Drammaticamente comici Coen

Arrivò l’Imponderabile e venne ad abitare in mezzo a noi.

Per quanto tu possa organizzare matematicamente la tua vita, accade sempre qualcosa di imprevedibile che la fa volare per aria.
E quando sembra che le cose si mettano a posto (anche dal punto di vista dello script, la catarsi dello spettatore sembra raggiunta e pare che il regista ti abbia accompagnato felice all’uscita) quei malandrini dei Coen ricordano agli ebrei, che già lo sanno e ai goym (che non lo vogliono sapere) che il mistero di Ashem è sempre in agguato, e vorticosamente spazza via di nuovo tutto.
Il nuovo straordinario film ebraico dei fratelli Coen è un invito ad accettare il mistero. E i paradossi che si porta dietro e la convinzione che non tutte le domande (persino le più banali) possono trovare una risposta.
Come sono arrivati quel mucchio di soldi in una busta sul tavolo dell’integerrimo professore di fisica Larry Gopnik? Qual è il confine della sua proprietà? Perchè la moglie decide di lasciarlo? Perchè la figlia si lava continuamente i capelli? Perchè il figlio 13enne fuma erba e ascolta i Jefferson Airplane?
Perchè la sua vita va a rotoli se lui la aveva così bene difesa dalle intemperie del caso programmandone ogni istante?
Perchè Ashem (Il Nome, uno dei termini usati per indicare Dio) ci dà solo domande e non ci fornisce le risposte? Qual è la strada giusta? Pugnaliamo un uomo perchè siamo convinti vi sia un dybbuk dentro di lui, o commettiamo un omicidio perchè scientificamente riteniamo che i dybbuk non esistono?
Lo stesso povero shlemiel/Giobbe (*) Gopnik non accetta l’imponderabile, ma implicitamente lo accoglie dimostrandolo matematicamente (il paradosso del gatto e il principio di indeterminazione).
Abbandonata la freddezza invernale del drammatico umorismo di Fargo, la formidabile comica drammaticità dei Coen torna in Minnesota, questa volta negli anni ’60 e in una stagione più calda, incastonata nella livida e geometrica fotografia di Roger Deakins (anche operatore alla macchina). Un taglio di inquadrature che ricorda a volte i fotogrammi spaesati di The Hudsucker Proxy (la scena nello studio legale con infarto).
Piacevolmente amaro come una barzelletta ebraica, il film frustra le aspettative del pubblico, lo lascia andare senza liberarlo, e si chiude con la consapevolezza che per quanto ci sbattiamo, per quanto le cose possano sistemarsi, per quando programmiamo la nostra esistenza, l’Imponderabile può arrivare e distruggere tutto. Perchè lo fa? Non lo so.
Come i rabbini consultati dal nostro Larry, anche i Coen non hanno (banali e accomodanti) risposte né, fortunatamente, le vogliono dare (**). Ci lasciano con mille domande e solo due affermazioni: accettare quello che ci succede con semplicità e… non lo so! Sapere di non sapere è già un grande segno di saggezza. “Il rabbino è occupato. Sta pensando”.
Accettare il mistero. E leggere tutti i titoli di coda, fino alla fine. Troverete, poco prima di lasciare la sala una magnifica frase come “No jews were harmed in the making of this movie”. In questa frase c’è tutto lo spirito ebraico, che noi goym non capiremo mai fino in fondo ma è bello provarci.

È bello scoprire che il prossimo progetto dei Coen sarà l’adattamento del favoloso “Il sindacato dei poliziotti yiddish” di Michael Chabon.


(*) Il nostro professore è semplicemente un uomo che ha confidato troppo nel fatto che se ti comporti bene avrai il giusto compenso.
(**) Tra le pieghe di un film assai denso e complesso c’è anche un’altra cosa che passa lateralmente. Quando il rabbino Marshak racconta a Gopnik la storia del dentista ebreo che vede incisa sui denti del paziente goy una scritta di aiuto in ebraico, perchè gliela racconta, tra l’altro senza nemmeno dargli la soddisfazione del finale? Una sequenza che è la straordinaria spiega del film.
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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9 risposte a Drammaticamente comici Coen

  1. souffle ha detto:

    @MissBlum: certi esercenti sono un po' delle bestie.Sì, credo che la prospettiva "ebraica" sia indispensabile. E quindi un po' frustrante per noi goym, perchè sono dell'idea che qualcosa del film alla fine ci sfugga.Grazie per il tuo commento e per essere passata da queste parti.

  2. Anonymous ha detto:

    Ecco, lo sapevo che mi avevano fatto perdere qualcosa…nel cinema dove ho l'ho visto hanno barbaramente tagliato i titoli di coda. Una cosa mai vista.Mi ritrovo nella tua visione del film, che mi sembra partire dal presupposto di dover assumere una prospettiva non gentile per comprenderne il senso.Ciao, MissBlum

  3. souffle ha detto:

    @noodles: sì anche io sono per la ri-visione del film. Che ha ancora delle cose da dirci. Un saluto e grazie di essere passato.

  4. Noodles ha detto:

    applausi applausi! concordo pienamente. e dico anche che questo film va rivisto! secondo me alla seconda visione anche i link "dispersi" trovano una loro geniale conferma. La struttura del film è curiosissima, pura follia caotica in veste di cinema. Eppure tutto sembra tranquillo, normale… serio!

  5. souffle ha detto:

    @Martin: a mia discolpa posso dire che queste riflessioni su questi due film, esattamente come le altre su film meno "omologati" passano nel più generale disinteresse. A differenza di altre riflessioni di altri blogger più bravi e più celebri.Quindi, che si parli di Rivette o dei Coen, è la stessa cosa quanto ad effetti.La seconda cosa che posso dire a mia discolpa è che ho cercato, parlando di questi due film, da un lato nel fare una riflessioni sulla commedia romantica e sul perchè un filmetto come quello abbia goduto di tanto favore, nel caso dei Coen di segnalare il forte ebraismo insito nel film, discostandomi da molti che hanno parlato di un film sulle religioni.Cosa che non è: gli ebrei sono diversi dai cristiani. E così è la loro comicità e il loro approccio alla vita.Spero però che quando tornerò a parlare di cinema che non vede nessuno tu sia sempre qui a postare un tuo commento.Ti ringrazio di essere passato.

  6. Martin ha detto:

    Ecco.Settimane a discutere sull'omologazione delle visioni e cosa mi trovo?I soliti 500 giorni insieme ai Coen???Suvvia buon souffle… 😉

  7. Anonymous ha detto:

    E' vero più passano i giorni e più aumenta la sensazione che si tratta di un buon film.

  8. souffle ha detto:

    @Chimy: ehi, grazie sei molto gentile. Devo dirti che il film cresce sempre di più nella mia considerazione ogni giorno che passa.

  9. Chimy ha detto:

    Gran recensione (sulla quale concordo tremendamente sulla maggior parte dei punti) per un grandissimo film.Un saluto

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