La perfezione soffocata

Firenze, Galleria dell’Accademia, un posto singolare dove piazzare una mostra su Robert Mapplethorpe, se non altro perchè i milioni di turisti che la affollano sono tutti venuti per una cosa sola, anzi, due: i Prigioni e il David (pronuncia: Devid), si quello di Michael Angel, come lo chiameremo presto anche noi soffocati dal nostro provincialismo anglofono.
No photo, ricordano ogni dieci secondi i solerti custodi in un tripudio di flash che illuminano sempre la stessa banalissima inquadratura (*).
Che sarà mai passato nella mente dei curatori della Mostra?
Un primo effetto straniante lo hai quando ti rendi conto che la maggior parte delle persone non è venuta per Mapplethorpe e passa davanti a quelle foto per caso, in fretta, come fossero un curioso omaggio per chi è venuto ad ammirare il David.
Poi ti decidi a seguire i curatori della Mostra cercando di capire il perchè della scelta, ricordandoti che, sì è vero, Mapplethorpe aveva espresso una ammirazione per il lavoro di Michelangelo, per il suo studio del corpo della plasticità. E’ un aggancio esile, te ne rendi subito conto, financo pretestuoso, ma è quello che ti offrono con “La Perfezione nella Forma”, accomunando la ricerca di Mapplethorpe a quella dei grandi del Rinascimento, in particolare il ricordato Michelangelo.
Peraltro, confermando i nostri dubbi, nell’introduzione alla Mostra i curatori ci dicono che “è necessario tuttavia chiarire che questo (un paragone con una statua di Giambologna fatto prima, N.d.R.), come ogni altro paragone con il passato, deve essere inteso nel giusto valore di assonanza nel campo di interessi per la ricerca, ma non di identità delle soluzioni raggiunte, che sono sempre assolutamente personali, e che in quanto inserite in un contesto storico diverso, richiedono una diversa interpretazione”.
Una mirabolante giustificazione della pretestuosità dell’accostamento.
Probabilmente molti saranno rimasti affascinati dai paragoni tra lo studio del corpo del fotografo americano e quello fatto da alcuni artisti del Rinascimento, ma la puzza di pretestuosità non mi ha mai lasciato. E questo nonostante l’appoggio alla mostra dato dalla fondazione Mapplethorpe.

Capisco però che è difficile organizzare una mostra su Mapplethorpe che dia un contributo originale, specie dopo il capolavoro di quella organizzata a Torino al parco del Valentino.
Le foto di Mapplethorpe, specie gli studi su Ajitto o Thomas, si perdono ai piedi del David (senza che poi a chi non ha seguito la mostra si dia uno straccio di spiegazione sul perchè 4 foto di uomini di colore nudi si trovino ai piedi della statua). Altre foto spariscono tra i Prigioni.

L’immagine di Mapplethorpe scompare di fronte al marmo di Michelangelo.

Per chi conosce a memoria la galleria dell’Accademia (alla con meno cose di interesse della Pinacoteca di Brera) e vuole vedere solo la Mostra di Mapplethorpe, sono sempre 10 euro.

(*) Come davanti alla bocca della Verità. Tutti in coda per la foto (e un vecchio chiede un obolo di un euro pro chiesa) e tutti con la stessa faccia ebete, il sorriso di chi ce l’ha fatta e la stessa mano infilata poco, pochissimo, nella bocca, non si sa mai. Qualcuno potrebbe entrare fino al gomito, un altro mettere la mano palmo in sù, un altro insierire solo due dita lambendo la bocca della faccia severa. No, paralizzati dalla normalità, tutti scattano la stessa identica foto da souvenir d’Italie. Evitare questa tortura e tuffarsi direttamente dentro Santa Maria in Cosmedin, è un piacere da gustare in silenzio.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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