Appunti durante Avatar

Non volendo imbarcarmi in una riflessione (*) su se e quanto questo film abbia indicato una strada di possibile sviluppo del racconto cinematografico mainstream e al tempo stesso abbia ricordato nel modo rozzo e un po’ grossolano del cinema popolare quanto la nostra vita vera si svolga solo se in costante connessione (il cellulare al cinema è acceso “in silenzioso”, vero?), riporto fedelmente quanto il mio surrogato ha scritto durante la proiezione di Avatar di James Cameron mentre io riposavo sereno a casa.

– Dietro il concept spettacolare dei personaggi digitali c’è lo studio del veterano oscarizzato Stan Winston;

– Ad un certo punto si è visto un file (credo una tabella) preso da un computer, trascinato con la mano nell’aria e “incollato” su un altro dispositivo. Cazzo!.

– Il 3D è decisamente fluido e usato da Cameron nelle sue potenzialità, anche narrative. Difficile credere che questo film visto in 2D possa regalare le stesse emozioni. Ma non bisogna eccedere, gasati dalle potenzialità. Maneggiare con cautela.
– Occorre abituarsi a vedere a fuoco sia gli oggetti o personaggi in primo piano sia quelli in secondo piano. Qualche leggero problema solo in un paio di casi di nuca in primo piano.
– la perfezione e la sensazione di reale raggiunta dalla performance capture, lascia sorpresi.
– Alle nostre spalle, mentre scorrevano i titoli di coda, una ragazza dice “me lo aspettavo diverso”. Ci guardiamo immaginando che la prossima proiezione 3D cui assisterà la sventurata una mano esca dallo schermo e schiacci quella testolina.
– Se un regista riesce a fare stare zitto il pubblico da cinepanettone portato con la piena del cinema Orfeo delle 22.15, ha fatto il suo sporco lavoro e merita di incassare miliardi di dollari (ad oggi siamo a 1.424.000.000 e spicci, il 68% dei quali fatti all’estero).
– La storia risponde al classico viaggio dell’eroe, tipico del cinema popolare di genere. L’eroe inizia il viaggio, incontra lei, si innamorano, c’è un rivale, l’eroe alla fine conquista il suo rispetto, il rivale ha la decenza di morire sgombrando il campo in cambio di una scena madre che gli spetta, l’eroe alla fine del viaggio è cambiato.
– Ah, e c’è ovviamente il super cattivo che qui sembra uscito dalle action figure di Small Soldiers.
– Presenti diversi temi ricorrenti del cinema di Cameron che chi lo segue da sempre avrà individuato immediatamente.
– In alcuni momenti, provata una sensazione di vertigine. Straordinario uso della macchina da presa da parte di Cameron. Si ripensa al tanto da altri dileggiato Titanic. Avatar sta a Titanic, anche come misura dell’incredibile progresso delle tecnologie applicate al cinema. Titanic lo si è visto dove andava visto, cioè al cinema in una sala che oggi non esiste più, 1200 posti colmi. Era il 1997 (anzi il 1998, in Italia uscì dopo) ed eravamo già grandi.
– Sigourney Weaver è sempre un piacere da rivedere.
– Mauro Fiore, che ha curato la fotografia, è italiano e viene da Training Day e The Island. Vincerà l’Oscar come il suo collega di Titanic? Paradossalmente, è difficile che un film costruito con gli stessi meccanismi (e la stessa musica da Oscar di Jame Horner) possa eguagliare le 14 nomination e le 11 statuette del precedente di Cameron. Tempi diversi, pubblici diversi, ingenuità diverse, malizie diverse.
– Si esce dal cinema con una sensazione piacevole come dopo avere mangiato un marshmallow (sai che ti farà male ma è delizioso), con la conferma che una vita da avatar sia preferibile alla più o meno squallida esistenza che ci portiamo addosso quotidianamente, ma allo stesso tempo sperando che i film del futuro non saranno tutti così.
Fine del videolog.

(*) Ma ci sarebbero molti altri spunti, tra i quali: l’estetica da game, per non parlare del punto di arrivo: la perfetta fusione tra noi e l’avatar. Se l’avatar era uno strumento per fare altro da me, alla fine io sono il mio avatar e il mio avatar è me. Con tanti saluti alla straordinaria possibilità offerta dall’avatar di essere completamente diverso da noi.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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3 risposte a Appunti durante Avatar

  1. Noodles ha detto:

    rispondendo anche a ciò che scrivevi da me, credo che come dici sia più una questione 3D-cinema avventuroso/fantascientifico. Avatar resta un marshmallow ma dal sapore un po' ripetitivo. Poi ti dirò, a me questo effetto vertigine non l'ha provocato alcuna immagine – motivo x cui mi è venuto anche il dubbio che forse la sala non fosse attrezzata bene… ma mi sembra strano… l'ho visto al Med, che è una catenona di questi maxi.cinema ultramoderni… se non son attrezzati loro… dove vado a vederlo sto film?

  2. Anonymous ha detto:

    I will not agree on it. I assume polite post. Specially the designation attracted me to be familiar with the intact story.

  3. Watkin ha detto:

    Curioso, anch'io Titani lo vidi in un cinema che adesso non esiste più.

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