Fratello, ti sei fatto mia moglie?

Ricco di spunti interessanti, il film Brothers di Jim Sheridan ci incuriosiva però per la presenza di un fisicatissimo Tobey Maguire che con l’età diventa sempre più bello, mentre Jake Gyllenhaal è un vero seduttore (come dice l’amichetta rimorchiata un’ora prima e invitata al compleanno della nipote).
Reduce di guerra dato per morto, che torna a casa profondamente cambiato e fa fatica ad adattarsi alle nuove dinamiche, porta con sè un segreto terribile e sospetta che la moglie lo abbia tradito con suo fratello, ex delinquente ma dal cuore d’oro che si è preso cura della moglie e di due bambine orfane di padre.
Prima, il fratello rimasto a casa (ri)costruiva la serenità familiare della famiglia senza più un padre, mentre il marine subisce tutte le tradizionali torture della prigionia talebana.
Sheridan annaspa nella costruzione dei personaggi, plasmati senza ambiguità, complessità e spessore, la cui basicità soffoca anche i dialoghi, finalizzati a confermare la staticità dei caratteri, lasciati galleggiare in superficie.
Il materiale decisamente interessante su cui si poteva lavorare, ridotto a una storia di corna, peraltro mai avvenuta.
A livello filmico questo si traduce poi in inquadrature piatte e banali, e nel ricorso esasperato a simbolismi visivi per sostanziare un materiale che non riesce a volare da solo.
Due guerre (quella del Vietnam del padre dei due ragazzi e quella Afgana), due fratelli, due figlie, specularmente costruiti per dare sostanza ai propri presupposti. I personaggi ci implorano apoditticamente di credere in loro ma non ci convincono se non nella cena di compleanno (un topos dei film “di guerra”) che pare svegliare rancori familiari finalmente dinamici e sentiti.
Segue scena in cui il soldato distrugge la cucina (rimessa a nuovo dal fratello – sublimazione naturale), per approdare sul prato vicino casa, armato, con polizia accorsa. Le mani salgono in alto a formare una croce. Dove abbiamo già visto questa scena?
Ci viene risparmiata l’uccisione del marine uscito di testa, ma non la confessione del terribile segreto della prigionia, fatta alla moglie nell’affrettato finale.

Curiosità: subito fuori dalla chiesa, dopo il funerale del marito (dato per morto – supponiamo senza bara), Natalie Portman passa accanto a una macchina con un adesivo che la identifica inquivocabilmente come inglese. Dove lo hai girato il film Jimmy?
Annunci

Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...