that wasn’t chicken

In realtà i cinesi sono i migliori ristoratori del mondo (questa viene da un film…).
No, dai, io ho sempre mangiato con piacere dal cinese.
Recentemente mi è successa poi una cosa straordinaria. Ho provato una trattoria cinese.
Sì, non uno di quei ristoranti dal menù chilometrico e sospetto. Proprio una trattoria, come quelle che in Italia stanno scomparendo (almeno dalle grandi città).
La trattoria cinese in questione si trova a Roma, è frequentata molto da cinesi e non è in periferia, ma a due passi dal Viminale e via Nazionale, per giunta di fronte al Teatro dell’Opera.
La prima sera che ci sono stato io e il mio compagno per la prima ora siamo stati gli unici italiani.
La signora offre un menù ristretto, pochi piatti (si mangia quello che c’è), fa i ravioli con le sue mani (una delizia da sturbo), ti fa aspettare (segno che i piatti vengono fatti al momento), e si ricorda di te.
Naturalmente, facendo i ravioli in casa, se ti si presenta una comitiva di cinesi affamati rischi di non trovare nulla. Meglio arrivare tra le 19.30 e le 20.00.

Non spendi mai più di 15 euro (se mangi veramente molto) e se le piaci e si ricorda di te (“io ricordo te, piace gamberi”) puoi mangiare un antipasto due primi e due secondi a 8 euro a persona.
Lei prende le ordinazioni, ti sorride e infila il biglietto con la comanda in una canna di bambù piantata sul pavimento. La cucina è al piano inferiore.
Non c’è la grappa di prugna, ma se ne può fare a meno. Il palato si alza soddisfatto dopo 6 ravioli di carne e verdure dalla pasta sottile, fatti a mano con la gioia di sentirsi dire che sono meglio di quelli mangiati a Shangai. E se prendete la noodles soup (sempre che non sia finita…) vi guardano ammirati.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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4 risposte a that wasn’t chicken

  1. souffle ha detto:

    @Martin: grazie. Sì, me ne sono reso conto, i fatterelli che racconto cercano sempre di aprire altre porte. Tra le tante, rimane anche quella che, così come trattiamo bene la nostra mente facendole vedere certi film o leggere certi libri o ascoltare certa musica, dovremmo trattare bene anche il corpo, non mangiando porcherie precotte.un saluto.

  2. Martin ha detto:

    Forse non te ne sei reso conto ma il tuo racconto ha una valenza che va ben oltre il discorso strettamente culinario.E' il recupero di una dimensione perduta.

  3. souffle ha detto:

    @Sam: che fortuna! Chissà le cose deliziose che ti cucina. Un saluto. ^^

  4. sam ha detto:

    Ho la fortuna di avere un'amica cinese che oltre ad essere una brava amica è anche un'ottima cuoca.La prossima volta che passa a Roma, comunque, proverò la trattoria che indichi. E grazie per la dritta.

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