quando l’avvocato è gay

Ho una mia teoria sul perchè gli omosessuali adulti vengono rappresentati dalla fiction come professionisti o del mondo dell’editoria/moda o di quello esattamente opposto come atteggiamento, dei difensori della legge.
In entrambi i casi si tratta di offrire uno stereotipo rassicurante al pubblico mainstream, destinatario della maggior parte di questi show televisivi.
I gay o fanno professioni da finocchio, mestieri “femminili” (il mondo dell’editoria è uno di quelli a più alta concentrazione di donne) oppure esercitano una delle professioni socialmente più rispettate e sinonimo di successo, specie in America (e tra le più detestate/invidiate) nonchè tra le più “televisive” insieme a quella del poliziotto e del medico.
La risposta in entrambi i casi è: rassicurare.
Nel primo caso è “vedete, non sono come noi”, alludendo a quel mondo pazzo e fuori dalla realtà che è quello pubblicità/moda/editoria/media. Nell’altro è: “vedete, nonostante siano diversi fanno un lavoro rispettabile e rispettato, per cui riesco a non pensare al fatto che potrebbero guardare il mio culo”.

La televisione americana (ispirata da quella inglese) ha tentato, muovendosi tra le mangrovie del puritanesimo e della sessuofobia USA, strade diverse, ma di nicchia. Per 5 stagioni (3 di più del suo omologo britannico) è andato in onda su Showtime, Queer as folk, storia di un gruppo uomini omosessuali a Pittsburgh (che doveva apparire omologa della Manchester inglese dello show ispiratore) che rispetto alla serie inglese si è mostrata inaspettatamente molto più esplicita e diretta. Nessuna edulcorazione dei personaggi, anche sgradevoli, e una sessualità vissuta ed esibita esattamente come ci si aspetterebbe da una serie etero.
Il pubblico della serie, però, era chiaramente quello omosessuale o era costituito da donne eterosessuali. In Italia la serie ha vissuto percorsi accidentati ed è sparita nei bui corridoi dei palinsesti, dove non potesse disturbare nessuno.

Negli ultimi 10/15 anni, la figura dell’avvocato omosessuale ha unito due grossi elementi di appeal per il pubblico americano. Come si diceva, gli avvocati esercitano (insieme a medici e poliziotti) un fascino indiscutibile, forse proprio perchè detestati/invidiati nella vita reale. Gli omosessuali sono, dopo la visibilità sociale raggiunta negli ultimi anni, un oggetto di curiosità per un pubblico mainstream che non ha mai avuto a che fare nella vita con queste persone.
Nel 1985 Gary David Goldberg creò Sara, con Geena Davis, ambientata in uno studio legale, la prima serie americana (NBC) con un avvocato gay. Scontratasi con Dinasty, perse negli ascolti e fu cancellata dopo 13 episodi.
In Will & Grace (1998-2006) – discutibile esempio di inserimento di personaggi gay nel mondo mainstream – il protagonista è un avvocato gay che ogni tanto schecca, ma è perfettamente rassicurante, specie perchè non ha relazioni stabili e sopratutto ha una vita sessuale assente, non come quella che avrebbe un avvocato 30enne eterosessuale attraente come lui. Il suo amico Jack, il sissy dello show, è divertente e rappresenta l’omosessuale visibile, quello riconoscibile. Anche lui non ha una vita sessuale.
In Desperate Housewives (2004-) dalla quarta stagione è arrivata una coppia gay a popolare un quartiere ad alto tasso di traslochi. Per aiutare il pubblico mainstream della ABC uno dei due è chiaramente più effeminato (la “femmina” della coppia, tanto per rinsaldare un’altro stereotipo) l’altro è più virile ed è naturalmente un avvocato.

In Inconceivable (2005), serie tv cancellata dopo pochi episodi, il protagonista era un avvocato gay che lavorava per la “Family Options Fertility Clinic”.

In Brothers & Sisters (2006-) sorta di drama con elementi soap, uno dei fratelli Walker è un avvocato gay che sta con uno chef.

Dovendo inserire un carattere gay in una serie tv – i motivi per cui lo si fa sono banalmente di target – si preferisce farlo “docilmente”, creando un personaggio piacevole e non aggressivo, per mantenere il target eterosessuale di riferimento e aggiungere quello omosessuale.


Con le serie per teenager (vedi l’inglese Skins) si hanno meno problemi perchè si gioca sul pansessualismo degli adolescenti, che hanno meno resistenze nell’accettare la possibilità di “sperimentazioni sessuali”.
E sono comunque diverse le serie americane che presentano personaggi bisessuali, probabilmente più facilmente accettabili dal target giovane di riferimento.
Diverso è il caso di serie come Queer as folk, dove invece il target di riferimento è quello omosessuale o delle donne eterosessuali e si può essere più espliciti e liberi (protagonisti stronzi e donnaioli, o ragazzini sfacciati, o impiegati di un supermercato dimessi e alla ricerca dell’amore).

A chi si lamenta che nella tv americana non viene dato spazio ad un’altra figura di omosessuale, magari più “negativa” o “operaia” si può rispondere che nel primo caso, serie come Queer as folk mettono in scena un protagonista equivalente del maschio etero donnaiolo, superficiale e stronzo. Nel secondo caso si può dire che nemmeno la classe operaia etero trova rappresentazioni televisive frequenti… Forse perchè gli operai televisivamente – specie nelle comedy series – non fanno molto ascolto.
Del resto se devi scegliere il protagonista di Lost, prendi un medico maschio alfa attraente. I leader dei gruppi raramente sono manovali ciccioni con l’acne e il capello unto.

In molti vorrebbero vedere alla tv personaggi come quelli di Ralph Konig – zozzi e volgari gay grassi e con barba di tre giorni che tornati dal cantiere, canottiera macchiata di sugo, che siedono sul divano a guardare la televisione sbaciucchiandosi. Ma la banalissima domanda dell’executive televisivo è: chi li vedrebbe?

Se ci fosse un target disposto ad accogliere una nuova tipologia di personaggio omosessuale lontano dallo stereotipo dell’omosessuale sempre pulito e col corpo curato, dolce e con tanto buon gusto, i produttori proporrebbero una nuova tipologia di serie televisiva.
Sono però dell’idea che il pubblico non sia ancora pronto. In modo particolare, il pubblico maschile eterosessuale probabilmente si spaventerebbe nel vedere rappresentati froci esattamente come loro, con le stesse abitudini, che non sanno cucinare, che adorano il calcio, che ruttano dopo un sorso di birra e si lasciano addosso la maglietta di tre giorni?

L’equazione rassicurante “non sono come noi” cadrebbe e subentrerebbe il timore di non potere identificare esattamente il carattere come altro da sè.
E forse la paura maggiore, a livello narrativo, sarebbe quella di rischiare di identificarsi con il personaggio gay, pur essendo etero.

Per cui, per il momento, spazio agli stereotipati avvocati gay (e a medici, poliziotti, pubblicitari) ricordando a mo’ di battuta che l’avvocato più famoso della televisione americana era interpretato da un attore omosessuale.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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7 risposte a quando l’avvocato è gay

  1. souffle ha detto:

    Grazie per la dritta su Torchwood, di cui avevo sentito parlare ma che non ho mai visto. Credo ci farò un pensiero.Buona giornata.

  2. Martin ha detto:

    Davvero interessante.Mi chiedo a questo punto se conosci l'action hero gay per eccellenza, ovvero Captain John Harkenss della bella serie Sci-fi inglese Torchwood.Insomma non penso sia proprio uno stereotipo una figura di eroe di questo tipo, una specie di dongiovanni intergalattico che all'occorrenza non disdegna nemmeno alieni e donne umane, anche se è fidanzato con il suo braccio destro.Sarà che in Inghilterra hanno una mentalità diversa, se proprio l'attore stesso John Barrowman, gay e legato allo stesso uomo da vent'anni, conduce programmi per bambini.In Italia, paese di merda, griderebbero allo scandalo per molto molto meno.

  3. souffle ha detto:

    @Udp: effettivamente sì.

  4. UnoDiPassaggio ha detto:

    Six Feet Under sempre una spanna sopra gli altri, anche in questo (vedi alla voce "David e Keith").

  5. souffle ha detto:

    @alberto e watkin: io invece non sono mai riuscito a vedere Jack come una persona con una "reale" vita sessuale o sentimentale.Se c'era non ce la hanno mai fatta vedere nè ce la hanno raccontata.Sappiamo invece tutto della vita sessuale di Grace (vista anche a letto con Woody Harrelson, guest in vari episodi) nonchè di Karen, la fag hag sposata, che però essendo narrativamente speculare di Jack, era pure lei personaggio da cartoon.Will ha avuto qualche storia (lo sapevamo quando la brevissima storia era già finita e lui si sfogava con Grace) abbiamo visto pochissimi primi appuntamenti nonchè pochissimi (se non uno) baci della buonanotte.Al contrario di Grace.Il problema quindi non era del genere sit-com, quanto della difficoltà alla fine degli anni '90 di "mostrare" o "raccontare" certe cose. Meglio alludere.Un saluto e grazie per i vostri commenti.

  6. Watkin ha detto:

    Magnifico post.E anch'io, come Alberto Di Felice, ho sempre immaginato Jack con un'attività sessuale frenetica. Certo rimane il fatto che, pur in una sitcom, se si fosse trattato di un etero questa attività sarebbe comunque stata molto più visibile, narrata e soprattutto mostrata.

  7. Alberto Di Felice ha detto:

    Sarà che sono un inguaribile ottimista, e voglio la felicità di tutti, ma io ho sempre pensato che Jack di "Will & Grace" di sesso occasionale (soprattutto in un qualche angolo della palestra) ne facesse a tonnellate; solo che, un po' come per tutto il sesso indipendentemente dagli aggettivi, in una sitcom ovviamente non ce lo facevano vedere.

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