Addio Beniamino

Ricordo qui brevemente uno dei più ironici e gustosi intellettuali italiani, Beniamino Placido morto ieri all’età di 80 anni, che dal 1986 al 1994 ogni giorno mi ha allietato con la sua rubrica di critica televisiva “A parer mio” che scriveva per Repubblica con cui collaborava dalla fondazione.
Placido era un fine conoscitore dei meccanismi linguistici della televisione che guardava e raccontava senza snobismi, senza spocchia, a volte divertendosi, a volte indignandosi, ma sempre regalandoci una scrittura brillante, leggera e colta senza mai essere erudita.
Sulla televisione ci ha regalato un prezioso libretto, “La televisione col cagnolino” titolo che faceva l’occhiolino a Checov da cui si parte per raccontare i meccanismi della televisione.
Beniamino Placido la televisione la fece pure, regalandoci pezzi straordinari. Si occupò anche di cinema, quando la RAI faceva servizio pubblico, con 16 e 35. Condusse una Serata Garibaldi e fece coppia con Montanelli (Eppur si muove) in cui i due raccontavano gli italiani. Placido si divertiva a fare la parte del conservatore, lui uomo del partito d’azione, e da sempre vicino alla sinistra.

Grande americanista, Placido era, a parer mio, simile a Fruttero e Lucentini, pur diversissimo da loro per formazione e per latitudini geografiche. Come loro aveva però il dono raro di fare appassionare ad argomenti complessi raccontandoli con leggerezza e umorismo, come dovrebbe fare la autentica divulgazione (è incisa nella storia della televisione una Serata Manzoni condotta da Placido nel 1985).
Beniamino Placido ha interpretato un modo nuovo di fare critica: parlare di televisione è un modo per raccontare il cambiamento che essa produce nei costumi sociali, e viceversa. La televisione come specchio che riflette, a volte deformandola, la realtà e i suoi cambiamenti e li rimanda indietro, rimbalzandoli sulla realtà stessa.
L’ironia di Placido ricordava in ogni istante che, signori, suvvia, non è una cosa seria. Quella stessa ironia lo portò a partecipare anche ad alcuni film, tra cui due pellicole di Nanni Moretti, “Come parli frate?”, ispirato a Manzoni, in cui faveva Il conte zio, e “Io sono un autarchico”, in cui si divertiva a fare un critico teatrale. Gli sia lieve la terra.

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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