti, ma non puoi smettere di amare. Insomma, ragazzi, è un cazzo di inferno.
In quei momenti pensava intensamente a Margot, gli uomini con cui era stata nell’ultimo periodo della loro relazione, agli uomini con cui andrà dopo, quel piccolo insignificante studente che la faceva sentire di nuovo giovane, come se le rughe potessero essere cancellate da un cazzo di 25 anni.
Etienne aveva raggiunto boulevard Saint-Michel, si era fermato nella solita boulangerie aperta la domenica (meno buona di quella che frequentava durante la settimana) e camminava svelto, come suo solito, verso i Jardin du Luxembourg, dove ogni domenica faceva lunghe passeggiate e finiva a leggere seduto su una panchina. Solo due mesi prima lo faceva con Margot. Lui pensoso su un saggio, lei immersa in un romanzo, ogni stagione dell’anno un romanziere diverso. Questo è il periodo Coe, poi, no, Coe ha fatto il suo tempo vuoi mettere Palahniuk; poi Chuck veniva abbandonato per sempre in favore di Kureishi, poi anche il pakistano cedeva il posto a Borroughs, che sarebbe stato abbandonato per il prossimo.
Etienne avrebbe dovuto comprendere l’inquietudine di Margot e forse non l’avrebbe perduta.
Mentre evitava i turisti spostandosi verso la parte dei giardini di scarso interesse per gli stranieri, si sorprendeva di come lui, non parigino, avesse preso l’abitudine di quasi tutti gli abitanti della città di muoversi solo nel proprio quartiere.
Sedette su una panchina mentre il sole di quella mattina cercava di raggiungerlo con i deboli e luminosi raggi con cui bagna Parigi a primavera, illudendo che sia cambiata la stagione, mentre è ancora inverno.
La panchina era fredda, ma è così che piaceva a Etienne. Aprì il suo libro, era un saggio. Si intitolava “Le cose migliori le scrivi quando sei felice”.


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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a Le cose migliori

  1. souffle ha detto:

    @F.: grazie, sapevo avresti apprezzato i riferimenti. Un abbraccio fortissimo!

  2. F. ha detto:

    Leggerti è sempre bello. Oggi un sorriso in più per i luoghi. Un abbraccio forte. F.

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