Brevi da Cannes e dintorni

In assenza di cineblogger più qualificati, tocca a noi che non capiamo nulla di cinema, dirvi due parole sui film che ci è capitato di vedere alla rassegna di Cannes (e dintorni) a Milano.
Ma prima alcune notazioni di colore, così il caporedattore spettacoli è contento.
1. Non è vero che i cinefili al cinema sono più educati del pubblico “normale”, parlano durante i film, mangiano popcorn durante scene strazianti, comunicano fondamentali notizie parlando al cellulare, spesso sono distratti. Insomma come un pubblico tradizionale.
2. La sigla della rassegna, girata nello squallore di piazzale cadorna a Milano è banale, brutta e stereotipata – ragazzo e ragazza, seduti, lei scrive su un blocco (naturalmente, è una donna), lui giochicchia con il cellulare (ovvio, è un uomo).
3. Viceversa sono divertenti le intro della società francese che si è occupata della sottotitolazione (in francese ovviamente) a Cannes. Uno spot per esaltare la bellezza della versione originale. A quando in Italia?
4. Si può portare in sala una heinken da 66 cl e sbevazzarsela allegramente.
5. Più sale l’età del pubblico meno uomini si vedono in sala.
6. La maggior parte delle persone non legge le sinossi, vanno a vedere film a caso, probabilmente per avere il piacere di lamentarsi dopo.

Ma veniamo alle brevi sui film.

Filth And Wisdom di Madonna (Dintorni) – UK

Non è brutto come vuole un pregiudizio, che è sopratutto verso la cantante e quello che sappresenta. I contenuti sono da baci Perugina, e all’ennesima sentenza sputata da Eugene Hutz ti verrebbe voglia di praticare su di lui le fantasie sessuali con le quali intrattiene i suoi clienti, ma visivamente e musicalmente si tentano delle sperimentazioni e si parla di perversioni sessuali senza alcun tipo di moralismo peloso o imbarazzo da cortile.

J’ai tué ma mère di Xavier Dolan (Quinzaine des Réalisateurs) – Canada

Il vincitore della Quinzaine ha 20 anni, e probabilmente molti lo ricordano attore nel recente Martyrs. Sì ha diretto un film, il nostro Xavier, coronando il suo sogno di filmare quello che molti ragazzi gay hanno solo raccontato nella loro testa sul rapporto, come si sa, controverso e conflittuale che ogni maschio gay adolescente ha con sua madre, specie se lui la considera sciatta, volgare e senza il minimo gusto. Cinema verboso come solo quello francofono sa essere e perciò cinema che a noi piace moltissimo. In più Xavier, cui perdoniamo le molte ingenuità dovute alla prima regia e alla esuberanza adolescenziale, ha un certo sguardo, e il film ha una carica emotiva che lo sorregge laddove sta per crollare. Di sicuro si può dire ai giovani registi italiani, vedetelo e vergonatevi (Oreste De Fornari, cit.).

Un Prophète di Jacques Audiard (Selezione ufficiale) – Francia – Gran premio della Giuria

Un ottimo film. Audiard (Tutti i battiti del mio cuore, Sulle mie labbra), secco, teso, asciutto, potente è cinema delle viscere, camera addosso ai corpi, alle facce, carcere scuola di (nuova vita) ma sopratutto metafora di una società (del crimine) multietnica in cui la vecchia guardia corsa cede il passo all’arabo invasore. Più che un film carcerario la presa d’atto della fine di un mondo, i nuovi padrini hanno la pelle scura. Filosofia di grana grossa ma di straordinario impatto.

Daniel Y Ana di Michel Franco (Quinzaine des Réalisateurs) – Messico

Una storia vera. Fratello e sorella di una famiglia ricca di Città del Messico vengono rapiti e sotto minaccia sono costretti a scopare davanti a una videocamera, alimentando il mercato dei video porno clandestini. L’episodio pian piano superato da lei, in procinto di sposarsi – matrimonio liberazione e fuga dalla famiglia – stravolge la vita del 16enne Daniel, facendo affiorare quel desiderio di incesto, sogno erotico sottopelle. Franco lascia la tensione in superficie, si affida al non detto, rifugge le scene madri e il compiacimento emotivo rendendo decisamente dura la pellicola per uno spettatore senza vie di fuga. Scena da ricordare: Daniel che al matrimonio della sorella va in bagno e sborra nel cocktail del cognato. Il massimo della vendetta secondo i codici di un adolescente etero.

Humpday di Lynn Sheldon (Quinzaine des Réalisateurs) – Stati Uniti

E veniamo alla degna conclusione di questa tornata cannense. Humpday, per chi non lo sa, è il giorno del porno. E Ben è il bravo ragazzo che ha sposato una brava moglie, hanno comprato una casa, progettano di fare figli e scopano senza guanto durante l’ovulazione.
Arriva Andrew, vecchio compagno di college di Ben un Kerouac dei poveri, donne, alcol, esistenzialismo, fancazzismo e spinelli. I due sono molto felici di vedersi, ehi fratello, ehi amico, cazzo quanto tempo, e una pacca, e un abbraccio e una pacca, e un abbraccio. Ma baciatevi, porca troia e facciamola finita!
Sisi, stai quanto vuoi a casa nostra fratello.
Andy rimorchia una fica (poi lesbica) e invita Ben nell’appartamento di lei. Sbevazzano e salta fuori l’idea di fare un porno gay per il Festival Humpday. Due maschi etero che scopano! WOW! Una cosa artistica.
Lynn Sheldon è una donna e ci sguazza nel prendere in giro tutte le paure dei maschi eterosessuali di fronte al desiderio omosessuale. E fa un film molto divertente assecondata da un cast in palla. Chi cazzo se lo scoperebbe Ben, che va in giro con la maglietta zozza e bucata sotto l’ascella, con la stessa tranquilla sciatteria da maschietto etero ammogliato?

E finalmente vediamo girata la famosca scena delle due lesbiche e del maschio etero che vi si butta in mezzo. Niente da fare, lui tocca per sbaglio un dildo, capisce che loro vogliono solo i preliminari da lui, ma il cazzo che entrerà nella figa sarà quello di gomma. Lui si stranisce e va via, comprendendo che forse con le lesbiche non è storia.
A me ha ricordato i gay chicken movie, quei porno dove due ragazzi che si dichiarano absolutely straight finiscono per sfidarsi a farsi cose gay, e poi finiscono per… beh, lo potete immaginare. O vedere…

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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11 risposte a Brevi da Cannes e dintorni

  1. souffle ha detto:

    @noodles: sei sempre gentile, noodles. Qui a Milano in originale era solo nel piccolo cinema Centrale. Un po' vergognoso nella città che si fa vanto di essere multi etnica e multi linguistica.Un saluto.

  2. Noodles ha detto:

    splendida la recensione sul film di Audiard. Poche parole ma tutte perfette, caro souffle. Film potente e di grande impatto con almeno due sequenze da restare schiacciati sulla sedia (lametta e macchina). E non è film che può essere visto doppiato!

  3. william dollace ha detto:

    molto vero. purtroppo. ciao

  4. souffle ha detto:

    Grazie per le tue note, fa piacere che anche tu abbia notato alcune cose che ho notato anche io.Che si continui a perpetuare lo stereotipo per cui l'adolescente maschio gioca con la PSP mentre la sua ragazza scrive su un blocco (= donne intellettuali, maschi un po' meno) non fa piacere.Anche se, a vedere le statistiche degli acquirenti di libri e dei lettori, occorre dire che sono molte più le donne a leggere degli uomini.E in treno capita più spesso di vedere una donna che scrive o legge che un uomo (a meno che lui non lo faccia per lavoro, tipo rivedere dei conti, scrivere una relazione o leggere un manuale tecnico).un saluto.

  5. will ha detto:

    Cannes a Milano, mai vista io però qualche commento anche alle note di colore."1. Non è vero che i cinefili al cinema sono più educati del pubblico "normale", parlano durante i film, mangiano popcorn durante scene strazianti, comunicano fondamentali notizie parlando al cellulare, spesso sono distratti. Insomma come un pubblico tradizionale."vero, anzi a volte anche il contrario, ma magari non erano cinefili, come li distingui?"2. La sigla della rassegna, girata nello squallore di piazzale cadorna a Milano è banale, brutta e stereotipata – ragazzo e ragazza, seduti, lei scrive su un blocco (naturalmente, è una donna), lui giochicchia con il cellulare (ovvio, è un uomo)."allora io sono sicuramente una donna."3. Viceversa sono divertenti le intro della società francese che si è occupata della sottotitolazione (in francese ovviamente) a Cannes. Uno spot per esaltare la bellezza della versione originale. A quando in Italia?"mamma mia. che bellezza la Francia però. "5. Più sale l'età del pubblico meno uomini si vedono in sala."succede sempre, anche io l'ho notato."6. La maggior parte delle persone non legge le sinossi, vanno a vedere film a caso, probabilmente per avere il piacere di lamentarsi dopo"io leggo solo il nome del regista spesso."Un ottimo film. Audiard (Tutti i battiti del mio cuore, Sulle mie labbra), secco, teso, asciutto, potente è cinema delle viscere, camera addosso ai corpi"secco teso e asciuttissimo sì, a volte mi ha ricordato Gomorra ma questo è molto meglio.

  6. will ha detto:

    Cannes a Milano, mai vista io però qualche commento anche alle note di colore."1. Non è vero che i cinefili al cinema sono più educati del pubblico "normale", parlano durante i film, mangiano popcorn durante scene strazianti, comunicano fondamentali notizie parlando al cellulare, spesso sono distratti. Insomma come un pubblico tradizionale."vero, anzi a volte anche il contrario, ma magari non erano cinefili, come li distingui?"2. La sigla della rassegna, girata nello squallore di piazzale cadorna a Milano è banale, brutta e stereotipata – ragazzo e ragazza, seduti, lei scrive su un blocco (naturalmente, è una donna), lui giochicchia con il cellulare (ovvio, è un uomo)."allora io sono sicuramente una donna."3. Viceversa sono divertenti le intro della società francese che si è occupata della sottotitolazione (in francese ovviamente) a Cannes. Uno spot per esaltare la bellezza della versione originale. A quando in Italia?"mamma mia. che bellezza la Francia però. "5. Più sale l'età del pubblico meno uomini si vedono in sala."succede sempre, anche io l'ho notato."6. La maggior parte delle persone non legge le sinossi, vanno a vedere film a caso, probabilmente per avere il piacere di lamentarsi dopo"io leggo solo il nome del regista spesso."Un ottimo film. Audiard (Tutti i battiti del mio cuore, Sulle mie labbra), secco, teso, asciutto, potente è cinema delle viscere, camera addosso ai corpi"secco teso e asciuttissimo sì, a volte mi ha ricordato Gomorra ma questo è molto meglio.

  7. souffle ha detto:

    @christian: ciao e scusa se non mi sono fatto sentire per vedere magari qualche film insieme, ho deciso un po' all'ultimo l'ordine delle visioni. Mi fa piacere che sei riuscito a vedere anche tu i film che ho segnalato. Aggiungo che anche a me l'elemento soprannaturale è parso un po' fuori luogo e tono.@noodles: beh, diciamo che sono vicino all'opinione di Udp. Il film di zia Maddy non è brutto ma nemmeno bello. Però io direi che ha delle cose interessanti. A Milano è uscito in sala venerdì, penso che esca presto anche dalle tue parti.Un saluto a tutti e due e grazie del vostro commento.

  8. Noodles ha detto:

    oh cacchio dopo una stroncatura (da un blogger che cmq la ama come musicista) leggo qui che il film di zia maddy non è così male dunque?? arriverà anche qua ? chissà. speriamo nel traino della signora ciccone. In effetti Madonna col cine non è che abbia mai avuto quest'idillio così profondo… specie se paragonato all'impero che dirige musicalmente.

  9. Christian ha detto:

    Hai segnalato praticamente i film più interessanti (finora) della rassegna, a cui aggiungerei l'iraniano "No one knows about persian cats". Sono complessivamente d'accordo con tutto quello che hai scritto, aggiungo solo (come ho anche commentato su "Cinema da denuncia") che in "Un prophète" ho trovato un po' fuori posto l'elemento soprannaturale.Ciao!

  10. souffle ha detto:

    @UdP: è vero, ma la bonomia mi pare scelta obbligata perchè non scatti l'equazione bigotta fantasia sessuale = malattia/perversione.Cosa che alla fine pensa la maggioranza delle persone, quelli che… vestivamo alla missionaria.Heneke sarà proiettato lunedì.Un saluto.

  11. UnoDiPassaggio ha detto:

    Sul film di Madonna sono abbastanza d'accordo. Non è brutto però, ecco, non è neanche bello (e la messa in scena delle perversioni mi pare intrisa di troppa bonomia). Ha comunque di positivo l'assoluta mancanza di presunzione. Eugene Hutz, quando non ne puoi più, mandalo pure da me. ;-)Ma…Haneke?

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