L’anniversario della disconnection

E’ passato quasi un anno e le ricorrenze vanno festeggiate.

Il 12 ottobre 2008 chiudeva il blog Kotionkin, The Age of disconnection. Iniziò le pubblicazioni a giugno 2008, fece una pausa estiva e non si riprese più. Breve e intenso, come molti piaceri.
Nella presentazione virata come FAQ del blog, Kotionkin dichiarava di essere un gruppo, di non essere composto da cinebloggers e di volere recensire i cinebloggers.
Anche se dichiarava di essere un gruppo “misto” dalla scrittura dei post, dal linguaggio usato si comprendeva come Kotionkin fosse frutto di una o più menti maschili, giovani ed eterosessuali: poteva, in poche parole, essere cioè frutto di qualsiasi cineblogger, o forse della patologia di un cineblogger. Un lucido troll che premeva il bottone dell’autodistruzione.
Dalla presentazione inoltre emergeva la volontà di parlare dei cineblogger a partire dal loro linguaggio, prendendo in giro certi stilemi dei blog di cinema, un particolare modo di fare (finta) comunità che si riconosce per tratti somatici comuni e una lingua condivisa, fatta di entusiasmi giovanili (hype! fico!) e sincera noia per tutto il cinema di papà (non suona così nuovo, eh?).

Il successo fu immediato, il narcisismo dei cineblogger li spinse a monitorare kotionkin, a leggerlo avidamente per vedere se erano stati presi di mira, a commentarlo. Un gioco che i cineblogger trovarono divertente all’inizio, come tutte le novità. Poi, con il cambio di stagione e l’arrivo di nuovi prodotti, e nuove copertine e nuove interviste, l’interesse scemò rapidamente. Se c’è una cosa di piacevole che hanno i giovani è che si stufano abbastanza presto.

Kotionkin aveva alcune cose notevoli: le brevissime (che invidia) e spesso condivisibili recensioni di film, lontane spesso dai giudizi generali, le interviste agli stessi cineblogger, dalle quali usciva il lato nascosto dell’avatar, una sincerità un po’ infantile (tranne nel caso del Conte Nebbia che invece fece un gioco più adulto e più sottile) sconfinante nell’ingenuità.
Alcuni dei blogger intervistati lamentarono in seguito di essere stati presi in giro, di “esserci cascati”.

Il blog Kotionkin, nei suoi intenti iniziali, era nato per prendere in giro il linguaggio cinebloggers, ma non tanto per menare fendenti per il gusto della “lotta”, quanto piuttosto per riflettere sulla autoreferenzialità del linguaggio, sulla “esclusione” dell’altro operata dal linguaggio stesso (non conosci certi acronimi, non capisci certi riferimenti, per cui non sei dei nostri) tipica delle comunità chiuse (non solo quella cinefila).
Nel suo prendersi gioco delle apoditticità della cineblogosfera, Kotionkin ne segnalava i limiti e la crisi. In questo senso, The age of disconnection era un sottotitolo che dichiarava palesemente gli intenti.
Purtroppo per Kotionkin, queste posizioni alla fine decretarono il fallimento del blog. Vediamo perchè.
La prima ragione è che un blog sui cineblogger interessa solo i cineblogger, quindi se loro non commentano e non leggono, non ha senso comunicativo scriverlo.
La seconda è che Kotionkin non tenne conto che i cineblogger si prendono molto sul serio, sono delle primedonne (come mi disse SaraTheHutt quando ci conoscemmo la prima volta) e prenderli in giro avrebbe avuto effetti collaterali.

Se i cineblogger non amano discutere dei film, litigano furiosamente, formano gruppetti di ascolto (noi leggiamo questi e non leggiamo quegli altri, io commento Tizio ma non lascio commenti da Caio, ecc.) Kotionkin era destinato ad avere vita breve, come pronosticato da d_elle che mise in palio un film scommettendo sulla breve durata del blog. Come sempre aveva visto più lontano di tutti.
Kotionkin era capace anche di irridere una certa estetica del lutto scrivendo, nella sezione Yes We Can “Quanto sono triste per la morte di quello scrittore che non ho mai letto” (sono gli slogan del momento. I cineblogger hanno un microgergo involuto fatto di aggettivi, sostantivi, ma soprattutto intere frasi (spesso inglesi) e veri e propri slogan a ripetizione).

Kotionkin stava svolgendo una operazione sul linguaggio di straordinario interesse, ma purtroppo è morto per le stesse ragioni per cui muore un blog, mancanza di contatti, disinteresse del pubblico. L’interesse dei cinebloggers stava scemando e con lui l’interesse di Kotionkin a proseguire. Nessuno scrive per se stesso. Almeno su Internet.

L’operazione linguistica di Kotionkin richiedeva dedizione e applicazione, ma non c’era una vera volontà del gruppo di Kotionkin di seguire questa strada.
Kotionkin così, commise un errore: allontanandosi dalle sue originarie intenzioni, cominciò a scrivere della vita privata di alcuni blogger, scoperchiando l’avatar, facendo uscire l’uomo dietro il nick. Cosa assolutamente fuori tema.
Oltre ad andare contro le intenzioni dichiarate del blog, Kotionkin diede segno di pigrizia intellettuale, e volgarità. Sparare il gossip per poca voglia di sforzarsi nel perseguire gli scopi iniziali. Crogiolarsi nel gossip perchè scrivere le cose serie era troppo faticoso e non dava risultati.
Fu l’inizio della fine.

La decadenza linguistica arriva quando dalla critica del linguaggio e della community, passi all’attacco personale. Kotionkin morì di pigrizia intellettuale. Si rese conto che ragionare seriamente sulla cineblogosfera in un modo e mondo in cui si scrive di cinema sopratutto per divertirsi non aveva molto senso, in un luogo (internet) in cui lo spazio per la riflessione è ridotto al minimo e il pubblico è quello di twitter, l’attenzione dura 20 secondi.

Il tentativo di kotionkin però rimane. Avere mostrato la crisi e il fallimento dei cineblog come momento di aggregazione, avere ricordato che la vita reale e virtuale sono fatte di gruppetti esclusivi (ci furono e ci sono nelle riviste di cinema, non si vede perchè non possano esistere nella blogosfera), sottili antipatie, celato disprezzo, avere segnalato la fine del blog come strumento di comunicazione (molti blogger della prima ora sono passati al tumblr che domani abbandoneranno per qualcosa di ancora meno dialogante in cui ognuno parla da solo e per sè e, sopratutto, nessuno ascolta).

Avere infine ricordato che oltre al linguaggio comune, la cineblogosfera è legata a una tipologia di film comuni (nella diversità di opinioni, è un fatto che si scelgono sempre certi tipi di film, in cui sesso, età e orientamento sessuale sono le discriminanti, anche se i blogger tendono solitamente a negare).

Avere segnalato l’assenza di uno sguardo femminile sul cinema, speculare a quello maschile come intenti, stilemi e posizioni. A scrivere di cinema sono quasi solo donne con le palle, cioè mostri (nell’accezione latina, esseri meravigliosi, ibridi, wannabe masculo ma non ho il pisello).
L’assenza di uno sguardo autenticamente femminile è una delle lacune più evidenti nella cineblogosfera.

Kotionkin perì della stessa morte dei blog. Prima di spirare segnalò la futura dipartita della connection. Le siamo grati.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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22 risposte a L’anniversario della disconnection

  1. Anonymous ha detto:

    la pigrizia intellettuale si fa evidente quando cominci a partorire frasi tipo "apprezzo che hai…" inorridisco di me stessaAngela

  2. Alberto Di Felice ha detto:

    Intervengo solo per dire che neanch'io credo sia mai sopraggiunta "pigrizia intellettuale" nel modo di procedere di Kotionkin. Anzi, sono convinto che — nonostante potesse sembrare si fosse esaurito il "perché" dell'impresa — se fosse continuato avrebbe di certo meritevolmente messo in luce altro di ciò che succede in questo piccolo mondo (fino a un certo punto) autoreferenziale, che per indebolito che sia è ancora qua e là in piedi. Poi, ovviamente, se l'autore (ho la ragionata sensazione si debba propendere per un singolo) si è stancato si è stancato e tanto basta. Meglio così: come nota d'orgoglio, possono almeno rimanere fino a rimozione definitiva le troppo gentili parole (che ora scommetterei matematicamente Kotionkin si rimangerebbe, chiaramente a ragione) usate nei miei confronti nell'ultimo indice Blow-Jones.

  3. Anonymous ha detto:

    tu hai lo stesso stile di Kekkoz? Chi è più autenticamente maschile di voi due? Kekkoz fa più battute a sfondo sessuale, quindi un punto per lui..scusa la provocazione, ma se nell'individuazione di una lettura al femminile bisogna ricorrere ai soliti cliché è meglio concentrarsi su altri aspetti di un testo o film che sia..l'immancabile domanda sul genere di appartenenza (ma anche sull'età e non solo) è figlia della curiosità, che spesso nasce dal desiderio di confrontarsi.apprezzo che hai risposto..salutiAngela

  4. souffle ha detto:

    @Angela: mi ero scordato di rispondere ad un'altra tua domanda e lo faccio visto che, come mi ricorda kekkoz, sono uno che risponde a tutte le domande, anche quando non è necessario.Sguardo autenticamente femminile.E' mia opinione, ma può darsi che mi sbagli, che i cineblogger, visto come consesso prevalentemente maschile amino molto di più le donne che scrivono di cinema e che potrebbero giocare con loro con le macchinine o sporcarsi di fango.Allo stesso modo riscuote consensi la Bigelow ma non la Campion.Una volta una blogger in una recensione scrisse una cosa tipo "Eva Green se la cava per un pelo (il fatto che io abbia messo Eva Green e pelo nella stessa frase è puramente casuale)".Mi domandai come mai a una donna venne in mente di scrivere una frase del genere.Pensai che fosse dovuta al target del suo blog, prevalentemente maschile.Insomma, è raro che una donna che scrive di film parli di cazzi e pettorali, più facile parli di tette.C'è chi dice che il genere non conta nulla quando si scrive, ma io credo non sia vero, nè il letteratura, nè al cinema (è assai probabile che una regista scelga inquadrature diverse da quelle di un collega maschio).Ecco, a me manca un po' quella "lettura femminile" che è diversa da quella maschile, perchè uomini e donne sono su due pianeti diversi.Ma può anche darsi che io non abbia letto mai bene i blog femminili oppure che, sia completamente fuori strada e che un blog di cinema è un blog di cinema indipendentemente dal sesso di chi ci scrive, perchè uomini e donne sono uguali hanno la stessa sensibilità e lo stesso modo di vedere le cose.(non si spiegherebbe allora perchè se un blogger parla spesso di certi film, o di certa musica o di certi libri subito scatti la corsa a domandarsi se non sia… ma secondo te lui è…).Un saluto.

  5. souffle ha detto:

    @Angela: ah, ok. Non avevo capito quello che volevi dire. Ora è chiaro.E sono d'accordo con te. Sperando che quello che ha portato alla luce Kotionkin rimanga.

  6. Gokachu ha detto:

    Bello che Ex-Kotionkin abbia risposto. Devo dire che l'esaurimento nell'interesse dei lettori mi torna, nel senso che l'operazione era compiuta e che non ci fosse piu' molto da fare/dire se non ripetere il gia' fatto/detto. Io personalmente mi saro' accorto che il blog era chiuso, ovvero che non c'erano stati post per un lungo periodo, a 2009 inoltrato (ma non era un affezionato lettore, anche se ne dichiaro l'ottima qualita' di scrittura).Insomma secondo me Angela ha ragione, il bel gioco dura poco eccetera eccetera ^^

  7. Anonymous ha detto:

    non ci trovo nessuna contraddizione..una volta accertato,portato alla luce ciò che ci interessa saggiare o si guarda avanti o si diventa ripetitivi.Angela

  8. souffle ha detto:

    @Angela: è un esperimento interessante ma è bene che abbiano smesso? 🙂

  9. souffle ha detto:

    Caro Kotionkin grazie per la tua risposta. Ti do del tu perchè suppongo siamo coetanei.Non c'è persona migliore dell'autore di un blog per chiarirne gli aspetti.Così come non c'è persona migliore di un regista per chiarire le intenzioni del suo film.Poi la critica fa il suo mestiere, andando a volte oltre le intenzioni.E mi fa piacere che nella prima parte della tua risposta sostanzialmente condividi le mie affermazioni.Come avevo cercato di dire io l'intenzione seria c'era e mi fa piacere che tu lo ribadisca.Infatti dici: "C'era, eccome, l'intenzione diciamo così "seria".E le ragioni che adducete sulla nascita di Kotionkin sono quelle che avevo intuito da subito e che ho cercato, maldestramente, di ricordare.Difficile quindi accettare il cambio di rotta finale del tuo post, per cui dici "le cose serie non ci sono mai state".Uno scherzo? Ovvio, sicuro. Nessuno mette in dubbio l'aspetto goliardico.Ma io aggiungerei: ridendo castigat mores.E in un altro punto ribadisci:"Che era, appunto, uno scherzo e niente più. Ma muoveva, consentitemelo, da una riflessione forse seria (forse completamente sbagliata) sulle debolezze di quei blog."E le debolezze dei blog di cinema le hai già ricordate tu.Fin qui mi pare che tu non dica nulla di diverso da quello che ho detto e che penso io.Veniamo alle differenze.Perchè è finito Kotionkin.Mi pare che le ragioni che adduci tu siano simili a quelle che ricordo io.Non ho inserito la stanchezza o il "ci siamo stufati", lo aggiungo volentieri.A mio parere sono più importanti le altre ragioni che tu ricordi e che anche io nel post ho ricordato:"ci voleva troppo impegno e, soprattutto, l'intuizione di marketing era stata sfruttata fino in fondo: avevamo raggiunto, probabilmente, l'equilibrio stazionario di crescita e non c'era molto gusto a rivolgersi ai soliti noti."Il blog è deperito perchè non si sono aggiunti altri spettatori oltre ai cinebloggers e si è esaurita una certa spinta a produrre, dovuta sia a stanchezza sia all'impegno che si rendeva necessario.Però non posso fare a meno di notare che Kotionkin ha chiuso non con il pezzo su Ohdaesu, ma con u post pubblicato e poi cancellato perchè aveva creato problemi.Da allora più nulla e assai poche richieste di avere altri pezzi.Diciamo che si erano un po' stufati tutti, anche i lettori.Rimane solo la diversità di posizioni sull'avere inserito la vita privata di alcuni blogger con riferimenti precisi a situazioni personali.Vi ringrazio per la spiegazione che fu solo una questione di coincidenze.Rimane il fatto che le recensioni dei film (il materiale potenzialmente più esplosivo) hanno avuto vita breve, così come le considerazioni sul linguaggio dei blogger, e anche il borsino dei cineblogger.Sono d'accordo che Kotionkin resta una bella cosa e come ho scritto le sono grato.Mi sarebbe piaciuto che l'esperimento non fosse durato, ne aveva le possibilità.Grazie per il tuo intervento.

  10. souffle ha detto:

    @Udp: mi fa piacere che Kwan ti sia piaciuto. Difficile rimanere indifferenti al suo cinema. Un saluto.

  11. Anonymous ha detto:

    (continua da sopra) Ci sono stati due unici episodi in cui abbiamo dovuto confrontarci attivamente coi cinebloggers sul contenuto di Kotionkin. La prima volta abbiamo cordialmente convenuto con un cineblogger una certa correzione tematica per ragioni personali. Ovviamente non abbiamo esitato: era un gioco che non voleva offendere nessuno, figuriamoci se volevamo creare fastidi personali (sani fastidi critici sì, ma personali mai). La seconda volta, ahinoi, c'è stato un equivoco basato su coincidenze: anche questo, a seguito di rapide investigazioni riservate, è stato subito rimosso, ma stavolta a malincuore (era statisticamente assurdo) e tuttavia, ripensandoci oggi, è stato molto meglio così (per evitare ancora una volta questioni personali). Devo dunque respingere fortemente, a nome del fu Kotionkin, l'affermazione per cui il blog "allontanandosi dalle sue originarie intenzioni, cominciò a scrivere della vita privata di alcuni blogger". Non abbiamo mai scritto della vita privata di nessun blogger: abbiamo fatto fiction basata (molto liberamente) sulle (continue) esternazioni pubbliche dei medesimi (a meno che tu voglia dire che Ohdaesu faceva l'investigatore privato, Kekkoz sognava suore e mangiava kebab a colazione o cose del genere).Contesto anche questo: "Crogiolarsi nel gossip perchè scrivere le cose serie era troppo faticoso e non dava risultati. Fu l'inizio della fine.". Kotionkin finì così, d'un tratto. Subito prima della fine c'erano interviste, fiction, scherzi, centinaia di contatti e decine di commenti. Non ci fu decadenza, quantomeno nel supporto dei lettori. I risultati, quindi, c'erano. E le cose serie non c'erano mai state. Nè – soprattutto – ci sono mai stati attacchi personali.Tolto l'unico episodio del post frainteso e prontamente cancellato (e noto solo agli interessati, credo), il cui ricordo è ancora spiacevole e ci dispiace che abbia avuto effetti impensabili (solo dopo compresi appieno), Kotionkin resta una bella cosa, secondo me. Che sarà stata sommamente ombelicale e inutile, ma mai astiosa, cattiva, "personale" o volgare. Non ne avevamo motivo, tra l'altro, anche perché non conoscevamo (quasi) nessuno delle nostre simpaticissime "vittime". Con affettoEx-Kotionkin

  12. Anonymous ha detto:

    Souffle, grazie per l'autopsia commemorativa. Mi costringi a dire due parole (su una faccenda simpatica ma per noi – o per me: dipende dalle vostre idee sulla nostra, o mia, identità – sepolta).Ovviamente, Kotionkin nacque da un misto di cose. Tempo libero, voglia di provocare, intuizione di marketing (passare dall'user-generated content all'user-titillating content: successo assicurato nel giro di pochissimo), satira e, per quanto maldestramente, operazione decostruttiva (o disconnettiva). C'era, eccome, l'intenzione diciamo così "seria". E nasceva dalla constatazione che il mondo dei cineblog (almeno il mondo da noi frequentato) era violentemente adolescenziale. Nel senso che la timidezza nerd degli autori e dei commentatori si trasformava pigramente e infantilmente in due estremi alternativi: il sentimentalismo (siamo tutti amici, dagli di gomito, quanto sei pucci, vi voglio bene ecc.) o l'aggressività (non ci capite niente, neri parent est le cinema, fuori dal mio internet ecc.).Il cortile dei cinebloggers non era semplicemente narciso: chi scrive per il pubblico lo è spesso. Era, spesso, sterile. E le dinamiche da comitiva adolescenziale prevalevano sulle cose di cinema. La cosa divertente (per un critico sardonico) era che i cinebloggers, che erano spesso (per loro stessa ammissione e orgoglio) ragazzi (o uomini-ragazzini) non esattamente "socialite", finivano per esasperare i codici di "comitiva" che nelle relazioni fisiche si sviluppano a partire dalla seconda media (ma vengono abilmente ristrutturati dopo i vent'anni, di solito): microgergo, caste, odio-adorazione per la popularity, parole d'ordine, ammiccamenti.Questo fenomeno era, nei cineblog, molto più accentuato che negli altri blog (forse, paradossalmente, per la maggiore "intellettualità" dei cinebloggers che per questo – ma questa è psico-sociologia d'accatto – avevano avuto meno chances di sfogare ed elaborare queste istanze laddove è consentito ai più: a scuola e al pomeriggio dopo i compiti). Come è evidente, era una situazione ideale per uno scherzo come quello di Kotionkin. Che era, appunto, uno scherzo e niente più. Ma muoveva, consentitemelo, da una riflessione forse seria (forse completamente sbagliata) sulle debolezze di quei blog.L'adolescenza passa. E, mi sembra, quel mondo lì è morto (non certo grazie a Kotionkin): alcuni non bloggano più, alcuni sono passati agli esperimenti letterari, alcuni tumblerano e fanno cose più leggere, alcuni scrivono per un pubblico diverso senza intermediazioni pseudo-sociali. Kotionkin è morto per un misto di cose, ovviamente. Ci siamo stufati, non avevamo tempo, non avevamo voglia, ci voleva troppo impegno e, soprattutto, l'intuizione di marketing era stata sfruttata fino in fondo: avevamo raggiunto, probabilmente, l'equilibrio stazionario di crescita e non c'era molto gusto a rivolgersi ai soliti noti.Tutto qui.Non saprei, però, quanto e come si sarebbe scaduti nella volgarità. O ci sia stata disaffezione del pubblico. Nel nostro piccolo (piccolissimo, davvero), crediamo di non aver mai ceduto ad istinti bassi (sarebbe stato troppo facile) né di aver perso seguito (se non quando abbiamo deciso, semplicemente, di smettere). (continua)

  13. Anonymous ha detto:

    K. è un esperimento interessante..più che portare avanti una riflessione sul mondo dei blog che si occupano di cinema, è stato il grande fratello di un ristretto numero di blogger con tanto di intervista-confessionale..quindi per quel che mi riguarda è un bene che abbiano smesso.Angela

  14. UnoDiPassaggio ha detto:

    Se posso permettermi, come dici tu, li hai presi troppo sul serio. E difatti il lato "gossipparo" pesava come gli altri e credo avesse un grosso peso nel progetto (che poi fosse collettivo ho qualche dubbio). Sempre secondo me, quando prendevano per il culo un fenomeno, come dici tu, erano in pochi a non ridere. La maggioranza (nella quale c'ero anch'io) sghignazzava, anche perché i pezzi erano scritti benissimo, intrisi di uno humour che sapeva essere molto corrosivo ma mai pesante. Alla fine si sono dileguati/si è dileguato semplicemente perché aveva/avevano altro da fare (e perché presumibilmente aveva/avevano aperto Kotionkin in un momento in cui aveva/avevano poco da fare).P.S. Passiamo alle cose serie, invece. Ho finalmente cominciato a visionare i film di Kwan che mi hai regalato tempo fa a Venezia. Fino ad ora i bellissimi Rouge e Lan Yu. Colpito al cuore (come immaginavo). Grazie ancora.

  15. souffle ha detto:

    @gokachu:Ritengo che il loro programma non fosse vacuo, quanto piuttosto impegnativo. Se, come dicevano, non erano cineblogger (e quindi non avevano un blog da aggiornare) nè lo erano stati e se, come dicevano, erano un gruppo, addirittura eterogeneo (uomini e donne, anche se la scrittura rimaneva abbastanza maschile) non doveva essere molto difficile proseguire questo lavoro sul linguaggio, anche con un aggiornamento non così frequente come i primi.Forse io li ho presi troppo sul serio.Continuo in ogni caso a ritenere che quello linguistico fosse il dato più interessante dell'operazione.Solo che credo interessasse solo me.Il lato "gossiparo" invece non mi interessava per nulla.Ti ringrazio per il tuo commento e ti auguro la buona notte.

  16. Gokachu ha detto:

    Chiaramente non posso sapere perché si sono stufati. Io al posto loro mi sarei stufato, quindi suppongo che essendo esseri umani si siano stufati anche loro. Nell'intervista che mi hanno fatto e che mi sono riletto ieri dopo aver letto il tuo post, gli consigliavo di piantarla e di occuparsi d'altro. Secondo me han seguito il consiglio.Ma quello che rende diversi i nostri punti di vista è il concetto di "fallimento" e di "mancanza di interesse". Secondo me gli ultimi post sono esattamente uguali ai primi, ovvero con gli stessi pregi e gli stessi difetti. L'attenzione del pubblico è andata aumentando, non scendendo. Ma per l'appunto, chi ha voglia di scherzare a lungo gratis? Perché di scherzo si trattava, anche se loro programmaticamente (sempre nella mia intervista) si propongono questo scopo forse serio: "Non credi che tranne forse tre o quattro il resto dei cineblogs sia letto principalmente da cinebloggers e tutto ruoti intorno a loro più che intorno al cinema? Forse Kotionkin porta a galla questo dato decidendo di parlare direttamente di quello che i cinebloggers vogliono davvero leggere: loro stessi. Che ne pensi? "Programma troppo vacuo per reggere alla prova che lo sforzo (uno sforzo poi verosimilmente addirittura di un gruppo, non di un singolo) poteva richiedere.

  17. souffle ha detto:

    @noodles: grazie per le tue parole. Mi fa piacere che quanto ho scritto di abbia interessato. Un saluto.

  18. souffle ha detto:

    @gokachu: innanzitutto devo ringraziare Kotionkin per avere portato un tuo commento (forse il secondo in tutti questi anni di esistenza di questo luogo) da queste parti. :)Entrando nel merito, mi trovo a non essere d'accordo con te. Ma questo è normale visto che ho scritto io questo post. ^^Dici che si sono stufati di spendere così tante energie.Io scrivo: "L'operazione linguistica di Kotionkin richiedeva dedizione e applicazione, ma non c'era una vera volontà del gruppo di Kotionkin di seguire questa strada."Diciamo la stessa cosa, ma adducendo motivazioni diverse.Tu dici che si sono stufati ma non approfondisci dicendomi perchè si sono stufati (lo avrei voluto sapere).Rimane la mia domanda: ma di questa operazione sul linguaggio dei cineblogger che cosa resta?Nulla, secondo il nichilismo imperante nella blogosfera?Io ritengo che rimangano informazioni importanti, una su tutte: non si può essere "seri" analizzando un fenomeno gratis.Occorre che ti paghino.Se poi nessuno ride quando prendi per il culo un fenomeno, allora è anche il caso di smettere.Angela: credo che Gokachu, che ha una esperienza di anni come blogger ti abbia risposto.E Gokachu è anche la risposta al "fallimento" dei blog. Infatti ha smesso di fare il blogger, e fa qualcosa d'altro su altre piattaforme.l'e-mail è durata 10 anni, i blog andranno ad esaurirsi, visto che non li legge quasi più nessuno e tutti o quasi hanno un tumblr che evita noiosissime logorree e riduce il pensiero su ogni argomento a una immagine e due parole.Grazie per i vostri commenti, vi dovevo una risposta, anche se questa cosa ha inevitabilmente fatto saltare la preparazione di un risotto.

  19. UnoDiPassaggio ha detto:

    Gokachu mi ha scippato le parole di bocca (o dalle dita). La penso esattamente come lui.

  20. Gokachu ha detto:

    Perché parli di "fallimento del blog" e di "nuove proposte che fecero scemare l'interesse per il blog"? Il loro penultimo post, epocale intervista ad Ohdaesu, raccolse ben 34 commenti. Secondo me semplicemente si son rotti i coglioni di spendere così tante energie a guardare l'ombelico di gente impegnata a guardarsi l'ombelico. C'è di meglio da fare. Non è un fallimento, è semplicemente che il bel gioco dura poco.

  21. Anonymous ha detto:

    bel post..xché mai un blog come Kotionkin dovrebbe interessare solo i cineblogger? e poi in che consiste uno sguardo autenticamente femminile? La donna con le palle è un concetto poco modernoAngela

  22. Noodles ha detto:

    Post-disamina eccezionale, caro souffle! Da un lato mi spiace assai che kotionkin sia finito ma al tempo stesso è anche vero che nelle ultime battute si era finiti un po' a rimestare nel torbido e nell'inutile… Però le interviste erano gagliarde. Animavano la mia passione gossippara x conoscere i retroscena dei blogger…

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