un quaderno di carta gialla

Quella domenica mattina Samuel Pratchett, contabile alla Scramble & Scramble, mentre sedeva in cucina davanti a una tazza di cereali Mighty Pop, fece una cosa che faceva una volta l’anno.
Aprì un quaderno dalla copertina nera e dalle pagine gialle e iniziò a fare i conti del bilancio di fine anno.
Una tradizione di metà dicembre cui Pratchett teneva più del Natale.
I cereali erano spariti dalla ciotola azzurra e i conti erano chiusi. Aveva risparmiato 1.427 dollari. Niente male, sorrise soddisfatto. Lavò accuratamente la tazza, la asciugò e la ripose nel pensile sopra il lavello.
Sua sorella avrebbe chiamato nel tardo pomeriggio per confermare l’invito al pranzo di Natale.
Samuel Pratchett vedeva sua sorella tre volte l’anno. In primavera la accompagnava al cimitero ebraico nello Stato vicino, per pregare in un qualche modo che lui aveva dimenticato, davanti alla tomba della madre (erano ebrei per metà). La prima domenica d’estate passava a prendere suo nipote Max per passare una intera giornata con lui al parco di divertimenti fuori città.
Samuel Pratchett aveva difficoltà nei rapporti interpersonali. Nel suo mondo senza sorprese fatto di numeri allineati perfettamente su colonne, le parole – così complicate, così ambigue, così dolorose – faticavano a trovare posto. Nel corso degli anni le aveva pian piano accompagnate fuori dalla porta. E la aveva chiusa.
In vent’anni di lavoro alla Scramble & Scramble aveva parlato probabilmente con tre colleghi. Non conosceva nessuno e nessuno conosceva lui, a parte Ralph, l’uomo che puliva gli uffici quando il suo reparto, alle 17.30, li svuotava. Samuel spesso restava oltre l’orario, non avendo a casa nessuno da cui tornare. Ralph era simpatico a Samuel, forse perchè la sua conversazione era rassicurante. “Buonasera Mr Prachett, anche stasera fa tardi, eh?” “Spero che le diano qualcosa in più, se lo merita”. “Si ricordi di spegnere la luce quando va via”. “Arrivederci Mr Pratchett”.
Chissà se era per questo che gli piaceva suo nipote Max. Quando lo portava al parco di divertimenti scambiavano poche parole. Più che altro ridevano o urlavano sulle montagne russe o mangiavano avidamente lo zucchero filato rosa o azzurro che Samuel comprava a Max. Samuel adorava suo nipote, riversando addosso a quel bambino tutto l’affetto che era incapace di provare per gli altri. Quando la sera, esausto, lo riportava a casa, sua sorella chiedeva al figlio se si era divertito. Lui sbatteva velocemente “una cifra!” e correva in camera sua, lanciando nell’aria “ciao zio Sam”. Samuel Pratchett rifiutava di restare a cena e correva a casa facendo scorrere negli occhi più volte il film di tutta la giornata. Il film più bello che avesse mai visto.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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