Cortocircuiti mediatici

In un articolo del 1992, Beniamino Placido, critico televisivo de La Repubblica (*), recensisce la prima puntata del Tg4, in cui Emilio Fede inizia a costruire – in modo assolutamente inedito per il giornalismo italiano – il suo racconto popolare delle notizie per il target anziano e poco scolarizzato della rete, avviando quello che sarà un successo clamoroso (anche per altri motivi) tra gli intellettuali, prima apertamente ostili, poi simpaticamente complici di un modo particolare di fare informazione.
A Fede, Placido rimprovera un eccesso di zelo nei confronti del suo padrone, non ancora entrato in politica. Placido non immaginava quali dimostrazioni d’amore Fede avrebbe dato in seguito.
Sopratutto non troppo zelo si raccomandava nel 1992 Placido.
La cosa non piacque a Emilio Fede, che rispose all’articolo di Placido durante una edizione del suo telegiornale, occupando così lo spazio destinato a una notizia (e forse, dati i minuti, anche a due notizie) con un attacco al critico.
Dal punto di vista mediatico ci interessa questo cortocircuito informativo. Tu mi attacchi su un medium (con un tipo di target e un tipo di diffusione) e io ti rispondo su un altro medium (con altro target e altra diffusione e penetrazione).
Cuiroso poi che Aldo Grasso, nella sua rubrica radiofonica A video spento – che seguivo su Radiodue ogni mattina – criticò l’attacco di Emilio Fede, e sulla base delle considerazioni che abbiamo detto (uso di due medium diversi, sproporzione tra la penetrazione di un giornale e la penetrazione della televisione). E lo fece però utilizzando un altro medium, la radio. Il cortocircuito continuava.
A me interessa però molto di più la questione target. E’ assai probabile che il pubblico del Tg4 ignorasse l’esistenza de La Repubblica, o comunque non lo tenesse come quotidiano di riferimento e potesse vivere tranquillamente ignorando Beniamino Placido come critico. La critica di Placido non avrebbe spostato un telespettatore. Emilio Fede, decidendo di rispondere in diretta ad un giornale che lo aveva attaccato, dà a questo medium una visibilità inaspettata, portando il suo target (quello del Tg4) a incuriosirsi per quel giornale diretto ad altro target.
In questo senso si può parlare di uso privato del mezzo televisivo: a Emilio Fede ha dato fastidio che Placido, le cui doti di critico e la cui influenza era nota e che Fede probabilmente teneva in grande coniderazione, lo avesse punzecchiato sull’ossequio eccessivo verso il suo padrone.
Fede soffriva nel non piacere anche agli intellettuali (**), cioè nel non essere preso sul serio come conduttore di tg anche da quel pubblico che però non era contemplato da Publitalia come target di riferimento del suo telegiornale. Il fatto che poi il Tg4 sia divenuto oggetto di visione da parte di un pubblico trasversale (che, in parte lo guarda per farsi due risate) e addirittura abbia ottenuto visibilità presso un’altra tipologia di pubblico, grazie ai siparietti fuori onda di Striscia la notizia (canale 5), non servono a cambiare di molto l’istogramma a torta del target di pubblico che i ragazzi di Publitalia presentano agli inserzionisti quando devono piazzare gli spot.
Un esempio recente di cortocircuito mediatico lo si è avuto con il “caso Brunetta”. L’onnipresente ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, acquisita una popolarità immensa con gli slogan “anti-fannulloni” tradottisi in leggi contro l’assenteismo e la malattia facile nelle pubbliche amministrazioni, di recente si è visto contestare i dati raggiunti (e pubblicati sul sito del suo ministero) dal settimanale L’Espresso.
Il ministro non ci ha pensato due volte. Anzichè rispondere “su carta”, magari facendosi ospitare dallo stesso settimanale, usa la home page del sito istituzionale del ministero che si apre con il titolo “La bufala dell’Espresso” in cui il ministro spiega perchè l’inchiesta de L’Espresso che contesta i suoi dati non sia scientificamente corretta.
A questo il ministro aggiunge una conferenza stampa in cui, di fronte a un pubblico benevolo e plaudente, passa 15 minuti a ricordare come L’Espresso sia in cattive acque, sia un giornale che non vende e di come lui, il ministro, sia contento di potere aiutare i giornalisti del settimanale a non perdere il posto, viste le vendite che (presumibilmente) farà il giornale.
Lo spazio dedicato alla risposta alle accuse del giornale è limitato in favore della, decisamente più interessante e divertente (dal punto di vista televisivo) “questione personale” del ministro con il settimanale del gruppo La Repubblica che più volte lo ha preso di mira.
Qui entra in gioco un po’ un certo narcisismo del ministro (grazie a me si vendono copie) unito alla cattiveria verso il settimanale (stanno affondando, stanno licenziando), associate però – grazie al ministro – alla conferma che il cortocircuito mediatico (rispondo via Internet e via conferenza stampa riportata dalle tv, a un attacco su carta) porta un target escluso dal riferimento di quel medium a interessarsi e conoscere quel nuovo mezzo.
A noi non interessa in questa sede sapere chi ha ragione o torto, ovviamente. Ci interessa analizzare questa distorsione mediatica.
Quanti elettori di Brunetta avranno comprato L’Espresso dopo la sua conferenza stampa? E quanti nuovi lettori avrà acquistato il settimanale, dopo che Brunetta gli ha dato nuova linfa e vivacità inaspettate?

Anche qui, come nel caso di Fede, si tratta della famigerata autoreferenzialità del mondo dei media che si parlano addosso, si parlano tra di loro, dando l’impressione al loro pubblico di tenere maggiormente in considerazione l’opinione degli “addetti ai lavori” piuttosto che quella del target di riferimento, che, nell’ottica editoriale commerciale, è l’unica cosa che dovrebbe interessargli.

Non facevano bene i democristiani a non rispondere mai agli attacchi? A lasciare sfogare gli avversari e sfinirli per stanchezza, parafrasando un vecchio detto, meglio comandare che apparire? Forse non più.

(*) Secondo Gianfranco Funari, una delle tre persone che “capisce de televisione”. Gli altri due erano il medesimo Funari e Carlo Freccero.

(**) La questione ora appare risolta, dopo che Fede si è guadagnato attenzione come “grande comico” supporter del premier, una simpatia che lo mette anche al riparo da tutti i rilievi che l’Ordine dei giornalisti dovesse mai fargli.

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a Cortocircuiti mediatici

  1. souffle ha detto:

    @parigino: grazie a te per la lettura. Un saluto.

  2. Parigino ha detto:

    Posto che i tuoi articoli sono sempre divertenti e piacevoli da leggere, questo tipo di pezzi qui sono delle lezioni di stampa. Grazie.

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