500 giorni insieme

Ci sono due cose che in un film indie-pop fanno felice il grande pubblico. Una è quando uno degli amici nerd del protagonista (ricordiamolo, devono essere sempre peggiori di lui, anche se il compare ciccio stavolta ci viene risparmiato), dice al nostro architetto Tom, il nostro eroe, che si sta comportando da finocchio.
La seconda freccia all’arco dello sceneggiatore di un film che sposa il punto di vista “maschile” è quel pizzico di lesbismo che non guasta: sia come nuovo modello di famiglia americana da piantare sui biglietti di auguri che il protagonista scrive al posto di fare l’architetto, sia quando la ragazza di cui l’eroe si innamora vanta una esperienza lesbica.
Lo specchietto per le allodole è fare passare lui (il bellissimo Joseph Gordon Levitt) per romantico perso, e lei (la falsa magra Zooey Deschanel) per cinica e bara (ehi, ragioni come un maschio! le dice l’amico nerd del nostro Tom, con questo consolidando e riaffermando i ruoli).
Le cose non sta(ra)nno così naturalmente. In entrambi i sensi.
Nel caso di lei poi ci sarà una sterzata a u matrimoniale tra le braccia della “istituzione” da cui fingeva di fuggire.

5oo giorni insieme di Marc Webb è un altro tassello della nuova commedia sentimentale (finto) indipendente e (molto) tradizionale, con colonna sonora da ascoltare con le cuffiette.
Prendi un ragazzo e una ragazza, lui caruccio nerd (definitivamente sdoganati la cravatta sottile e il maglione senza maniche dei padri) e lei, donna forte del nuovo millennio, quella che sembra ribaltare i ruoli costituiti (ma quando si fanno le “prove” al negozio di mobili a cucinare è lei ed è sempre lei che si sposa e sfoggia l’anello di fidanzamento, come sua madre e sua nonna prima di lei).
Forse quello che più disturba è fingere di ribaltare la frittata per nascondere la tradizione. E non dire nulla di nuovo, nemmeno come sguardo, sulla più vecchia storia del mondo (ragazzo incontra ragazza)
Il dato comune delle commedie romantiche indipendenti che è capitato di vedere è la botta tradizionalista che appare immancabilmente (qui, il giretto all’Ikea da coppietta di periferia, il film porno visto come trasgressione, o il sesso sotto la doccia come straordinaria esibizione amatoria fuori dalle regole). Davvero tutti i giovani sotto i 30 fanno sesso solo in posizione orizzontale?
Questo nuovo tassello nel puzzle della commedia “adolescenziale” basata su esperienze vissute dagli sceneggiatori (come in Adventureland) non aggiunge nulla di particolarmente interessante ad un panorama oramai affollato, ed è condita da una bella dose di ruffianeria cui la colonna sonora contribuisce non poco (e buttarci dentro il cinema francese nonchè sfacciate citazioni di capolavori del cinema da manualetto è decisamente troppo).
Si rimpiangono le storie d’amore più adulte come Les Chansons d’amour (i cui protagonisti erano coetanei dei nostri americani) o Eternal Sunshine, finora il film più interessante sul rimpianto e le (non) scelte.
In quelle oasi felici di cinema non si sentiva il bisogno di comprimari nerd sfigatissimi, di frasi sulle lesbiche e di sentire apostrofare il protagonista come finocchio solo perchè indossa metaforici occhiali rosa con cui vede la vita.
Rimane l’indubbia capacità di questo tipo di cinema costruito efficacemente per piacere al suo pubblico di riferimento – con tutte le scene al posto giusto pronte per essere scaricate sull’i-pod – di intercettare quella precarietà – di obiettivi della vita e di sentimenti – di una generazione. Una generazione che sogna il divanetto a fiori, il dvd del sabato sera, la pizza d’asporto, la gitarella all’Ikea e, come massima trasgressione una tantum un po’ di sesso “strano” sotto la doccia.

Due foto su tre non appartengono al film, come avrete intuito. Peccato.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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6 risposte a 500 giorni insieme

  1. souffle ha detto:

    @pilloledicinema: sulle etichette hai ragione, vengono usate per vendere i prodotti e sono "colpa" dei ragazzi del marketing.Sul piacere che si prova vedendo un film e sul valore del film in sé spesso si è su due punti diversi di un ponte.Per dirti: io adoro Il club delle prime mogli (che tu non avrai visto) che non si può certo definire un capolavoro.Sul carattere reazionario della pellicola (in linea con buona parte del target del pubblico) mi permetto di insistere. Ci ho ritrovato la celebrazione della istituzione matrimoniale per la donna. E sono convinto che le ventenni di oggi sognino ancora, come le loro nonne, l'abito bianco e l'anello di fidanzamento da mostrare alle amiche.La percezione del carattere "reazionario" di una pellicola è soggettiva, a seconda di cosa noi sentiamo come conservatore.Rimane la ruffianeria con cui il film gioca bene.Se Juno era ruffiano, questo lo è di più.Un saluto.

  2. pilloledicinema ha detto:

    Per me invece è stato un film divertente in cui spesso mi sono ritrovato. Dallo stato dell'umore dopo aver fatto l'amore con la ragazza che ti piace al confronto fra aspettative e realtà. Le battute su gay e lesbiche manco me le ricordavo, ora mi sta venendo in mente quella sull'esperienza lesbo, me per il resto non l'ho trovato reazionario. A dirla tutta non l'ho trovato neppure "indipendente" nel senso cinematografico della parola, però che mi frega, in fin dei conti qeste sono solo etichette che vengono attaccate per vendere un prodotto. Alla fine il film mi è piaciuto e per me va bene così.Ciao

  3. souffle ha detto:

    @P: tranquillo, si sopravvive. Un saluto e grazie per il tuo commento.

  4. Anonymous ha detto:

    Pratico il felcing e ho adorato il film. Dio bono, sono conservatore e non lo sapevo.P.

  5. souffle ha detto:

    @Fedra: in realtà il punto di contatto con Adventureland riguarda solo la circostanza che l'idea della storia riprende quanto accaduto all'autore della sceneggiatura, quasi che ci sia da un lato l'urgenza di usare il cinema come valvola di sfogo per turbamenti o delusioni adolescenziali, dall'altro che gli sceneggiatori non siano in grado di produrre una storia "originale". Oppure che, in ogni caso, sentano il bisogno di dirci che quanto vediamo in qualche modo è accaduto a loro, come se questo dovesse renderci più indulgenti o empatici nei confronti del film.Comunque, devo confessarti di non avere molto amato Adventureland, probabilmente perchè sviato da mie aspettative. Mi aspettavo di vedere un film "anni '80" che facesse precipitare ME nella nostalgia, invece ho avuto un film ambientato negli anni '80 che però "parlava" indiscutibilmente a chi negli anni '80 non era nato.Grazie di essere passata di qui. Un saluto.

  6. Fedra ha detto:

    quel "finto" scritto tra parentesi è la summa del mio pensiero su questo film. Ma il paragone con adventureland mi sembra ingeneroso per il film di Mottola

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