una nave di mattoncini

Si chiama Gionata, ma la mamma lo chiama Gio’ non per fare prima, ma per non ricordare che quel nome, che poi era quello del nonno, lo ha scelto il padre. Lei pensa che se lo chiama Gio’ sia un po’ più suo.

Gio’ ha 4 anni e sa cosa deve fare quando si sveglia al mattino. Silenzio. Si veglia sempre prima di tutti, eccitato per un nuovo giorno che comincia. Scende dal letto, va al bidone giallo piazzato dall’altra parte della sua cameretta dalle pareti azzurre e prende i suoi Lego.
Gio’ non ama le confezioni precotte di oggi, ha voluto i mattoncini sfusi per costruire quello che desidera. Gio’ da settimane sta lavorando ad un progetto segretissimo, nemmeno la mamma lo sa. Ci lavora ogni mattina, prima che si sveglino tutti e lo chiamino per la colazione.
Ogni giorno un mattoncino, ogni giorno un nuovo pezzo. Poi si ferma, controlla la solidità dell’opera e con un sorriso soddisfatto la rimette dentro il bidone giallo.
Gio’ sta costrudendo una nave, una grande nave da carico come quelle che ha visto in quel film che suo papà aveva iniziato a vedere prima di addormentarsi. Gio’ ne aveva visto un pezzetto, poi la mamma aveva spento il televisore e mandato Gio’ a letto, mentre suo padre gorgogliava ancora sul divano.
Era una grande nave, con la punta arrotondata e una ciminiera e una stiva enorme che ci entrava dentro un camion di sicuro.
Quella mattina Gio’ sta ultimando la copertura della sua nave. Si ferma eccitato a guardarla. Grandissima. Non affonda, ne è sicuro. La ha rinforzata bene. Con un piccolo fremito mette la copertura alla sala comandi. Poi, senza rendersene conto, esclama a voce alta: Finita!
Si gira verso la porta. Il suo grido avrà attirato qualcuno? Sembra di no. Aveva rischiato di rovinare tutto.
La voce della mamma: Gio’ vieni, la colazione.
La mamma dice sempre la stessa frase, pensa Gio’. Gli mancherà la mamma, lo sa. Ma ora c’è la nave, la sua bellissima nave di mattoncini, non può aspettare, non può ripensarci. Se saluta non andrà più via.
La mamma di Gio’ si è stufata di chiamare e raggiunge la stanza del figlio. Apre la porta mentre domanda se per caso un bambino di sua conoscenza è diventato sordo. La sua domanda riembalza in una stanza vuota.
Sorpresa, la mamma di Gio’ si mette a cercare per tutta la casa, senza trovare il bambino.
Nella cameretta dalle pareti azzurre, il tappeto è bagnato e la nave di mattoncini colorati è sparita.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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4 risposte a una nave di mattoncini

  1. souffle ha detto:

    @mr_sandman: verissimo, importante è ricordarsi di quando si era piccoli e tutto ci sembrava possibile. Un abbraccio.

  2. mr_sandman ha detto:

    😀Qualcuno, anche quando cresce, riesce a salire sullo stretto ponte della barca, entrare nella cabina di comando, afferrare il piccolo timone e prendere il largo…

  3. souffle ha detto:

    @parigino: grazie della lettura. un saluto.

  4. parigino ha detto:

    Molta poesia, è bello sorridere leggendo

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