coraggioso Ozon

Ci vuole un bel coraggio. Chi segue da anni il peregrinare cinematografico di François Ozon nel momento in cui lo credeva prigioniero del suo stile sicuro, ne scopre la voglia di sfida che è prima di tutto linguistica in questo suo nuovo lungometraggio, Ricky.
Ozon, con la sempre straordinaria facilità nel controllo delle inquadrature (mai una immagine fuori misura, un pudore, un accostarsi sommesso alla materia filmica, un lasciare allo spettatore il controllo del significato abbandonandolo alla polivalenza dei significanti) scardina il tempo filmico, sbarella il genere e le aspettative dello spettatore.

Lontanissimo dal realismo politico di Loach, Ozon costruisce un sogno ad occhi aperti/chiusi come già spiega molto bene Manuel Billi. Non serve dire altro su questo punto.
C’è solo qualcosa in più che vorremmo aggiungere.
L’ingresso del monstrum (nella sua piena etimologia latina) come coacervo di paure e meraviglie di madri certo, ma anche di padri e di figlie, è collante per famiglie, strette in un abbraccio. (Soprav)vivere è una avventura che implica la difficile lezione di accettazione del meraviglioso/mostruoso che esplode dentro di noi (nella pancia) che si fa carne e sangue e che occorre liberare per tenercelo per sempre.
A questo si uniscono più elementari sottotesti di accettazione del diverso (Non ne parlare a scuola, intima la madre a Lisa. Perchè? Perchè Ricky è diverso. Pensi gli faranno del male? Sì), come il letterale “abbandono del nido materno”; ma c’è anche la necessità per chi – come Ricky – si sente diverso, di fuggire da un ambiente che non gli appartiene. La vera libertà è essere se stessi, volando via dai banalità pregiudizi e riflettori.
Un
film davvero troppo complesso per essere banalizzato dalle parole che possiamo scrivere.

Però a proposito di parole banali e svogliate, permettete che riporti quelle del critico del Giornale Salvatore Trapani, per mostrarvi come i pregiudizi, le paure e il disprezzo possano offuscare in modo significativo la visione di un film.

Vola basso Ricky di François Ozon, storia di un bimbo biondo e angelico (Arthur Peyret) destinato a librarsi in cielo, piuttosto che a una pubblicità di omogenizzati, con le sue ali da putto. Concepito nel bagno di una fabbrica, in un amplesso tra un’operaia (Alexandra Lamy) e un collega sconosciuto, Ricky, svolazza ovunque, e fa impazzire tutti. Il film evoca il solito mondo kitsch di Ozon, ora da un milieu dimesso piuttosto che leccato e incipriato. Ma è Ozon, appunto, icona gay, per un cinema dal simbolismo troppo presuntuoso, e, a una più approfondita analisi, sconclusionato.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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11 risposte a coraggioso Ozon

  1. Anonimo ha detto:

    Souffle’ please, la tua citazione l’ho già letta una volta ma non ricordo dove…
    “Oh, datemi un grande mare e una barca su sui navigare, e remeremo insieme, il mio amore e io.”
    Di chi è?

  2. souffle ha detto:

    Grazie per avere riletto quanto ho scritto. Credo anche io che sia un film necesario. :)Buona serata.

  3. Pickpocket83 ha detto:

    Rileggo ora questo post dopo aver visto il film.Perfetto, concordo in pieno con quanto hai scritto. Film sorprendente e miracoloso. E necessario. :)Saluti

  4. Anonymous ha detto:

    molto intiresno, grazie

  5. souffle ha detto:

    @Luciano: sei sempre molto gentile. Spero che tu possa in qualche modo recuperare il film che sono convinto ti conquisterà. Un saluto e grazie per il tuo commento.

  6. Luciano ha detto:

    Spero di riuscire a vederlo. Dopo aver letto la tua recensione sono rimasto affascinato. Sembra il mio mondo di bambino.

  7. souffle ha detto:

    @christian: sorprendente è un termine assai azzeccato. Un saluto e grazie per il tuo commento.

  8. Christian ha detto:

    Ottimo e sorprendente film, d'altronde Ozon raramente (mai?) delude… ^^

  9. souffle ha detto:

    Dici bene tu. Ma Ricky si è guadagnato ampi spazi in cui volare per non farsi male.Oh, datemi un grande mare e una barca su sui navigare, e remeremo insieme, il mio amore e io.

  10. UnoDiPassaggio ha detto:

    Ogni linguaggio è rivelatore. Anche quando non lo vuole. Nel caso del giornalista da te citato l'uso fuori luogo dell'espressione "icona gay" apre una voragine. Nella quale noi non cadiamo. Figurarsi Ricky che ci vola sopra, fottendosene.

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