La manutenzione del maschio

Il titolo è preso da un libro di Jacopo Fo, ma non c’è nulla da ridere, a parlare di sessualità e dei rapporti uomo-donna sono i compagni.
Mi è capitato tra le mani un libretto della collana Il pane e le rose dell’editore Savelli. La collana era diretta da tre giovani brillanti: Lidia Ravera, Marco Lombardo-Radice e Giame Pintor. Tre intellettuali di sinistra che si confrontavano su coppia, sessualità e omosessualità tra i “compagni”.
Una riflessione rivoluzionaria, perchè si sa quanto, negli anni ’70 (e oggi?) il Partito fosse bigotto e conservatore da questo punto di vista.
Molti vecchi comunisti allora, in materia di sessualità e affettività erano conservatori come De Gasperi. Ma anche oggi ci sono giovani comunisti che hanno una paura incredibile a parlare di sessualità.
Il libro si chiama L’ultimo uomo – Quattro confessioni sulla crisi del ruolo maschile, e uscì nel 1977, poco tempo dopo l’oramai mitico Porci con le ali che la Ravera e Lombardo-Radice scrissero sotto pseudonimo per smuovere le acque immobili della sessualità a sinistra.
In questo libretto, quattro compagni stereotipizzati – l’intellettuale, il politico, il compagno di base e il giovanissimo – si raccontano e raccontano il loro rapporto con le donne, con il sesso, con la sessualità e anche con l’omosessualità, che negli anni ’70 spesso era vissuta come agire politico.
Il libro risulta inevitabilmente datato per diverse cose, ma a mio parere è ancora prezioso per capire come, se e quanto sia cambiato il ruolo maschile nella coppia, quanto sia stato destabilizzato l’uomo dalle legittime conquiste femminili e da una donna più aggressiva, decisa, determinata che ha riscritto le regole del gioco senza però passare le istruzioni al maschio. E per capire quanto e se i maschi abbiano costruito nuove modalità di rapportarsi alle donne.
Per questi motivi (e per una maggiore visibilità sociale dell’omosessualità) a mio parere ha conquistato spazio una recente corrente di “riaffermazione della virilità” che, partendo con affermazioni di principio condivisibili, sta però scivolando verso le modalità stereotipate e fallimentari del femminismo, che, se ha portato conquiste importanti per le donne, ha travolto anche dei paletti solidi nel rapporto di coppia senza sostituirli con altri.
Vi lascio con alcuni brani tratti dalla introduzione di Marco Lombardo-Radice.

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Tutto il potere alle donne dunque. Che escano dalle cucine, ci entreremo noi ben volentieri, con lo stesso entusiasmo con cui in altri tempi i figli di papà entravano in frabbrica. (E dissento qui dunque dalla scelta dell’amico e compagno pittore, autore della copertina, seppure a livello personale mi tocchi da vicino: ma credo di essere stato uno dei pochissimi che ha piantato grane anche sul lavare i piatti e affini). Che stiano sopra quando si fa l’amore. Che vadano alle riunioni mentre guardiamo i bambini. Che si facciano sbattere da chi gli pare. Che ci insultino, che ci maltrattino, che ci schiaccino di rimproveri. Purchè ci facciano cambiare. Purchè ci dicano che dobbiamo fare.

(Questa “mancanza di istruzioni” è stata una delle ragioni della nascita di un sano e proficuo antifemminismo. In questo senso le donne sono state molto carenti. Non hanno fornito le coordinate per rimettere a posto i cocci dopo averli rotti – N.d.R.).

Sessualità e femminismo

Ma ho l’impressione che sia nel chiuso e nel segreto dell’alcova che il nostro rapporto con il femminismo si è definitivamente deteriorato. Perchè le contraddizioni e le incongruenze di queste benedette donne ci hanno colpito più dolorosamente.
Vedete, in effetti – come ci hanno fin troppo spesso noiosamente spiegato le femministe – l’unico nostro modo di concepire la sessualità (di cui in realtà abbiamo paura) è quello tradizionale, storicamente e culturalmente determinato, del maschio aggressivo, conquistatore, egoista e stupratore. Un bel giorno questo modo di concepire e praticare la sessualità viene messo in discussione, violentemente contestato.

(e qui comincia il calvario del maschio che “femminilizzato”, non piace più alle donne – N.d.R.).

Femminilizzazione del maschio

Dopo averci rimproverato la maschile aggressività sessuale, il fallocentrismo e l’insensibilità, il nostro pensare solo a quello e l’essere ansiosi di farlo anche nei momenti più neri, il giorno in cui ci si ritrovano davanti finalmente femminilizzati e deboli, cominciano a chiedersi ansiosamente se non ci piacciono più o se siamo diventati omosessuali.

(permaneva allora una idea, forse radicata ancora oggi di vedere il maschio omosessuale solo come “effeminato” collegandolo a una idea di scarsa virilità che chiunque frequenti omosessuali finisce per perdere – N.d.R.)

Le fantasie maschili e l’incomprensione femminile

Il nodo centrale della progressiva incomprensione sessuale tra noi e le compagne donne sta, a mio modesto giudizio, nel problema della fantasia.
La vera violenza – o quanto meno la radice di ogni violenza – che si esercita nel rapporto sessuale tra un uomo e una donna sta nel diverso rapporto che i due partner hanno con il fantastico. Ancora una volta, son ghiozzerie le descrizioni dei compagni maschi come stupratori in nuce tesi a imporre le proprie esigenze travalicando quelle della compagna (anche se naturalmente anche questi esistono ma sono l’eccezione, non la regola).
La verità è che ogni compagno maschio arriva al rapporto sessuale con: 1. un patrimonio di esperienze fantastiche di entità variabile ma comunque estremamente ampio; 2. la capacità, la possibilità e la voglia (superati gli iniziali pudori adolescenziali) di estrinsecare tale patrimonio nel contesto del rapporto sessuale.

(queste cose mancano di solito nelle donne per una serie di ragioni anche storico-culturali e repressive e quindi una certa “violenza” nel coito tra uomo e donna è sempre presente ed è logico che lo sia, perchè l’uomo ha innate certe fantasie di dominio e non farebbe che reprimerle, non potendo estirparle – N.d.R.).

E’ sulla strada della riappropriazione della loro sessualità, e dunque della scoperta della fantasia e della sua estrinsecazione, che si vanno muovendo le donne: ed è quindi a un livello più alto di liberazione della fantasia che sarà possibile e fruttuoso un ri-incontrarci con le compagne. Castrando e reprimendo la nostra sessualità per adeguarla a quella delle donne non sarebbe che mero inganno e ipocrisia.

La masturbazione

Tutti sanno che la masturbazione è per i maschi esperienza generalizzata. Ma forse non tutti sanno che tale esperienza tende per solito a concludersi, in maniera definitiva o quasi, quando all’astinenza forzata dell’adolescenza succede la possibilità (anche se occasionale) di avere rapporti sessuali. La masturbazione dunque esiste finchè “non è affatto bella, non è il risultato di una scelta, non è una delle manifestazioni della propria ricchezza sessuale, ma, al contrario, è una coercizione povera e mortificante, […], espressione dello stato di necessità sessuale, in cui i giovani – nella loro grande maggioranza – si trovano” (1): cessa di esistere proprio quando potrebbe assumere le sue valenze positive. E’ chiaro dunque che ci troviamo di fronte a un pesante condizionamento culturale-educativo che indica all’uomo nell’eterosessualità l’unica possibile e accettabile estrinsecazione della propria sessualità e dunque nella donna anche e sprattutto lo strumento passivo di soddisfazione delle proprie esigenze biologiche, e poi quindi di esigenze di altro tipo. In altri termini il bisogno di una donna prende il sopravvento sul desiderio di una determinata donna (tanto per usare una terminologia un po’ sputtanata), fino al limite della ricerca di un buco quale che sia.

(il recupero della masturbazione in età adulta significa riappropriarsi della conoscenza del proprio corpo, usare darsi piacere non perchè non ho una donna con cui farlo, ma per il puro e semplice darsi piacere. Si scoprirà un mondo favoloso, in cui la sega, privata della sua frettolosa necessità adolescenziale, recupera una valenza erotica matura, consapevole e maggiormente appagante. Condizione però è quella di abbattere quel background cattolico che ci portiamo dietro e che vede nella maturbazione un evento della vita sessuale collegato solo all’adolescenza. Quanti compagni si definiscono atei ma a letto sono più cattolici della Binetti? – N.d.R.)

(1) L. Manconi, M. Sarno, Porci (?) con le ali (?), in Ombre rosse, 1976.

L’omosessualità

[…] i rapporti omosessuali (parliamo – si intende – di quelli maschili) non sono né un toccasana né una bacchetta magica, ripropongono (mutatis mutandis) tutti gli stessi problemi dei rapporti eterosessuali, sono per lo più drammatici, contraddittori, destinati al fallimento. Non sono affatto libertà.
Sono però (o meglio, possono essere) l’occasione per scoprire che l’amore, la tenerezza, il lasciarsi andare, la gelosia, l’innamoramento, e tanche altre cose belle e brutte non sono necessariamente riservati al chiuso dell’alcova eterosessuale e banditi dai rapporti con amici, compagni e vicini. Sono la tangibile dimostrazione che la nostra contorta carica di affettività, bisogni e sentimenti può essere vissuta in un universo molto più spazioso del rapporto con una o tante donne.
Io ho il massimo rispetto per i cosiddetti eterosessuali assoluti (come il nostro Politico – uno degli autori delle 4 storie del libro, N.d.R. – , che quasi vomitava alla sola idea di fare un pompino al suo migliore amico), perchè giudico banali idiozie tutte le teorie che considerano il rifiuto (o il terrore) dei rapporti omosessuali come prodotto di forme superficiali e facilmente superabili di repressione. Credo però che questi compagni debbano vedere con chiarezza gli enormi limiti che la loro rigida eterosessualità impone a ogni tentativo di rivoluzione dei rapporti, quelli uomo-donna in primis.


Marco Lombardo-Radice

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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Una risposta a La manutenzione del maschio

  1. Anonymous ha detto:

    La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

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