Il primo giorno d’inverno

L’omofobia esiste ancora, non se ne andrà via soltanto perchè i gay hanno cominciato a sposarsi.

[I Festival gay] dovrebbero aprirsi di più, anche all’omofobia. Perchè non dovrebbero programmare film omofobici?

Bruce LaBruce

A Milano, il film di Mirko Locatelli Il primo giorno d’inverno è stato smontato dopo 5 giorni. Era in programmazione al cinema Palestrina, una sala d’essai. Al suo posto il cineforum, protagonista il rarissimo film di Woody Allen, Vicky Cristina Barcelona.
Il cinema Mexico lo ha programmato per 3 sere, alle 22.00.

Il primo giorno d’inverno non è un film sull’omofobia e sul bullismo, è un film ANCHE sull’omofobia e sul bullismo.

A Locatelli interessa lavorare sopratutto sui codici linguistici degli adolescenti, sul linguaggio verbale e sopratutto su quello del corpo (il corpo, una vera ossessione per gli infradiciottenni).
Valerio è un adolescente introverso, chiuso, povero, gracile, fisicamente non attraente, senza una figura paterna di riferimento, incatenato alla provincia della bassa padana, che attraversa su un motorino scassato, libertà e necessità. Sogna un paio di scarpe di marca e uno scooter che non lo lasci in mezzo a una strada. Fuori dalla Norma(lità), percepito naturalmente come diverso da alcuni compagni (ehi frocio!).
Usare qui la parola “frocio” non significa necessariamente pensare che l’altro lo sia, di certo è attribuire al termine significato spregiativo. Sei diverso, sei malato, fai schifo.
“Frocio” diventa arma di ricatto, segno di vergogna da disegnare sui banchi o scrivere sui muri. Frocio come condanna.
La Norma(lità) stringe nella sua morsa omologatrice chi è diverso e l’unico modo che egli crede di avere per sopravvivere è usare gli stessi codici tribali dei suoi aguzzini. La vittima che diviene carnefice, spogliandosi della sua “diversità”, scoprendo quella altrui e ricoprendo il ruolo assegnatoli dal gioco tribale. Ma il gioco chiaramente non funziona, si finisce, vinti, nel fango, a chiedere aiuto.
Un film emotivamente forte, che si nutre della ripetizione di piccoli, forti gesti quotidiani illividiti dalla bella fotografia di Ugo Carlevaro.
Il regista non prende scorciatoie visive, si nutre del non detto e sconvolge emotivamente lo spettatore con uno sguardo freddo come i silenzi della campagna cremonese.
Il film, importante e da difendere, sconta purtroppo una recitazione da dimenticare. Se si pensa agli attori adolescenti europei, ci si domanda come non sia possibile trovarne altrettanti in Italia.


Dice il severo Mazzarella del Corriere: L’insicurezza dell’adolescenza da un’angolazione che non dà sicurezze e riflette sulla sopraffazione come pratica normativa. Con toni d’acchito olmiani/dardenniani che sanno poi svincolarsi dai modelli. Una piccola, aspra sorpresa.


Aggiunge Sollazzo del Sole24Ore, Parla di bullismo il cineasta, lo innesta nella realtà adolescenziale – scuola e piscina – e la innaffia con un’omofobia definibile latente (soprattutto tra i ragazzi e in provincia) solo da chi rimane chiuso nelle proprie stanze e non vive il mondo reale.

Di seguito il video tratto da Bonsai.tv in cui il regista Locatelli parla delle ricerche per il film e della omofobia degli adolescenti.


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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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10 risposte a Il primo giorno d’inverno

  1. souffle ha detto:

    @Conte: non mi sento di condividere questo tuo giudizio così pesante. Un saluto.

  2. Conte Nebbia ha detto:

    Il film più brutto, presuntuoso ed irritante visto negli ultimi dieci anni…Non è di questo pseudo-autoriale, autoreferenziale, cinema programamticamente cialtrone che abbiam bisogno. Scusa ma questo film è diventato per me sinonimo del “Peggio”

  3. souffle ha detto:

    @udp: eh, questi veneti! (a proposito: quando vieni a MI? O devo venire io?).un saluto e grazie di essere passato.

  4. UnoDiPassaggio ha detto:

    Io son convinto che lo recupererò a giugno, così come è successo per Cover Boy. Qui a Padova, devo ammetterlo, conoscono l’arte di ripescare roba dimenticata/mal distribuita quando meno te l’aspetti.

  5. souffle ha detto:

    @Alp: eheh, potrebbe essere…un saluto.

  6. alp ha detto:

    Spero che non lo ritirino fuori chesso’, il 27 luglio

  7. souffle ha detto:

    @noodles: io non l’ho mai visto quel programma ma possi immaginare.Speriamo che la pellicola trovi una distribuzione presto in altre sale italiane.Ma nemmeno a Milano il film è stato fortunato…un saluto.

  8. Noodles ha detto:

    Di questo film parlavano bene anche quelli di cinematografo domenica scorsa (“l’unico programma di cinema in tv” sic! che mi chiedo ancora perchè diavolo lo guardo). Mi avevano messo una certa curiosità, devo dire.ovviamente qui a Napoli nn c’è neanche arrivato.

  9. souffle ha detto:

    @Franca: nemmeno a Milano le cose sono state facili per chi doveva vedere il film. Al Mexico solo per 3 sere alla settimana e in orario notturno…Su Mare Nero non ti saprei dire nulla, perchè non lo ho visto.Un saluto

  10. Franca Maenza ha detto:

    Sarebbe una buona cosa..riuscire a.. vederlo!Ma come per certa letteratura(Cristo si è fermato a Eboli),le vie della distribuzione, si fermano a Roma.Per noi,condannati a latitudini “diverse”,sembra non esserci speranza.Non ultimo, leggevo su Cinebblogers connection di Mare Nero.Fatemi un riassuntino. :)Franca

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