cucù tette!

In un ipermercato del milanese un gruppo di belle ragazze si accalca vicino a un palco: ci sono i provini per le nuove “veline” di Striscia la notizia.
Perchè vuoi fare la velina? domanda il presentatore della serata.

Perchè penso che si debba fare il lavoro che ci piace e poi perchè voglio sposare un calciatore.

Nel pubblico, una signora anziana seduta su una sedia di plastica, applaude contenta.
La colpa è delle madri italiane, madri come quella del giovanotto wannabe, dall’accento impossibile, che lo segue al ristorante dove ha dato appuntamento a una ragazza.
Che devo fare io? L’operaio per tutta la vita?, si lamenta il giovanotto che vuole emergere.
La sua figura fa tenerezza e non ispira biasimo.
Sono due momenti di Videocracy dello svedese-bergamasco Erik Gandini, il quale costruisce un documentario ad uso degli stranieri sull’etica e l’estetica della televisione commerciale italiana fondata sulla tetta e sul culo e, di riflesso sui suoi abitanti.
Programmatico in alcuni momenti, impreciso in altri (Berlusconi non ottiene la cittadinanza onoraria della Costa Smeralda – paradiso off-shore? – ma semmai di Olbia), il film di Gandini ha però dei buoni momenti cinematografici.
Come il pezzo su Lele Mora, potente agente televisivo, che mostra al regista il suo cellulare: mentre suona “faccetta nera”, si vedono scorrere croci celtiche e svastiche.
“Carino, no?”, chiosa Mora, mentre la camera si avvicina lentamente ad un primo piano della paciosità del male.
Ma, e qui cadono in errore i soloni dell’indognazione nostrana, la videocamera a tratti impietosa di Gandini, non “distrugge” Mora e Corona (altro momento con tocchi cinematografici interessanti). Sì, c’è tutto il discorso tv/potere, la costruzione di un impero mediatico, il fatto che il Primo Ministro sia anche proprietario di reti tv e di un impero mediatico. Ma le inqudrature peggiori sono per la gente, quel popolo che non vedeva l’ora di vedere un po’ di culi e tette in tv.
Ad essere inquietanti mostri catodici non sono ballerine, veline, Briatore, Mora, Corona e, infine, Berlusconi.
Inquietanti sono le persone che aspettano ore davanti al Billionaire per avere una foto con il vip di turno, o semplicemente vederlo. Inquietanti sono quelli che fanno il pubblico per ore in uno studio tv solo per sedere vicino a Simona Ventura.
Inquietanti sono gli intellettuali, i critici, quelli che si credono migliori, ma che urlano “fica”, esattamente come tutti gli altri.
Inquietanti sono i dati: un italiano su 10 legge un quotidiano, l’80% delle persone ha come unica fonte di informazione la televisione, siamo un paese che amerà tanto le donne, ma solo come buco in cui sfogare la virilità e quanto a concedere pari opportunità siamo messi male.
Proprio in questo senso, nelle pieghe nascoste dal regista che il documentario appare interessante.
In un paese ad alto consumo di telefoni cellulari, in cui si è tolta dignità al lavoro umile (colorandolo di disprezzo tutto radical chic, intellettual-comunista), in cui si parla sempre di denaro, dove la riflessione e il silenzio non sono graditi, dove la stampa è gridata (non solo quella berlusconiana), dove sul vippame campano tante persone, dove chi lavora nei media disprezza la gente che compra i prodotti (riviste in primis) che si realizzano (sono loro che li vogliono così, si dice autoassolvendosi), dove la femmina non è donna ma “gnocca”, ha davvero poco senso fingere indignazione pelosa. Ed è ipocrita da parte del pubblico – il cd. pubblico che legge i giornali e dichiara di volere fuggire dall’Italia una volta al mese – cercare due o tre capri espiatori per lavare una coscienza bagnata di sperma.
Gli intellettuali (Blob su tutti, ricordate fascia pro-tetta?) hanno sigillato con il loro cinismo ambiguo, l’elogio della tetta televisiva, anzichè condannarlo. Un po’ come dire: anche a noi piace la tetta come ai poveracci, ma a noi per i motivi giusti, a loro per i motivi sbagliati.
Dal documentario di Gandini, emerge, con le necessarie forzature (come tutti i documentari, l’unica cosa oggettiva è la webcam fissa su un parcheggio, tutto il resto è fiction), un paese felicissimo che ci sia la fica scosciata, felice di culi e tette al vento, in cui le donne sono complici silenti di un maschilismo e machismo sottile e pervasivo che le costringe a “comportarsi da maschio” se vogliono emergere. Pena l’oblio o l’accusa di lesbismo (una donna che rompe le palle agli uomini viene subito accusata di essere lesbica).
Gandini sfugge all’enfasi, e la sua analisi, seppure a prima vista sembri dare la colpa ad un uomo solo della deriva culturale di un Paese (una sciocchezza colossale), nelle sue pieghe nascoste si rivela abbastanza chiara, con un messaggio ai mercanti dell’indignazione e delle firme in piazza.
Volevate la FICA? Lui ve l’ha data. Che cazzo avete da lamentarvi?

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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7 risposte a cucù tette!

  1. Roberto Bernabò ha detto:

    Oh ecco mi piace la polemica quando è solida e ben costruita.E’ evidente che, infondo, pensiamo due cose diverse ma non diversissime sul film in questione.Io lo ritengo, però, assolutamente un film su Berlusconi.Non un film sugli italiani.E ancora meglio. Un film su come Berlusconi ha cambiato la testa degli italiani (tesi, peraltro, già avanzata da Nanni Moretti ne “Il Caimano"), avvalendosi di uno strapotere che, sono d’accordo, doveva essere fermato da leggi anti trust serie molti anni fa, e che nel nostro paese, forse, oggi (e sottolineo forse), sarebbe quantomeno tardivo adottare, rebus sic stantibus.Che poi gli italiani rappresentino un popolo che fa eccezione, rispetto livello culturale medio delle altre democrazie europee … beh questo non lo scopriamo con Berlusconi, vivaddio.Non costituirono, forse, un’eccezione 20 anni di fascismo?Non costituirono altrettanta eccezione gli oltre 40 di governi di centro che cadevano ogni 6 mesi?Non abbiamo mai avuto (Berlinguer a parte) una sinistra seria in Italia.Per non parlare dei socialisti, con la fine che gli fece fare Bettino Craxi (grande amico del nostro, ed in qualche modo sue dante causa, visto che fu il suo governo a consentirgli, di fatto, di continuare a trasmettere).Poi per carità.Berlusconi è stato un imprenditore capace, e tutte le cose che dici sono vere.Ha capito, con grande anticipo, dove sarebbe spirato il vento.Ha compreso, assai prima di tutti, il potere che la televisione può acquisire nella pubblicità.Nella manipolazione della verità (è vero solo quello che appare è la tesi di Lele Mora al dunque, e del sottotitolo del docufilm).Nel controllo sociale.Nello sviluppo di un progetto politico (questo glielo fece comprendere molto bene Craxi).Certo, gli italiani sono delle pecore senza memoria, come dimostrò anche Corrado Guzzanti con il suo bellissimo “Fascisti su Marte”, e Berlusconi è il loro Re.La verità tra la mia lettura e la tua è probabilmente nel mezzo.Tu ritieni che Erik volesse parlare dello sfacelo di un popolo di zotici.Io, invece, ritengo che abbia tentato di di-mostrare come le gravi responsabilità sul come siano (ulteriormente) diventati zotici gli italiani, risiedano nel progetto di Mediaset, e delle inquietanti analogie con quello del Progetto di rinascita democratica Propaganda 2 (quello della loggia massonica di Licio Gelli), di cui Berlusconi faceva parte, e che sta portando avanti con grandi capacità, e non soltanto nell’ambito televisivo, (vedi gli attacchi alle istituzioni, la separazione delle carriere dei magistrati, il controllo delle principali testate giornalistiche in Italia (quanto meno tentate, non cercò di accaparrarsi, anche, Repubblica?), eccetera, eccetera, eccetera.Con la stima e l’affetto di sempre.Da oggi ti linko al mio blog.Rob.

  2. souffle ha detto:

    ciao Rob, grazie per il tuo intervento cui però non riesco a replicare visto che non ho compreso bene, perdonami, il punto.Mi pare di capire che non trovi che io abbia dato una lettura corretta del documentario, pur apprezzando il taglio che ho dato a questa lettura.è così?"Avere un popolo fatto da gente così."A chi ti riferisci?"Ed è, ahimé, proprio questo il problema nel e del nostro paese (e, secondo me, il vero messaggio verso l'alto del film)."Qual è il messaggio del film cui fai cenno?Provo a risponderti ma sono certo che fraintenderò il tuo discorso.Sul film:a mio parere Mora, Berlusconi, Corona sono solo un aspetto, più o meno secondario della pellicola, sono "icone" e così figurativamente trattate.Ma non sono assolutorie del popolo italiano.Nelle pieghe del documentario esce fuori una Italia che sarà anche figlia della tv commerciale, ma che ha accolto con gioia l'avvento di un certo modo di fare tv e tutto l'armamentario connesso.Al di là di alcune mie considerazioni "a latere" del documentario di Gandini, ribadisco quanto dico sopra e cioè che, mi cito, "Dal documentario di Gandini, emerge, con le necessarie forzature (come tutti i documentari, l'unica cosa oggettiva è la webcam fissa su un parcheggio, tutto il resto è fiction), un paese felicissimo che ci sia la fica scosciata, felice di culi e tette al vento,"Che poi su questo non si sia d'accordo, ci sta e si può discutere, ma stiamo parlando di cosa il documentario è non cosa avrebbe dovuto raccontare.Ma il documentario racconta anche questo, un paese felice per i culi e per le tette.Sulle altre tue considerazioni:1. Berlusconi è stato bravissimo a creare un modello televisivo che nè Rizzoli (Italia 1) nè Mondadori (Rete4) sono riusciti a contrastare.Epici gli scontri tra i grandi film tv sulla Rete4 Mondadoriana (Venti di Guerra con Mitchum) e Dallas. Per non parlare dei varietà costosissimi Mondadoriani contro quelli Fininvest.Chi c'era se li ricorda e ricorda la sconfitta Mondadori, incapace di fatturare pubblicità e annegata nei debiti.2. Il modello di tv commerciale adottato da Berlusconi si è rivelato vincente non per costrizione comunista/fascista, ma perchè alla maggioranza è piaciuto.3. Berlusconi ha, nei primi '80, soffiato alla RAI Corrado, Vianello, ecc. e il pubblico si è spostato da Rai a Fininvest.Se oggi Fiorello andasse su La7 farebbe il 15% (5 volte la media di rete), così senza sforzo.4. La7 doveva essere il terzo polo, quello "culturale" l'alternativa vera alla televisione dei culi e delle tette. I risultati di share sono sotto gli occhi di tutti. al di là del blocco politico che c'è stato contro la nascita della rete.5. Le condizioni per un pluralismo televisivo forse dovevano essere creati 25/30 anni fa, quando la sinistra, disprezzando la televisione ha permesso a chi non la disprezzava di occuparla. Ora è tardi.E, in ultima analisi non si può costringere a leggere chi odia i libri, non si può costringere a vedere un programma di storia a chi vuole solo spegnere il cervello davanti alla tv.Non si può costringere a fare gli intellettuali a chi non lo è.Si possono fare programmi popolari migliori, questo sì.ricambio la stima e ti saluto.

  3. Roberto Bernabò ha detto:

    Personalmente sono portato a credere che sono stati proprio gli anni della TV commerciale, e gli obiettivi specifici del progetto di SB, a produrre le aberrazioni culturali, di cui i mostri, che tu indichi, sono, in qualche modo, l'incarnazione e l'espressione.Se è vero che sono loro gli esistenti più inquietanti del documentazrio, ed in parte sembra essere vera questa affermazione, ti rispondo, però, che è esattamente questo l'obiettivo di Mediaset ed del suo incontrastato (è il caso di usare questo termine) proprietario e padrone.Avere un popolo fatto da gente così.Ed è, ahimé, proprio questo il problema nel e del nostro paese (e, secondo me, il vero messaggio verso l'alto del film).A mio avviso se ne uscirà (?) solo cercando di creare le condizioni per una vera pluralità di soggetti televisivi, altrimenti ho paura che di mostruosità (e di mostri) del genere, ne vederemo sempre di più.Non è possibile, per dirne una, che un Lele Mora abbia, di fatto, il monopolio dei casting. Perché questa sperequata anomalia, oltre ad essere profondamente ingiusta da un punto di vista democratico – commerciale, livella tutto ciò che appare, al filtro culturale di un personaggio del genere.Insomma, pur apprezzando il taglio della tua analisi, personalmente non la condivido, né credo fossero questi gli obiettivi del docufilm di Erik Gandini.Con stima.Rob.

  4. souffle ha detto:

    @sam: grazie sei sempre troppo gentile. Un saluto.

  5. sam ha detto:

    un'analisi che trovo azzeccatissima.

  6. souffle ha detto:

    @spettatore: grazie, do uno sguardo al pezzo.Nella visione indubbiamente dobbiamo tenere in conto del suo essere prodotto per spettatori non italiani.A cercare sotto le cose più appariscenti si trovano molte informazioni interessanti. Grazie per il tuo commento e un saluto.

  7. Molto interessante.Ti segnalo anche il pezzo di Andrea Inglese su Nazione Indiana (http://www.nazioneindiana.com/2009/09/09/videocracy-o-del-fascismo-estetico/).Credo poi che tu colga nel segno quando dici che il film è stato realizzato per il mercato estero: io l'ho visto con gli occhi di un italiano (abbastanza informato dei fatti) e non sono riuscito a trovarlo così sconvolgente come me lo aspettavo.Probabilmente vi ho cercato le cose sbagliate, per così dire.

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