Critica militante da Venezia

Se Mereghetti trova l’esordio di Tom Ford con A single man, tratta da uno splendido romanzo di Isherwood che non ha letto quasi nessuno, un buon film con i suoi buoni difetti, Paolo D’Agostini su Repubblica, sfoggia la sua militanza dichiarando che il film è un “tipico esempio di cinema dei costumisti e degli scenografi, disperso in mezzo a una drammaturgia decrepita e allo speculare compiacimento fotografico per i bei corpi maschili ha solo un momento di intensità [e ti pareva…]: quello dell’incontro tra George e la sua amica, interpretata da Julienne Moore”.
Al di là dello stereotipo su scenografi e costumisti, si nota che naturalmente se ci fosse stato un compiacimento fotografico per i bei corpi femminili (come spesso accade ed è accaduto), siamo sicuri che D’Agostini non avrebbe chiosato in questo modo.
Si nota anche, che sul sito di coming soon questo film, è, al momento, l’unico di quelli in concorso non recensito dai critici della rete. Salvo aggiunte successive

Quando si dice critica militante.

Annunci

Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in venezia 2009 e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

13 risposte a Critica militante da Venezia

  1. Alberto Di Felice ha detto:

    souffle: Nessuno: stando a quanto dici le cose dovrebbero equivalersi, nel vuoto pneumatico. Chiaramente, nessuno di noi vive nel vuoto pneumatico. Tutto quel che hai detto è vero, ed è vero sempre; il mio punto, credo, è che alla fine di tutto questo quel che conta è solo quel che si scrive. È confrontando il peso concreto dei propri argomenti che si vede chi è "meno lontano" dalla realtà delle cose. Poi è anche vero che non tutti argomentano, anche se — quel che è peggio — credono di averlo fatto… Un ri-saluto e grazie dello scambio.

  2. souffle ha detto:

    @alberto: non è questo, è che non mi va di parlare di una terza persona, che è assente, come in un talk show politico.Preferisco semmai confrontarmi direttamente, se può venirne qualcosa di buono.Ma non in quel caso, io e l'interlocutore assente siamo proprio su due pianeti diversi.Avrei avuto molte cosa da sottolineare sul tipo di parole usate in quella recensione (le parole sono rivelatrici), sull'articolazione del discorso sui presupposti e le premesse logiche e le conclusioni, ma preferisco non farlo.In effetti il punto di partenza e l'argomento principale del post era semplicemente riflettere su quanto i nostri pregiudizi, preconcetti, il nostro background religioso e le nostre fobie, poi "inquinino" una critica "professionale".Quanto il nostro militare da qualche parte (cattolica, omosessuale, conservatrice, progressista, femminista, maschilista, giovane, matura, nerd, geek, ebrea, nera, atea, nichilista, ecc.) condizioni il nostro modo di vedere i film, il nostro capirli e il nostro "accettare" la visione del regista, cioè non dire quello che il film ci ha dato (mi ha ricordato quando ero adolescente, mi ha fatto piangere, mi sono incazzato, mi sono imbarazzato, mi sono disgustato, mi sono eccitato), ma quello che il film semplicemente è.Un film brutto è come un film noioso, è un metro di giudizio assai soggettivo.Io ritengo che spesso lo facciano, in modo a volte più significativo, a volte marginale.E saltano fuori ovviamente nei casi in cui un film sollecita questi nostri pregiudizi, fobie, preconcetti, background. Altrimenti ovviamente non emergono.Senza fare riferimenti a nessuno, solo come esempio, un antisemita si palesa solo di fronte a un ebreo, solo di fronte all'oggetto della sua fobia o del suo disprezzo.Una volta un amico uscì con me dalla proiezione di un film di Eytan Fox disgustato per la dose di sionismo massiccia in quel film.Il suo essere antisionista (non antiebreo, credo che tutti conoscano la differeza) rese la visione di quel film intollerabile.A prescindere dal valore o meno della pellicola.Il danno era fatto. Il sionismo di Fox, la sua ostentata diversità, impedisce di vedere lucidamente il film.Che valore ha quella critica? Per me assai marginale.Se poi lui esordisce dicendo: ho qualche problema con la politica dello Stato di Israele, ma questo non c'entra con il film, ecco che il mio sospetto diviene certezza: e mi spinge a non credergli punto.O a non considerare interessante per me il seguito di quello che vuole dire.Chiudo riflettendo sul fatto che per molte persone vedere al cinema arti squartati, gole mozzate, budella che fuoriescono da stomaci distrutti, sangue grondante, sia vissuto con maggiore tranquillità che vedere un cazzo in tiro o una fica bagnata.Chi sta meglio?

  3. Alberto Di Felice ha detto:

    souffle: Sì, beh, hai ragione. Forse abbiamo sovrastimato la capacità degli strumenti statistici di segnalare i link in ingresso… Comunque non credo stessimo facendo nulla di irrispettoso; ma sicuramente io ho livelli di tolleranza troppo alti. Un saluto.

  4. souffle ha detto:

    @alberto: direi che con questo tuo commento, unito alla critica su Shortbus,che ritengo molto utile per farsi una idea di "militanza critica" (e sui suoi argomenti) possiamo smettere di parlare di una terza persona che è per giunta assente. Non mi sento a mio agio, per rispetto nei suoi confronti.Ti ringrazio e credo che chi forse leggerà questi diversi scambi potrà avere tutti gli elementi per farsi una idea generale su critica come militanza e su come spesso tutti noi usiamo due pesi e due misure per valutare i film (mi riferisco alle tue ultime riflessioni) giusta il fatto che in un caso quel film ci ha detto cose di noi, in altro caso quell'altro film è lontano dal nostro essere.Grazie.

  5. Alberto Di Felice ha detto:

    souffle: Io capisco e condivido assolutamente le tue affermazioni sulla sessualità, se parliamo di sessualità. Però bisogna stare attenti. Mi permetto di ampliare il mio discorso su gparker (ma chiamiamolo Gabriele Niola, per una volta che c'è qualcuno che non ha paura di scoprirsi rivelando nome e cognome!) perché lo leggo abbastanza e pur essendo assai spesso in disaccordo con lui (ti prego di notare che Gabriele voleva defenestrare con toni semi-apocalittici anche "E venne il giorno", che io adoro e che è tutto fuorché un film sulla liberazione omo- ed eterosessuale) posso dire con certezza che sovente è uno interessante da leggere, ma soprattutto che è uno disposto a discutere, anche se spesso parte con perentori "non mi è piaciuto" che alla critica stanno come gli "sticazzi". Mi sono letto l'interessantissimo thread che è nato dal suo post su "Shortbus", e credo che da un punto di vista formale di argomentazione (condivido meno sul film in sé, che ho mediamente apprezzato) Gabriele abbia ragione: in quello che ha scritto si può vedere omofobia e tutto il resto solo se si fanno processi alle intenzioni… Il povero Gabriele scriveva cose molto precise:La sessualità esibita sullo schermo mi infastidisce sempre un po' ma è una cosa privata, che non centra nulla con i film in sè. Sono un grande amante dei film di Pasolini, Almodovar e anche di alcuni di Russ Meyer, ma non vedo mai porno (che mi infastidiscono e basta). Non condanno Shortbus perchè esibisce il sesso, lo condanno perchè è brutto. Non ci fosse stata neanche una scena di sesso sarebbe stato brutto uguale, perchè è frutto di una brutta idea di cinema. Un cinema che pensa solo ai contenuti e tralascia il legame che questi stringono con la forma, un cinema che guarda solo se stesso e si fa vanto della propria diversità invece che perseguire altri obiettivi.Un cinema vuoto, un vuoto che in questo caso particolare è riempito con il sesso, per creare un po' di clamore e far parlare di sè, ma che poteva essere riempito con qualsiasi altra cosa, non avrebbe fatto differenza. E' l'idea che c'è dietro a non esistere.Per questo è una porcata. Perchè c'è solo il sesso.Posto che si può non esser d'accordo, mi sembra doveroso rimanere "sul pezzo". Io non conosco Gabriele e ovviamente non so che tipo di sessualità sprigioni nel suo privato o pubblico, ma francamente manco mi interessa. Ho già tanti problemi io! Per andare sullo specifico: io noto che, ad esempio, nota difetti simili per "C.R.A.Z.Y." e "Juno". Per esser brevi: la "ruffianeria". Che è un'osservazione che mi sentirei di condividere, eh, fermo restando che è facile muoverla ma quel che conta è dimostrare dove effettivamente è (quello che manca quasi sempre alle recensioni è la parte propriamente argomentativa della "sentenza"). Però per il secondo scatta non si sa perché la scusante:Però a questo punto vorrei fare una piccola difesa del ruffiano, nel senso che se è vero che ciò che è ruffiano non è autentico e quindi un po' meno stimabile, è anche vero che entrare in una sala e vedere un film indubbiamente divertente che sa conquistarti (anche se bara e usa trucchetti bassi) è quasi lunsinghiero, nonchè piacevole e rilassante. Nel caso particolare poi Juno è fatto molto bene, raccontato con leggerezza e spensieratezza. Preferisco considerarlo un bellissimo filmetto più che un filmone mancato.E mi viene da chiedere: perché uno ti è piaciuto sulla base di questa argomentazione e l'altro non ti è piaciuto sulla base della stessa argomentazione? Cosa cambia rispetto a uno che anziché da "Juno" è conquistato da "C.R.A.Z.Y.", posto che per entrambi "il risultato è indubbiamente piacevole, anche perchè altrimenti non ci sarebbe arruffianamento"?

  6. souffle ha detto:

    @Alberto: io ritengo che il testo di Bennett sia una forza e che la messa in scena ne sia degna.Accetto il tuo non fare processi alle intenzioni.Scrivere però di un film: speriamo passi sotto silenzio, signfica non che il film lo troviamo sbagliato (cosa legittima) ma che è così brutto che nemmeno merita un pubblico per quanto piccolo.Opinione, a mio parere che mina il resto della critica di un certo pregiudizio.Se non avesse usato quella frase iniziale, sarebbe stata una legittima (anche se poco motivata) stroncatura.In quel modo appare qualcosa d'altro.Inoltre ricordo come lo stesso gparker, cosa mai accaduta nella connection, (più o meno ) scherzano non voleva postare le 4 pallette che un altro blogger aveva date a Shortbus (e il blogger giustamente si lamentava).Lui gli aveva attribuito 1 palletta.Il fatto che Shortbus fosse un film girato da un regista gay che affrontava il tema della sessualità in modo piuttosto variegato e con soluzioni interessanti abbattendo alcuni tabù sulla rappresentazione del sesso al cinema, era immagino solo una coincidenza.Due coincidenza non fanno un fatto. Se leggessi gparker forse troverei la terza.Come basta leggere Farinotti per farsi una idea di come il suo dizionario sia da Centro cattolico cinematografico.Scelta assolutamente legittima, ma che è bene sapere prima di affrontarlo.Infine, sposo assolutamente la tua ultima affermazione: sono molto più interessato dalle modalità di rappresentazione del corpo maschile nel cinema non necessariamente legato al desiderio.(butto là: Daniel Craig che emerge dalle acque in costume da bagno e addominali in 007, ad uso del pubblico femminile e ad ammirazione di quello maschile. Ma ci sono stati commenti come "sirenetto" e altri simili).Il cristianesimo ha un po' castrato quella ammirazione tutta pagana per la bellezza maschile, non legata, ripeto a un desiderio erotico.I greci dicevano kalos kai agathos per indicare due qualità imprescindibili di un uomo.Alessandro Magnoi era forte, saggio e giusto, ma anche bello (indipendentemente che lo fosse, così era descritto).Una bellezza maschile cui oggi viene associata la futilità, la superficialità, come se un ragazzo con un bel corpo non possa anche essere una persona interessante.Cosa che si dice anche delle donne, salvo che poi non ho mai sentito un maschio pazzo per Beth Ditto, o per la grassa vicina di casa.E un corrispettivo femminile di Jack Black non credo sfonderebbe al cinema.Persino Tina Fey si è rifatta il trucco e messa in tiro.

  7. Alberto Di Felice ha detto:

    souffle: Sai che non so se il problema che gparker aveva nei confronti di "The History Boys" fosse esattamente quello? Io lo farei risalire — andandomi a rileggere il vostro breve scambio e attenendomi a quello — più probabilmente ad una sua (errata) comprensione di ciò che il film si propone di fare più in generale, e ad un suo (errato) giudizio su altri elementi quali la caratterizzazione dell'intero corpo insegnante. La sua idea, mi par di capire, è che mentre nel film ci sono gli omosessuali, che per definizione sono "strani", il resto è meno "strano". Che è una tesi non sequitur alquanto sciocca, ma che è comunque diversa da un rigetto dell'omosessuale in quanto tale.Sulla "critica" di Di Diodato siamo su un piano diverso: qui siamo a mio avviso nel puro campo dell'idiozia. E, sì, del pregiudizio moralista di chiara marca cattolicheggiante.Quindi, per esser brevi: condanniamo ognuno per la corretta imputazione che gli compete. Separerei il tema omosessuale in sé dalla rappresentazione del corpo maschile e/o da altre valutazioni estetico-narrative, perché per quanto siano tangenti comportano problemi diversi.

  8. souffle ha detto:

    @Alberto: in effetti mi sono spiegato male. Il problema relativo a "The History boys" non era la carne maschile in esposizione, era la rappresentazione del soggetto così ostentata, il fatto che questi ragazzi accettassero di essere palpeggiati dal loro maestro come i giovani greci nell'antichità da parte del loro precettore, la messa in scena di questo rapporto particolare e il fatto che uno di loro, percepita la "debolezza" dell'altro insegnante (quello più giovane) ribaltando le posizioni di subalternità, la usasse per sedurlo e ottenere favori, come avrebbe fatto qualunque studentessa arrampicatrice.Farinotti, a proposito de "La mala educacion" dice nel suo Dizionario dei film, che la cosa sconcertante del film è che Almodovar vuole convincerci che l'omosessualità è una cosa normale.Piuttosto che concentrarsi sull'uso/omaggio del genere noir da parte di Almodovar – un quasi novità – e vedere se il madrileno ha colpito nel segno, Farinotti perde tempo con un presunto sottotesto che oltretutto non esiste.Ossessionato dal suo moralismo.Ecco, in questo senso associo la critica di gparker a quella di Farinotti e a quella di D'Agostini.Un cinema tutto maschile (come nei 3 film che ho citato) che evidentemente quando si esplica con queste dinamiche, non si è in grado di decifrare.Ma non perchè potenzialmente non se ne possiedano gli strumenti, quanto perchè il soggetto del film ci disturba così tanto che offusca il nostro giudizio.Per rispondere alle altre tue domande: io sono consapevole delle preferenze sessuali di Ford, come di quelle di Bryan Singer, come di quelle di Todd Haynes come di quelle di Cukor.E il loro cinema mi interessa anche per quello. So che il loro essere gay ha una influenza sulle inquadrature, sulla scelta dei soggetti, sul modo di metterli in scena (il concept del film di Haynes su Dylan risente molto di una estetica queer e "Lontano dal paradiso" omaggia Sirk come solo un regista gay potrebbe fare).E un film di supereroi girato da Singer ha dei piccoli segnali (inquadrature insistite sui muscoli, esaltazione della fisicità maschile, modo di illuminare il corpo, cui non penserebbe un altro regista che non vede il supereroe anche come un oggetto del desiderio.(Peraltro Sam Raimi, che non è gay, una cosa del genere l'ha fatta nel primo Spider-man: Tobey era molto sexy, la tutina strappata strategicamente sul capezzolo, ecc. E in modo analogo Cameron con Titanic ha deciso di rendere DiCaprio un maschio desiderabile da un certo target, e parliamo di Cameron, che disse: DiCaprio in Titanic è il maschio per la donna che pensa).Tu hai ragione sul modo in cui vengono rappresentate le cose, ma vorrei segnalarti il casino successo tra i cinebloggers dopo l'uscita di Lussuria di Ang Lee, sopratutto per il fatto che si esaltava anche il corpo maschile, oltre a quello femminile.Di solito la rappresentazione del corpo (nudo) maschile è maggiormente accettata dal maschio se in contesti action (la scena in sauna con Viggo) in cui la sensualità è assente, meno se il corpo maschile è ripreso con gli stessi stilemi della ripresa del corpo femminile.Nel momento in cui il corpo maschile diviene oggetto erotico e veicolo "narrativo" (penso a "I racconti del cuscino", col magnifico corpo di Ewan che diviene "bozza di libro", rappresentazione della seduzione della lettura e della scrittura) ecco che comincia qualche problema.E allora spesso il regista usa i trucchi, cerca di distrarre il pubblico mainstream mentre manda segnali a quel pubblico "diverso" che è in grado di coglierli, una sorta di linguaggio visivo cifrato che solo chi prova le medesime cose è in grado di cogliere.

  9. Alberto Di Felice ha detto:

    souffle Mi pare difficile che il problema con "The History Boys" potesse essere lo stesso, dato che io di nudi maschili in quel film non ne ricordo… Ma io sono un giovane rintronato e potrei sbagliarmi!Per ora devo notare che le mani avanti le stiamo mettendo un po' tutti, compresi io e te per il semplice fatto che — beh, non abbiamo visto il film. E poi non venirmi a dire che tu non sei condizionato dalle preferenze sessuali di Ford, perché sappi che non ci credo!Ecco, io sono molto conscio di quel che dici. Riconosco che una difficoltà oggettiva del maschio medio etero nel vedere corpi maschili in determinate circostanze c'è. Però non darei per scontato che questa difficoltà, relazionata ad un film, nasca sempre da un bias a priori: a mio avviso, anche per lo spettatore meno sensibile e attento, il modo in cui si racconta e mette in scena conta molto. Il che non toglie che fra il vedere al rallentatore le cosce di Sophia Bush o quelle di Colin Firth, a parità di buono o cattivo gusto, l'etero convinto ha poco da scegliere circa chi trova meno offensivo per la propria morale — meglio, il proprio morale.In ogni caso, il film in questi primissimi momenti ha ben più estimatori che denigratori. Su IMDb la media attuale (anche se con soli 103 voti) è addirittura di 8.3! Lo stesso McGavin, del quale ho citato solo la frase finale, l'ha trovato un buon film. Qualche recensione, per appagarti: Leslie Felperin su Variety, Lee Marshall su Screen e Damon Wise su Empire.

  10. souffle ha detto:

    @Alberto: grazie della segnalazione. Mi pare però che il recensore sia condizionato dalle preferenze sessuali di Ford. Supponendo che solo un regista gay si occupi di riprendere il corpo maschile (in questo però non ha tutti i torti, ma questo va a discredito dei registi etero).Di base mi sembra ci sia sempre un certo "fastidio" per il "mostrare" il corpo maschile, la "carne" maschile.Ci vedo troppe "mani avanti", il problema non è mai il sottotesto, però ci tengo a ribadirlo sia mai che ci pensaste che abbia problemi con i bei maschi nudi.In attesa di sapere se il film invece lasci un segno e non sia vuoto come lamenta il recensore, noto che egli si sente in dovere di segnalare l'offesa morale fatta dalla ripresa del corpo maschile giovane e bello, evidentemente un vero problema per i recensori eterosessuali.Segnalo però al nostro Patrick che non si tratta di adolescenti ma di studenti universitari. Giovani sì ma non ragazzini.A me pare lo stesso problema che ebbe gparker con The History Boys, ma forse mi sbaglio.Un conto è discutere se il film lasci il segno o meno, se il tema della morte (e della solitudine, credo) che permea il romanzo sia sviluppato in modo interessante, un conto è lamentarsi per la visione di bei corpi maschili, quand'anche ripresi per suscitare un desiderio in chi guarda (che mi pare essere questo il problema) quando si vedono continuamente bei corpi femmilini ripresi per suscitare desiderio in chi guarda, senza che nessuno si senta moralmente offeso.Comunque vedrò quando uscirà il film.Nell'attesa, grazie della segnalazione. Se me ne trovi anche una positiva siamo a posto. ^^

  11. Alberto Di Felice ha detto:

    Vorrei segnalare una mini-critica a mio avviso interessante di Patrick McGavin, per amor di curiosità e giusto perché mi sembra avanzare i medesimi dubbi di D'Agostini — ma "meglio", è facile vedere:Ford is heavy and solemn. A Single Man lacks a single spontaneous moment. Virtually every shot of the movie is punctuated and italicized with meaning and cause, and the bludgeoning never lets up. It’s a reverie on the beauty and devastation of the male body, and the problem is not the subtext, but only the realization. Other directors (like Kenneth Anger, for one) have done it more sinuously and tragically. If a straight director aestheticized the flesh of nubile teenage girls the way Ford does handsome young boys, the outrage would be palpable. A Single Man is permeated by death imagery, but the enveloping vacuity leaves no sting.http://www.stopsmilingonline.com/story_detail.php?id=1285&page=2

  12. souffle ha detto:

    @udp: ah, mi fa piacere che coming soon abbia recensito.Il libro di Isherwood che lessi quando ero più piccolo e trovai difficile da capire davvero, e rilessi da grande e trovai stupendo, e per me va letto tardi, quando si ha più memoria di cosa sia la perdita e la solitudine derivante da essa.Anche a me puzza sempre un po', ma diciamo che i recensori etero fanno sempre molta fatica a "immedesimarsi" in una storia di amore omosessuale e preferiscono che quando ci sono due uomini di mezzo si faccia riferimento all'Amore.In realtà, hai ragione, che si tratti di una storia di un amore tra due uomini conta.Mi fa ridere, è come dire che "La statua di sale" di Vidal parla della perdita di un amore e non del fatto che un uomo ha perduto l'unico amore (maschio) della sua vita.un saluto, torno ai miei corti del Milano Film Festival

  13. UnoDiPassaggio ha detto:

    Vorrei sapere, a questo proposito, cosa ne pensi di questa parentesi inserita nel pezzo per altro abbastanza positivo di Gironi su Coming Soon. Eccolo:"Ford racconta una storia che mette al centro di tutto l’indissolubilità e la reciprocità dei concetti di Vita e Amore (e grazie al cielo, che questo amore sia omosessuale piuttosto che etero è mero accessorio)"C'è della buona fede in quel che c'è scritto, lo capisco, però mi puzza sempre questa storia che il fatto che sia un amore omosessuale non conta più di tanto (storia sentita fino alla nausea come elemento a favore nelle recensioni positive di Brokeback Mountain). Ma perché mai? Tra l'altro, per quel che ho capito io (non ho letto il libro di Isherwood e vorrei), che quell'amore sia omosessuale (e che viva gli ostacoli noti a quest'amore) un po' conta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...