Beduina!

Vedi Gail, è un segno di intelligenza sostenere
allo stesso tempo due idee in conflitto tra di loro
Rifat alla sua ex moglie

Quanto sia meglio il titolo originale di Towelhead (come il romanzo da cui è tratto) invece dell’italiano Niente velo per Jasira (sic) tutti possono vederlo. Ma fare uscire un film, col titolo Beduina, significa la morte al botteghino.
In USA – forse per evitare picchetti – pare che il film sia uscito col titolo socio-pedagogico di Nothing is private, puntando l’attenzione naturalmente sulla necessità per i ragazzini di denunciare le molestie, più che sui razzismi, sull’ignoranza, sulla difficoltà di crescere anche come emigrati in un Paese che pare non amarti.
“Pensavo fosse una messicana” dicono i compagni della protagonista Jasira, che invece è libanese, una negra del deserto, una montacammelli, una beduina.

Alan Ball debutta alla regia (due anni fa) e scrive una commedia dura sulla sessualità e sulla famiglia americana (ma piena di piccole perle di ironia sottile e di fiori di tenerezza nel mare di melma), che è figlia certo di American Beauty, ma nelle sue mani di regista col controllo dello script, perde in ambiguità e guadagna in interesse.
Si parla di sesso ma non si dà la colpa alla televisione o ai social network che peraltro nel 1991 nemmeno c’erano.
Ball sfugge i luoghi comuni delle chat ovviamente maligne, del “vediamoci in cam” malefico, e sposta l’azione indietro nel tempo quanto basta per inchiodare i veri responsabili: genitori egoisti e assenti o che semplicemente non riescono a parlare coi figli soffocati dai loro pregiudizi (sessuali, razziali, culturali).
E lo fa senza un briciolo di moralismo sessuofobico. Nè da sbatti il mostro in prima pagina.
Jasira 13enne sedotta dal vicino di casa, nel suo viaggio alla scoperta del suo corpo incontra l’orco, uno squallido infelice con famiglia middle class che la sera affonda sul divano guardando film sui rodei mentre lui beve birra per dimenticarli, ma prova anche piacere nel fare sesso con un suo compagno di scuola e lo ribadisce a chiusura del suo viaggio da fragile eroina alla scoperta del mistero del corpo, e del piacere che procura toccarlo e sentirlo toccare, in lotta coi dettami del padre Rifat preoccupato dell’onore della figlia in un mondo sessuofobico che elimina il piacere per il piacere, distruggendolo coi sensi di colpa cristiani (la sottigliezza è che Rifat e sua figlia sono cristiani quanto i loro vicini di casa).
Ti piace scopare? Troia. Ti piace succhiare? Troppo troia. Ah, “la mia ragazza non fa pompini, non è troia come la tua” (e ovviamente nessun ragazzo ammette di pensarla così).
Ball non segue l’andazzo da commedia moralista per teenager, dove queste cose vengono affermate con forza prima che uno se le scordi.
Ball ribadisce le cose che un teenager non deve fare (accettare l’amicizia di un adulto, fare sesso con un adulto) ma non giudica due adolescenti che provano le gioie del sesso: sì, non stiamo parlando di “fare l’amore” come oramai succede nelle commedie americane dei colleghi più giovani del nostro regista e scrittore, stiamo parlando di scopare e del divertirsi facendolo, e dell’orgasmo, che Jasira ammette davanti al suo ragazzo di avere provato da sola diverse volte. Lui le rasa il pube e le porta gli assorbenti a scuola, lui viene subito ma le volte dopo si dimostra teneramente più esperto (sai, la donna deve venire prima dell’uomo, dice con dolce spavalderia).
La scrittura di Ball non sfugge a una chiusura affrettata, si ancora a solidi stereotipi (i vicini made in USA usciti da illustrazioni di Norman Rockwell ma con padre pedofilo, i vicini liberal e multietnici con donna incinta) e ci offre un finale che riconcilia forzatamente col mondo.
Rimangono però l’assenza di enfasi, l’urgenza di non dare risposte ma di aggiungere domande, lo svicolare dall’estetica del trauma (Jasira dice: amo il sesso e non lascerò che quello che mi ha fatto il signor Vuoso rovini questa cosa).
Un prezioso manuale ad uso americano (e non solo), come il libro sulla sessualità che la amorevole vicina di Jasira (Toni Collette) regala a questa adolescente confusa. Perchè la morte di ogni pregiudizio e di ogni paura, la consapevolezza del provare piacere senza sensi di colpa arrivano con la conoscenza.
Grande lezione di ironia dalle mille sfumature, arriva dalla scena della lezione di francese con l’insegnante dalla pronuncia orrenda.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a Beduina!

  1. souffle ha detto:

    @alberto: sulla gestione del rapporto tra Jasira e Vuoso Ball sconfina a volte nel sociopedagogico, specie nel finale (quel "non è colpa tua" sa di opuscolo medico).Ma in realtà per me si evidenzia bene da una parte la voglia di "fare la grande" della ragazzina inconsapevole delle conseguenze, dall'altro il non volere fare moralisticamente di Vuoso un "mostro" da stereotipo.Ball non è ambiguo su da che parte stare, a volte fin troppo esplicito.

  2. Alberto Di Felice ha detto:

    Concordo, anche se forse ho qualche dubbio in più di te su quanto Ball sia effettivamente "padrone dello script" e sul fatto che "perd[a] in ambiguità": secondo me il film ambiguo lo è abbastanza — ma vedo tu intendi il termine in riferimento "alla televisione o ai social network" come spaventapasseri del sesso, mentre io non so se Ball gestisce nel giusto modo la storiella pruriginosa fra Jasira e Vuoso.

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