adattamenti (1)

You have not experienced Shakespeare
until you have read him in the original Klingon
Star Trek VI, The Undiscovered Country


L’adattamento cinematografico di un romanzo è sempre problematico, come è questione ricca di insidie fare la “critica” di un film che è il risultato di un adattamento di un romanzo.

Un primo tranello in cui cadono critici navigati e giovani cinefili si può riassumere nella frase “non è fedele!”.

Un primo tradimento è necessariamente “dovuto” e lo si deve alla diversità dei medium che entrano in gioco (libro e film – per il cinema, per la televisione o altre piattaforme).

Il cinema risponde a regole di scrittura diverse da quelle di un romanzo, come tutti sanno, per cui inevitabilmente il romanzo viene maciullato dalle esigenze cinematografiche, che oltre tutto variano a seconda che il film sia una megaproduzione hollywoodiana da 200 milioni di dollari oppure un film a basso budget.

Un conto è adattare L’ultimo uomo sulla terra di Matheson con Will Smith, un altro è farlo con Charlton Heston.

C’è un altro tradimento che rimproverano i difensori della fedeltà. Quello di non avere colto lo “spirito del romanzo”.
Qui la trappola in cui si cade è più sottile.
Se partiamo dal presupposto che ogni libro viene scritto anche dai lettori, ci troviamo di fronte al più bel paradosso della letteratura. Ogni romanzo vive dopo la fine della sua scrittura in migliaia o milioni di altre menti che ne hanno elaborato una loro versione peculiare. Per cui ci sono migliaia o milioni di romanzi diversi.
Qual è allora lo spirito del romanzo? C’è uno spirito del romanzo valido per tutti?

Questa obiezione riacquista però un senso se l’analisi critica del film si preoccupa non tanto di dire perchè il regista (e con lui lo sceneggiatore) non hanno colto quello che secondo il critico il romanzo diceva, ma se spiegano o cercano di comunicare ai lettori qual è stata la lettura del romanzo che quel regista ha voluto dare.
Una lettura che magari non sarà stata quella del critico, ma onestamente della lettura del critico poco ce ne importa. Preferiremmo che il critico ci dicesse cosa del romanzo il regista ha scelto di mettere in evidenza e per quale motivo ha trascurato di evidenziare altro.

Anzichè scrivere lamentandosi che il romanzo è più bello del film, cercare di segnalare ai lettori quali aspetti del romanzo il regista ha voluto cogliere, quali letture ha dato.

Chiudo questa prima riflessione notando che la lamentela romanzo vs film riguarda solo alcuni romanzi. Tutti gli adattamenti sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri.

Non ricordo gridi cinefili di sdegno per come Kubrick ha ridotto Burroughs o Nabokov o Clarke.
Nè Wilder ricevette lettere minacciose dai fan di Agatha Christie per avere tratto da un suo romanzo il magnifico Testimone d’accusa.

Nè ad Hitchcock è stato mai rimproverato di avere fatto a brandelli ogni romanzo che gli serviva per fare il suo cinema.
E non mi risulta che gli estimatori di Chandler l’abbiano giurata a Hawks per come aveva tradito Il grande sonno.
Uno come Hawks, poi, che ha tratto un film magnifico da un romanzo impossibile di Hemingway come To have and have not.

Certo, poi ci sono gli autori.

Capote se l’è presa perchè la Hepburn come Holly di Colazione da Tiffany proprio no. Lui voleva Marilyn, e questo ci dimostra come gli scrittori non dovrebbero lasciare il casting ai professionisti.
Che a volte sbagliano. In effetti Raquel Welch (femmina a tutto tondo) come il transessuale Myra Breckinridge ha fatto arrabbiare Vidal, ma il film risulta una divertente baracconata e il romanzo resta comunque uno dei pezzi di letteratura più spettacolari di ogni tempo.

Che si lamentino gli autori è anche normale (King era un campione del piagnisteo, ma sospetto che fosse solo perchè aveva ambizioni da regista, poi soddisfatte).
Che si lamenti il critico è poco interessante. Che si lamenti il cinefilo/bibliofilo è sorprendente.

Assai discutibile questionare sul fatto che un regista abbia o meno (secondo noi) capito un romanzo, ma è assai interessante invece cercare di capire perchè quel romanzo egli lo ha inteso in quel modo e perchè gli interessava fare luce su alcuni aspetti e trascurarne altri. (*)

Adattare è tradire? No. Tradurre nemmeno, nonostante radici linguistiche comuni. Ma questo è un altro capitolo. (- continua).

(*) Analoghe situazioni le troviamo nella lettura che molti danno di un film a dimostrazione che ognuno coglie in un’opera quello che l’opera dice al suo animo. Lasciami entrare aveva una evidente chiave pansessuale che quasi nessuno ha tenuto a mettere in evidenza, preferendo navigare in acque critiche più sicure.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a adattamenti (1)

  1. souffle ha detto:

    @hal: grazie per il tuo prezioso contributo e scusa se rispondo solo ora. Hai buttato fuori una serie di spunti interessanti che, abbandonata la inutile questione della fedeltà o meno all'opera letteraria (che è di interesse limitato) ruotano tutti intorno alla questione: rimuoviamo il pregiudizio sulla "unica" interpretazione del romanzo da parte del regista. E' più importante che il regista soddisfi la nostra interpretazione dell'opera letteraria (la pensa come me, ha colto le stesse cose che ho colto io, ha "capito" il romanzo, nel senso ovviamente in cui lo ho capito io) oppure è assai più utile per chi legge scoprire cosa di quel romanzo ha interessato quel regista?Cosa e perchè ha tenuto e cosa e perchè ha buttato?Io credo che in questo stia molta della simpatia o antipatia per certe trasposizioni.Se il regista è uno che vede la vita come noi e ha i nostri valori, ok, il film ci piace un casino.Se invece di quel romanzo dà una lettura diversa da quello che è la nostra visione della vita o il nostro approccio, allora ci troviamo in difficoltà e rigettiamo quella versione.Ti faccio solo un esempio che mi è venuto ora e quindi è assai peregrino.Guarda 300. Udp recensendo il film titolava "Le frociate", alludendo all'evidente immaginario nazi-queer che Snyder aveva tirato fuori e che era forse presente anche nel fumetto.Apriti cielo! Molti estimatori del film si sono ribellati a questa visione queer, perchè avrebbe turbato la loro visione del genere "fomento"!Ecco che il rigetto verso uno sguardo diverso dettato dai propri pregiudizi e paure e valori impedisce di analizzare con lucidità un'opera cercando anche di cogliere le sfumature nascoste e una diversa lettura.un saluto.

  2. hal incandenza ha detto:

    la questione dell'adattamento è una di quelle che più mi interessano in assoluto, anche se è ritenuta superflua dai piùletteratura e cinema tendono sempre più a collidere (pur mantenendo l'abissale distanza di fondo: il cinema crea immagini, la letteratura le evoca), e a me interessa anche trovare tracce di cinema nella letteratura (delillo, che per me è fondamentale, scrive qualcosa che al cinema si avvicina sempre molto, pur ovviamente non potendo esserlo, ma anche l'utilizzo di Cary Grant come personaggio in 54 dei wu ming è stra-interessante, giusto per fare un esempio ^^), che poi è il discorso contrarioè interessante quello che hai scrittoanche se io sono un giovane cinefilo alla fedeltà mi interesso poco, mi interessa l'intertestualitàdal momento in cui tu modifichi qualcosa adattando un romanzo, stai volutamente o meno muovendo delle critiche al romanzo stesso, oppure stai cercando di far rientrare aspetti di quel romanzo nel tuo modo di vedere le cosee poi semplicemente ci sono esigenze di cui tener conto nel passaggio dal linguaggio scritto a quello audiovisivo, che sono rilevanti, e vanno analizzate (come notavo a proposito di watchmen, far dire a un personaggio "non siamo mica personaggi di un fumetto", come è stato fatto, fa perdere tutto il valore metariflessivo di quella battuta, perché sentendola non puoi far altro che pensare "infatti, siete personaggi di un film, ora". qui entra in gioco il ricalco, il trasporre un qualcosa così com'è senza tener conto che il linguaggio è cambiato). molta (troppa) critica ci passa invece sopra, tanto libro e film "sono due cose diverse" (ma invece il punto è: perché lo sono?)è interessante proprio vedere cosa di un romanzo ha potuto colpire un determinato regista, cosa ha sentito di poter far suo, perché ha tralasciato determinate cose etcvisto che il discorso continua, ritornerò 🙂

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