Questione di target solo di target

Nell’annoso dibattito sulla critica cinematografica dei blogger vs critica istituzionale (quotidianisti, essenzialmente) si è sempre concentrata l’attenzione sul linguaggio: da un lato quello gossiparo e approssimativo dei quotidianisti, dall’altro l’entusiasmo sincero dei blog di cinema, professionali, semiprofessionali, amatoriali.
Tralasciando lo spessore “critico” dei contendenti, penso sia ungualmente interessante occuparsi dei contenuti (non come sono scritti ma come sono scelti) e quindi essenzialmente di target.

Il fenomeno dei blog di cinema nasce per aggregazione di menti brillanti e solitarie, non con un preciso intento di “politica cinematografica”. In questo senso le parole che disse il cineblogger Ohdaesu durante il convegno sui cineblog posero una giusta, anche se cinica e bara, pietra tombale su qualsiasi tentativo di “fare gruppo”. Il fenomeno dei cineblogger nasce per spontanea aggregazione e non è mai stato coeso o coerente di intenti. Come del resto tutti i fenomeni (dagli Impressionisti alla Beat generation alla Nouvelle vague).
Analogamente alla critica specializzata, simpatie e antipatie sono presenti anche nella critica sui blog.

Il fenomeno essenzialmente si è coagulato intorno a un gruppo di ragazzi nati all’inizio degli anni ’80, amanti del cinema orientale, anglofoni, desiderosi di usare nuove piattaforme per, finalmente, liberamente esprimersi sul cinema che amavano e di cui non trovavano traccia altrove.
Poi sono arrivati tutti gli altri. E con loro, l’audience, i visitatori unici, i contatti, le pagine scaricate, la possibilità di fare e farsi pubblicità, l’ingresso nel mondo del lavoro vero. La maturità, la crescita, l’abbandono.

Target e film

L’allargamento della critica cinematografica o della semplice informazione cinematografica, aveva fatto sperare in un allargamento di contenuti. In poche parole, si sperava che su oltre 50 blog italiani di cinema, ce ne fossero diversi che non parlassero di Transformers o de Il cavaliere oscuro, o di Wall-E o, in genere, di cinema mainstream.
E che contemporneamente alcuni blog uscissero dalla tomba della critica-fanzine, peraltro orientata quasi esclusivamente su vecchio horror, poliziottesco italico, cinema sexy anni ’70, o cinema classico, intendendo per classico, tutto quel cinema storicizzato da docenti di cinema o recuperato nuovi rivoluzionari critici. Tutto cinema del passato, chiusi nel mausoleo a rivedere videocassette trasformati in Vincent Price. Ma è giovane chi vive il suo tempo.

I blogger di cinema si sono (ri)trovati anche come preferenze, al di là della necessità per i blog “professionali” di parlare di tutti i film in sala (o quasi).

La critica sui blog è divenuta (è sempre stata?) anche manifestazione del proprio gusto personale (e in effetti la critica, come esercizio, anche polemico, di scelta lo è: la storia della critica letteraria insegna), a volte mascherato sotto un linguaggio da manuale. Alla fine il recensore meno ambiguo è quello che rende un sevizio migliore all’informazione cinematografica: se un blogger ama il cinema muscolare e fascista e odia il cinema “da femminucce”, è più utile che lo ammetta sinceramente senza ambiguamente nascondersi tra le pagine di Deleuze. Il suo target sa così che cosa aspettarsi.

I blog di maggiore successo sono quelli, per loro fortuna, in linea con un target amplissimo. Cioè il blogger scopre che i suoi gusti sono anche quelli di tanti altri amanti del cinema come lui.

Violetta Bellocchio descrisse, tra il serio e il faceto, i cineblogger come “bianchi, giovani, maschi, eterosessuali”.
Se si scorre la lista dei film recensiti nei blog di cinema tale definizione si può ricavare agevolmente.
Nessuno naturalmente rimprovera ai blogger di cinema di essere quello che sono. Si segnala semplicemente un dato di fatto che incide chiaramente sulla completezza e sulla varietà dell’informazione.

Peraltro la Bellocchio ha dimostrato come una donna possa parlare (e bene) di cinema, persino nel tempio rozzo e becero di Rolling Stone Italia, senza diventare un maschio con le tette, come sono molte donne che scrivono di cinema.

Anche qui è questione di target: se si scrivono recensioni troppo “femminili” i contatti saranno inferiori. Quindi, ci si adatta. E si finisce come Liz Lemon nel locale di spogliarelli insieme ai colleghi.

A questo proposito, una tipologia di cinema che non trova spazio nei blog amatoriali è quello gay. Chi non abitasse in una grande città e volesse un resoconto del cinema gay in uscita o in video o reperito abroad e prontamente recensito (primo!), farebbe fatica a trovare qualcosa di serio, salvo precipitare nei siti istituzionali (gay.it o gay.tv) dove però troverebbe recensioni alla Vanity Fair.
Questa è una scelta della critica dettata sia dal target che si intende raggiungere sia dal gusto personale del critico. Il gusto ritorna. Tre esempi.

Un blogger recensisce Paranoid Park in modo entusiasta, ma sente la necessità di concludere: “Però Gus Van Sant rimane un frocio che odia le donne”. Cioè, il film mi è piaciuto, lo ammetto a denti stretti, però, cazzo lui è un frocio. Una frase di estremo interesse per chi voglia capire tutto di quel blog e di cosa vi troverà dentro.

In un blog di grande successo un ragazzo commenta la rece di Milk dicendo di essere stato “letteralmente trascinato dalla mia donna a vedere il film”. Anche qui, non ci sono commenti, la frase è stupenda, molto interessante e completa per definire una parte del target di riferimento di quel blog.

Un altro blogger, quello che simpaticamente chiamo Il Farinotti della connection (e mi sa che alla fine ne è contento), ha seri problemi con i film a tematica gay. Deve vederli per dovere professionale ed è una sofferenza ogni volta. Recensendo The History Boys, scritto egregiamente da Alan Bennett, il blogger si augurava che il film sparisse nelle profondità dell’Inferno per non fare ritorno. Addirittura? Motivo? La pessima recitazione? Le inquadrature approssimative? No, il fatto che raccontasse di un prof. 60enne che palpeggiava gli allievi maschi 18enni. E tralasciamo cosa scrisse di Shortbus. La posizione che questo critico ha su quel tipo di cinema trova riscontro non solo nei suoi gusti ma anche in quelli di un certo suo target alla canottieri Roma.
Quella recensione mi diede un moto di nostalgia, mi sembrò di essere tornati ai tempi in cui Avvenire e l’Osservatore romano tuonavano contro i film di Pasolini. 35 anni e non sentirli.

Questi noiosi esempi per dire che, in fondo, i blogger e la critica istituzionale condividono l’attenzione (consapevole o meno, maliziosa o meno) per il target e la scelta di campo cinematografica. Di certi film non si parla, semplicemente perchè non (mi) interessano.

(Il discorso che qui non si apre, ma lo si accenna perchè coinvolge anche il target è il seguente: per parlare di un certo tipo di cinema occorre avere certi orientamenti di genere o di sesso? E se un critico parla spesso di certi film/registi/canzoni/libri automaticamente ne deduciamo le sue preferenze sessuali? – E se è così, ad esempio, la recensione di un film nerd scritta da un nerd ha maggiore valore di quella scritta da un altro critico?)

La redazione di Sentieri Selvaggi mi disse che non avevano “coperto” il festival GLBT di Torino perchè non li avevano chiamati (?? sanno che si può avere quella cosa chiamata accredito?) e poi perchè è anche una questione di scelte (ecco, ora ci siamo). Quel Festival è uno dei più antichi in Italia e uno dei più importanti al mondo… Però agli autori e al target di Sentieri Selvaggi non interessa. Una scelta legittima che andrebbe esplicitata.

ITASA, uno dei due siti importanti di sottotitoli italiani, che sottotitola egregiamente tutte, ma dico: tutte le serie tv, non solo americane, anche quelle di livello medio o medio-basso, non ha mai sottotitolato una delle serie di maggiore successo di pubblico e critica in USA (5 stagioni): Queer as folk, della quale in Italia ha parlato (bene) un unico critico: Pier Maria Bocchi. Anche qui per carenza di interesse dei traduttori e, si suppone, del target del sito. Scelte. Target. Interesse.

Le scelte della critica in rete tagliano fuori anche altro cinema. Il cinema femminile (quello scritto e diretto da donne, non necessariamente il “film per donne”, ma nemmeno il film per “bro”), il cinema francese (sia quello di parola sia quello di genere) – Ozon, Lifshitz, Gondry, Marchal Audiard – il cinema di parola e quello sulla famiglia destrutturata americano (Mamet, Baumbach, Polley, Solondz ecc.). Scelte, target, interesse.

Mi pare che solo Gli Spietati offra un ventaglio di copertura assai vasto, rispondendo a un target variegato. Vi si trova la recensione di Transformers ma anche lo speciale su Lifshitz, i resoconti della rassegna toscana di cinema orientale e lo speciale su Ozon. Il cinema dei robottoni e quello familiare. Ogni persona trova il film che gli interessa e ha occasione di leggere anche di un cinema lontano da lui. Questo perchè i collaboratori della rivista sono di gusti assai differenti tra di loro.

La critica e l’informazione cinematografica in rete è meno paludata e più libera, più divertente e più fresca, ma spesso condivide con quella istituzionale una certa sensibilità mainstream, anche quando è “di nicchia”, perchè si tratta di una nicchia comunque mainstream. Di I love radio rock ne ha parlato anche Mereghetti cioè il Corriere. Le recensioni sui blog sono più divertenti e interessanti, ma qui, come detto in premessa, non si discute di qualità della critica ma di oggetto della critica.

Ad esempio, il discorso sul cinema orientale sarebbe stato più completo se accanto ai tanti registi di Hong Kong di cui si è parlato, si fosse incluso anche Stanley Kwan (Women, Rouge, Center Stage, Red Rose Withe Rose, Everlasting Regret) autore di spettacolari pellicole di straordinario impatto visivo. E Kwan è del 1956, mica è un vecchio.

Una informazione su Internet che parla tutta degli stessi film, degli stessi libri, degli stessi dischi, è una informazione più povera, a prescindere dalla indubbia qualità di molti blog di cinema e dalla qualità dei film recensiti e raccontati.
E finisce per assomigliare sempre di più alla informazione istituzionale che proviene dai media tradizionali: solo, lievemente più di nicchia.

(C) per i disegni di gapingvoid.com

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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18 risposte a Questione di target solo di target

  1. Alberto Di Felice ha detto:

    Luciano: Non c'è da scusarsi, ovviamente, per carità, e grazie ancora per le tue parole; ho solo preferito precisare perché il mio tono, come spesso purtroppo mi capita, era stato un po' avventato e pesante.

  2. Luciano ha detto:

    Alberto: Infatti non ho mai pensato che tu ti riferissi a me e mi scuso per averti nominato, ma volevo esprimere un commento che tenesse conto sia del problema posto da Souffle, sia dei commenti (tutti molto interessanti). Anche per me vale la tua precisazione in quanto rispetto il tuo punto di vista e provo per te una grande stima. Inoltre le "differenze" di opinioni e di gusti sono per me una necessità, perché è la conoscenza di "mondi" diversi dal nostro che ci permette di arricchirci. Ti ringrazio per le tue belle parole e ovviamente anch'io sono grato che esista un blogger capace come te da cui c'è tanto da apprendere.

  3. Alberto Di Felice ha detto:

    Luciano: Preciso solo, perché nel tuo caso è importante precisarlo, che il riferimento a Deleuze non era riferimento o attacco diretto a te. Ne abbiamo già discusso, non voglio rifarlo qui, e le nostre posizioni cominciano ad essere spero abbastanza chiare l'uno rispetto all'altro. Io nutro molto rispetto per te, perché sei un blogger di rara gentilezza ed apertura al dialogo; appunto per questo non ti ho mai nascosto che l'impianto teorico del quale ti alimenti mi desta le fondamentali ed insormontabili perplessità che sai. Ciononostante, sono grato che tu in quanto persona con le tue capacità personali ci sia.

  4. souffle ha detto:

    @Luciano: grazie per il tuo prezioso contributo, mi fa piacere che abbia voluto condividere qui il tuo pensiero.Sono decisamente d'accordo con te sul fatto che un film tira fuori il nostro modo di essere.E probabilmente per questo che poi ognuno di noi ha film diversi cui è "affezionato" o "legato", perchè quei film gli hanno rivelato la sua essenza, hanno detto "chi sei".E mi rendo conto quindi che questo porta a vedere o ad essere interessati a film diversi, perchè siamo tutti differenti e chi è più differente degli altri, se mi passi il termine, si trova ancora più solo. :)Forse dovremmo tutti – me compreso – esplorare di più un cinema lontano da noi per capire cosa c'è d'altro intorno.Quanto al tuo bell'auspicio del finale, credo che forse, in altre forme i cineblogger sopravviveranno, ma non saranno gli stessi che abbiamo letto finora.Come dice Kirk in Star Trek II, Galoppare nelle galassie è per le persone giovani, e scrivere di cinema su un blog è per cinefili giovani con una gestione del tempo diversa dalla nostra.Questo è un grosso limite, perchè l'essere "giovani" porta a vedere inevitabilmente solo certi film, trascurandone altri perchè "da vecchi".In questo senso lamentavo la mancanza di polifonia.I nuovi cineblogger, nati negli anni '90 o fine anni '80, sostituiranno gli oramai 30enni cineblogger portandosi dietro l'amore per il cinema senz'altro ma uno sguardo solo per certo cinema, che colpisce loro in quanto giovani.Resisteranno forse alcuni "vecchi" cinefili, ma chi li leggerà?Un saluto e ancora grazie per il tuo prezioso intervento.

  5. Luciano ha detto:

    Ho letto con attenzione questo tuo notevole post che induce a riflettere e ad esprimere la propria opinione, magari anche trasferendo pensieri e idee che non avremmo voluto (per pigrizia o rassegnazione) rendere pubbliche. Semplifico il mio ragionamento dicendo che sono d’accordo con Pickpocket. Sinceramente non ho mai pensato ad un target e personalmente sono consapevole che i miei post non incontrano un "incondizionato consenso". Li scrivo perché mi diverto, perché ritengo che il cinema non sia solo una storia, ma contenga molto di più: soprattutto emozioni, ricordi e (perché no?) letture di qualsiasi tipo, anche di filosofia, semiologia, letterature, ecc, compreso anche Deleuze, che a differenza di Alberto, e lui sa già come la penso, non ritengo uno che abbia scritto “somme cazzate”. Insomma la visione di un film è molto di più di un racconto, è qualcosa che lavora nella nostra mente, che ci coinvolge, che tira fuori il nostro modo di essere, ciò che siamo. Infatti quando guardo un film non mi lascio condizionare dal "rispecchiamento". Quando ho visto Milk sono rimasto affascinato dalla bellezza di un rapporto d’amore meraviglioso. Perché rovinare questa emozione lasciandosi condizionare dai propri limiti sessuali? Sono eterosessuale, ma chi se ne frega! Ho amato Milk. E l’ho amato perché il film è stato ben costruito; se non mi fosse piaciuto non sarebbe stato a causa della storia d’amore fra due uomini. Vi sono troppi condizionamenti, troppa mentalità settaria che non riusciamo ad espugnare neppure quando andiamo al cinema.Sono d’accordo: meglio vedere i film che scriverne, ma ti confesso che se non avessi per caso creato un blog, in un giorno d’estate di due anni fa, avrei continuato a non vedere tutti quei film che vedo oggi. Li vedevo anni fa e molti, ma all’epoca non esistevano i blog e con il tempo avevo abbandonato questa mia passione. Se si vede un film e non se ne parla (o non se ne scrive) cosa rimane poi del film? A me piace ad esempio che il film si sviluppi diversamente in ogni persona. Vedo un film e lo racconto ad un amico e scopro che spesso abbiamo visto un film diverso: non è meravigliosa questa differenza?Lo so, l’omologazione è ovunque ed è complicato evitarla. Di solito due amici si incontrano per gusti comuni, per indole, per affinità (così capita con i blog) creando omologazione di nicchia, ma comunque omologazione. Però esiste anche il secondo termine: “di nicchia”. Sempre meglio un punto di vista alternativo rispetto a quello istituzionale. Sono d’accordo sull’assenza di uno sguardo polifonico. Verissimo. Personalmente vedo pochi film rispetto allo standard di un cinefilo (perché lavoro e ho smesso di limonare da tempo nell’auto e nei cinema) e infatti è doloroso non riuscire a vedere film di nicchia (non riesco a frequentare festival da anni) o a recuperarli (devo spesso percorrere molti chilometri per cercarli). Per questo provo una grande sofferenza e sono grato a quei cinefili che ogni tanto recensiscono film che per me sarebbero rimasti nell’oblio. Spero che il fenomeno non si esaurisca, spero che accada quello che anche tu auspichi, perché voglio conoscere punti di vista differenti, emozioni diverse, voglio vedere la passione sgorgare dai blog. Spero nasca una seconda fase, dopo questo periodo di stanca, perché se ci sarà un cambiamento non sarà da cercare nei siti istituzionali. Un caro saluto.

  6. souffle ha detto:

    @pickpocket: grazie per il tuo commento innanzitutto. Per rispondere alla tua domanda, direi: le questioni gusti del blogger/target finiscono per intersecarsi.Cioè, posto che ai cineblogger spesso piacciono gli stessi film o vedono gli stessi film, e che sono letti o commentati quasi sempre da altri cineblogger, si crea una sorta di "comunità" di "critici" e "lettori" legata da gusti simili.Se poi un blogger tenta, come ad esempio fa per alcuni versi, kekkoz, i commenti ai suoi post su certo cinema "altro" sono scarsi o nulli.E' vero che non tutti possono avere gli stessi gusti o interessi, la mia domanda, la mia riflessione invece era: non è che i cineblogger hanno tutti gli stessi gusti/interessi (almeno come tipo di film che gli piace vedere o gli interessa vedere o film di cui gli piace scrivere)?Non è quindi tanto la diversità di opinioni tra i blogger su un dato film che manca (anzi i contrasti ci sono stati spesso), quanto di sguardi polifonici, cioè di film diversi.Un saluto.

  7. Pickpocket83 ha detto:

    Post molto molto interessante. :)Sottolineo solo un passaggio del tuo scritto, che mi è sembrato centrale."Di certi film non si parla, semplicemente perchè non (mi) interessano."Ecco: capire "a chi" non interessano è uno snodo fondamentale. Il "disinteresse" (o meglio, scarso interesse o forse solo scarsa conoscenza) dello scrittore o quello del presunto target? o di entrambi? E' palese, secondo me, che non tutti possono nutrire lo stesso interesse per gli stessi film. Ed è forzandosi su posizioni omologanti e omogeneizzate, su questo hai ragione, che si finisce intruppati dentro le stesse logiche che regolano la critica "istituzionale". Il fenomeno dei cineblogger, fondato su capisaldi più che altro emotivi (la passione pura e disinteressata, l'entusiasmo, la voglia di condividere), non può fare questo, se non a patto di tradire sè stesso. Sacrosanto (e direi doveroso) quindi che ogni cineblogger scelga di scegliere in base al suo gusto, e non (almeno me lo auguro) in base ad un fantomatico target su cui volere programmaticamente fare presa. Se così non fosse, se si scrivesse qualcosa per cui non si prova un vero trasporto e un genuino entusiasmo, solamente in una logica (paradossale e assurda) di audience tutto ne sarebbe pregiudicato. Anche la qualità stessa della scrittura."Una informazione su Internet che parla tutta degli stessi film, degli stessi libri, degli stessi dischi, è una informazione più povera."Assolutamente sì. Non rassegnamoci alla regola generale del monologo omologante, del monotono e del monocromo. Io poi sono certo che del tumblr ci si stancherà presto… e che presto (prestissimo) si sentirà di nuovo l'urgenza di cominicare davvero… e di cominicare qualcosa.Forse mi illudo. Forse no. :)Un saluto

  8. souffle ha detto:

    @Martin: ti ringrazio molto per le tue puntuali osservazioni. Centri tre punti importanti:1. meglio vedere i film che scriverne, specie se scriverne diventa esercizio autoptico e senza emozione.2. Assenza di sguardo polifonico da estendere non solo al cinema ma a tutta la società. Esiste una omologazione di massa e una omologazione di nicchia. Ma rimangono due omologazioni.3. Lo sguardo può essere "diverso" solo nel caso di mente aperta e curiosa che si relaziona con altre persone aperte e curiose. E questa è la cosa più difficile da ottenere.Se una delle caratteristiche dei cineblogger che la Bellocchio ha segnalato è vera (come è vera) il mondo dei cineblogger si sta spegnendo semplicemente perchè hanno quasti tutti oramai 30 anni e cose più interessanti di cui occuparsi.Finita l'epoca dello scazzo e del divertimento solipsistico, ora hanno la ragazza, un lavoro che li occupa e la sera preferiscono giustamente limonare che discutere di film. ^^Inoltre il blog ha esaurito il suo compito di piattaforma partecipativa, di diario "open" a commenti e discussioni, per l'assoluta mancanza di volontà (e di tempo) da dedicare ai dialoghi e la conformazione del mezzo che spinge alla sintesi, specchio di questa epoca dell'approssimazione e della fretta, anche affettiva.Il nuovo sistema di relazione (non si sa per quanto) è il tumblr, che, non offrendo la possibilità di mettere commenti, è lo strumento ideale dell'era del monologo.un saluto e grazie per il tuo commento.

  9. Martin ha detto:

    Dico la mia anche se sono un cineblogger un po' ai margini, anzi forse non lo sono proprio, anche se parlo di cinema.Io un certo appiattimento sull'attualità cinematografica l'ho notata fin da subito, spiegato sia da questioni tristemente "commerciali" sia dalla solita sidrome da circolino:parliamo tutti delle stesse cose, ci confermiamo a vicenda e ciò ci rassicura.Personalmente non sono un appassionato di critica cinemtografica, e ce n'è di ottima in giro, sia per questioni di tempo sia per la sua tendenza insopportabile alla seriosità.Meglio vedersi un film che leggere o scrivere di cinema: per quanto banale è un po' la mia filosofia di appassionato.Per quanto riguarda invece la scelta di cosa vedere (e recensire) al di fuori dell'attualtà, ovvero al succo di tutto il discorso, sono rimasto colpito dal concetto di "sguardo polifonico" la cui assenza è stridente e dolorosa.Ma è davvero qualcosa di cui stupirsi o piuttosto una mancanza del mondo in generale?La tendenza all'omologazione è un risultato acquisito, perseguito con metodo. Ma stiamo andando fuori argomento.Concludo con una nota personale, con la convinzione che uno sguardo davvero polifonico possa essere solo quello di una persona aperta e curiosa che si relaziona con altre persone aperte e curiose.Io nel mio piccolo ci provo e invito tutti a continuare a farlo.Il mondo (dei cineblogger o meno) andrà avanti comunque così ma non riucirà a soffocare tutte le voci.O no?

  10. Alberto Di Felice ha detto:

    souffle: Tu parli di scelta, e indubbiamente hai ragione. Non dimenticherei però che il rimandare la visione di film non è sempre una scelta, principalmente perché la maggior parte dei film, almeno nel mio caso, sono costretto a rimandarli sempre per il solito problema sovracitato — non mi sono "disponibili" al tempo dell'uscita; nel frattempo, una volta che sono usciti in dvd, altre nuove uscite arrivano in marcia, altri dvd arretrati si accumulano (per tacere di tutto il cinema "vecchio" che mi urge recuperare), e si fa presto a dimenticarsi di noleggiare parecchi titoli.Questo è quello che succede nel mio caso, da un po' di anni, da quando sono relativamente "organizzato" nel veder film. "L'oggetto del mio desiderio", ad esempio, è un film del 1998: io, nel 1998, avevo 15 anni ed ero dotato di tutto fuorché di una vera idea di come girasse la distribuzione cinematografica. Non c'erano i multisala, internet e quant'altro. C'è un bel po' di cinema prodotto mentre io ero già vivo che per me è ancora da recuperare, e mi ci vuole tempo giacché sono umano. Non posso sentirmi in colpa per averlo scoperto solo poco fa perché lo davano sul dt.Il discorso che fai per chi vive in città "milionarie" è, in merito alle nuove uscite, più valido. Qui, credo, si può parlare di gusti e scelte. Io intanto "I testimoni" l'ho recuperato, anche se tardi, e vivadio.

  11. souffle ha detto:

    @Alberto: le tue risposte sono senza dubbio interessanti, come lo saranno quelle di tutti coloro che decideranno di rispondere.Accolgo decisamente l'obiezione relativa alle uscite in sala, è vero che non tutti i film sono disponibili.E' un fatto che molti blogger non scrivano di certi film semplicemente perchè non sono disponibili.E' vero anche però che quei film che vogliono assolutamente vedere li trovano in altro modo e poi ne parlino.Ma non tutti operano così, c'è chi comunque recensisce solo film visti al cinema.La seconda obiezione mi trova meno convinto.O meglio: tutti noi rimandiamo la visione di certi film o recuperiamo in dvd altre pellicole.Anche questa però è una scelta.E con questa scelta stiamo dando indicazioni del cinema che ci piace, del cinema che è prioritario per noi vedere e del cinema che non ci interessa o ci interessa meno.Un po' provocatoriamente potrei dirti che se esce un Nick & Norah te lo vai a vedere subito e subito ne scrivi, L'oggetto del mio desiderio lo scopri per caso su Iris.E aggiungo che anche io sono così, solo che a me sarebbe successo esattamente il contrario.Del secondo film ne lessi l'anticipazione su una rivista e subito me lo segnai come da vedere assolutamente.Quando ero a Roma per un periodo e vidi la locandina di Beautiful Thing, andai immediatamente a vederlo al cinema.Quando è uscito in libreria Correndo con le forbici in mano, sono andato subito a comprarlo.Quando è uscito il film, sono andato subito a vederlo.Sono solo esempi. Io ho i miei, tu di sicuro hai i tuoi.La mia convinzione è che, legittimamente e banalmente, ci sia un cinema che attrae di più e uno che attrae di meno, storie che ci toccano da vicino e ci interessa vedere, altre che non ci interessano.Così come molti sono corsi a comprare Revolutionary road quando è uscito o i libri di McCarthy ai tempi del film di Coen.E vogliamo parlare della Favolosa vita di Oscar Wao, letto praticamente da tutti i blogger?Ribadisco: il punto che per me non è in discussione è che è pienamente legittimo fare delle scelte di visione, scegliere il tipo di film di cui si vuole parlare nel nostro blog personale e quello che anche se lo abbiamo visto non ci fa venire voglia di scriverne.E in questo senso sono d'accordo con te, il blog dovrebbe evolvere verso uno spazio in cui parlare anche d'altro o comunque affidarsi a un percorso, una scelta editoriale e personale, non essere un mero contenitore.Semplicemente mi è spiaciuto, nella ricognizione della blogosfera fatta in questi anni, trovare, nella maggioranza dei blog, non in tutti, ma nella maggioranza, una assenza di sguardo polifonico.Ci sono blogger che hanno fatto dei tentativi di parlare di altro cinema, di cinema anche interessante proveniente da latitudini impensate, ma riscuotendo scarso successo tra i frequentatori delo blog medesimo.Uno di passaggio citava I testimoni, di cui scrissimo io e lui e forse un altro blogger.(tra l'altro, si spendono fiumi di caratteri per certi filmoni e poi nella connection ad altri film si dà solo il voto senza recensione).Il film uscì sicuramente in tutte le città capozona.Possibile che i blogger di Torino e di Roma – per tacere di quelli di Milano – non ne abbiano scritto o non siano andati a vederlo?(a parte il nostro Farinotti, ma non credo ne abbia parlato bene, ovviamente).Insomma, il discorso è: fanno bene i blogger a parlare del cinema che piace loro, fanno male, secondo me, a non interessarsi anche di cinema diverso da loro, è un peccato per la blogosfera non avere avuto più voci per quel cinema "altro".Un saluto e grazie per le tue parole.

  12. Alberto Di Felice ha detto:

    Non desideravo andare fuor dal seminato così colossalmente, ma tant'è. Va da sé che l'oggetto del post l'avevo capito, pur essendo molto poco disciplinato.Rispondo alle domande, con disciplina. Naturalmente, posso rispondere solo per me stesso, e le mie risposte saranno poco interessanti."Perché quando escono in sala vado a vedere certi film e altri no?" — La prima risposta che ti ho già dato altrove è: perché alcuni film sono disponibili (in sala o meno) e altri no. Non ho visto "Rachel Getting Married" all'uscita perché non mi era disponibile, come non ho visto "The Hurt Locker" o "INLAND EMPIRE" perché non mi erano disponibili, tutti film che volevo disperatamente vedere. Il cinema che citi (e non solo quello che citi), molto semplicemente, è più difficile da trovare all'uscita rispetto alla qualunque commediaccia. È un dato di fatto, non dipende dalla mia volontà, ed è l'ostacolo più grande. Solitamente, nelle migliori condizioni (che richiedono il felice incontro di molte incognite: la vita è complicata) vedo quanto mi è possibile vedere."Perché 'I testimoni' lo recupero dopo un bel po' di tempo o 'The History Boys' solo ora?" — Potrei farmi la stessa domanda anche riguardo "The Savages" (che non coinvolge gay), che ho recuperato molto tardi solo una settimana fa. O perché ho recuperato "Be Kind Rewind" settimane dopo l'uscita a noleggio. O ancora perché non sono ancora corso a noleggiare "The Spirit". La prima risposta può essere che sono distratto e lento. C'è tutta una serie di film che per i motivi più disparati si rimanda di vedere, e capita di vederli perché ci si ricorda di loro leggendo un post da qualche parte, o perché passano in tv e li registri. "L'oggetto del mio desiderio" l'ho visto perché lo davano su Iris; ho visto che era di Hytner, che aveva diretto anche "Center Stage" e del quale ricordavo mi mancava "The History Boys", che sono andato il giorno dopo a prendere. Non so quando avrò occasione di recuperare "Garfield 2".C'è poi la questione del perché non abbia scritto di questi film recuperati tardi, e qui è molto semplicemente una questione di tempo. I miei gusti in fatto di cinema, però, non ne sono influenzati.Ma questo sono solo io. Non dubito che altri abbiano dei problemi più radicati.

  13. souffle ha detto:

    @Alberto: no, col "Farinotti" mi è proprio impossibile e nemmeno lui credo ci tenga.Possiamo sopravvivere entrambi ignorandoci.Deresto, quale battaglia dialettica si può instaurare con uno che vorrebbe addirittura che un film sparisse nel dimenticatoio? E SOLO per i contenuti dello script?Cosa possiamo mai avere in comune io e il "Farinotti"?Ma basta dedicare spazio a questioni collaterali.Anche io amo molto L'oggetto del mio desiderio, film che cito spesso e che vidi credo 7 o 8 anni fa o forse più. Poco dopo lo consigliai al mio ragazzo di allora: divenne il suo film del cuore.Questo non era un post sulla qualità della scrittura "critica", ma un post dedicato solo ai film di cui si decide di parlare, come preciso all'inizio.Visto che su come sono "scritti" i contenuti si è discusso in passato moltissimo.La mia voleva essere solo una riflessione/provocazione sul perchè si decide di parlare di certi film e non di altri, perchè si sceglie di non vedere certi film ecc.E se questo ha a che fare, oltre che con il "gusto" del critico, anche con il target che intende raggiungere.Questa cosa era importante capirla per me, questa cosa mi interessa.Ho usato altrove l'esempio della gelateria.Quando mi sono affacciato in rete in cerca di informazioni, mi sono trovato come quello che ama la cannella ma trova che vi siano in giro solo limone, panna e cioccolato: buonissimi per carità, ma sempre e solo quelli.Se tu sposti il discorso sul "come si scrive" stai andando fuori tema, se ti va di restare in tema.e il tema è: "perchè quando escono in sala vado a vedere certi film e altri no?" "Perchè I testimoni lo recupero dopo un bel po' di tempo o The History boys solo ora?"Uso come esempi i film che hai citato, ma avrei potuto usarne altri.Tieni conto che le mie sono proprio domande, desiderio di capire. E mi faccio più domande che dare soluzioni in questo scritto.Un saluto.

  14. Alberto Di Felice ha detto:

    Sono andato a leggermi il tuo scambio col Farinotti (non c'ho messo molto ad intuire chi fosse), e devo ammettere di esser rimasto un po' deluso: mi aspettavo una battaglia acerrima e invece ho trovato due miseri commenti sdegnati l'uno dell'altro. Evidentemente sei rimasto davvero inorridito, anche se non l'hai dato troppo a vedere. "The History Boys" l'ho recuperato più di un mese fa, e mi è piaciuto molto: Hytner tra l'altro ha diretto altri due piccoli film che amo molto, "Il ritmo del successo" e "L'oggetto del mio desiderio", che avevo visto poco prima. (Ah, e tre giorni fa ho visto "I testimoni".) Come saprai, col Farinotti io ho un rapporto discretamente cordiale, anche non essendo proprio un canottiere de Roma: trovo ci si possa discutere, ecco. (Come dici anche tu, meglio lui di chi blatera frasi postmoderne assommate a caso attorno alle somme cazzate — c'è ancora chi è convinto siano altro — di un Deleuze o di un Metz, piazzandoci dentro troppa letteratura mal digerita in fretta.) Ci si potrebbe provare.Intanto, bel post. In realtà mi hai messo un po' di tristezza (in questo periodo sono un po' triste già di mio, devo premettere) perché con la triade "maturità, crescita, abbandono" dei nati nei primi anni '80 (cioè di me: tra un po' chiudo il blog e arrivederci) hai descritto il fatto che bene o male il fenomeno abbia esaurito quanto aveva da dire. Lo si vede dal numero minimo di post seri che si trovano in giro, sempre più una rarità. Almeno quanto ai blog, la roba alla "Splinder", per intenderci — quanto alla critica sul web, la cosa è diversa anche se il tuo discorso sul target copre entrambi.Io però voglio sottolineare che credo sia molto importante anche come si scrive, oltre a ciò di cui si scrive: se tutti scrivono di "Transformers 2" va bene, a patto che ognuno dica cose interessanti. (Non ho scritto di "Transformers 2" giacché non dovevo e poi non avevo molto da dire in ogni caso.) A mio avviso fra i blogger si è discusso poco o nulla sul come scrivere, che equivale poi a stabilire effettivamente di che cosa si scrive.Una cosa che mi ha sempre perplesso, ad esempio, è la persistenza nel pensare in termini di "recensione" di singoli film. Io, ad esempio, scrivo recensioni perché le scrivevo già per un sito, per quanto minuscolo, che quelle richiede: avessi solo il blog credo avrei un'impostazione molto diversa, scriverei anche d'altro e in maniera magari un po' più sciolta. Non che adesso scriva chissà come, ma anche solo avere il peso di dover produrre un pezzo entro certi limiti penso mi condizioni. Tutto questo per dire che …basta: da domani il mio blog tratterà di Megan Fox, che diamine.

  15. souffle ha detto:

    @Udp: la consegna di quei film fu l'inizio di un bel pomeriggio passato tra le calli. Ed era veramente un SECOLO fa. Un saluto e un abbraccio.

  16. Anonymous ha detto:

    Analisi interessantissima. Sottolineo, come avevo già fatto tempo fa, come io (ahimé?) non corrisponda in due punti alla definizione bellocchiana di "cineblogger" e mi ritrovi (difatti?) a parlare con entusiasmo di "Cuori" di Resnais (accolto con incredibile scetticismo/fastidio dalla stragrande maggioranza della critica cinebloggeristica) e dello sconosciuto e bellissimo "El cielo dividido" di Julián Hernández (o, per prendere due piccioni con una fava, e ho detto FAVA(RA)!, del magnifico "I testimoni" di Téchiné). ;-)Posso però aggiungere che a volte la scrittura della Bellocchio a me è sembrata proprio quella di "un maschio con le tette" e che la comunque benemerita ITASA non ha neanche sottotitolato due serie interessantissime, di successo (anche critico) e perfino seminali come "The Office UK" e "Extras". Per cui i gusti non sono proprio così settoriali come si pensa.Concludo facendo ammenda per non aver ancora visto i film di Stanley Kwan da te gentilmente fornitimi un SECOLO fa. Ma so che mi piaceranno infinitamente per cui me li tengo in serbo per i tempi più bui. Che sono, come sempre, in agguato.UDP

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