Vivere sulle nuvole

C’è una dato interessante che credo non sia stata messa sufficientemente in luce nel film di Jason Reitman, Tra le nuvole.

La cosa è questa: al protagonista, Ryan Bingham, il suo lavoro di tagliatore di teste piace. E lo sa fare bene. E gli piace quello che il suo lavoro gli consente, viaggiare e possedere le carte fedeltà della compagnia aerea con cui vola, ma anche dei noleggiatori di auto e dei ristoranti.
Le carte fedeltà che lo riconoscono, gli danno i posti migliori e non gli fanno fare code.
Gli auguri di compleanno che siamo sicuri di ricevere sono quelli della nostra banca, del nostro provider e della carta di credito.
Squallido? E gli auguri che riceviamo via sms (lista di distribuzione | invio) dai nostri amichetti on-line non sono peggio? Fatti da chi nemmeno si prende la briga di personalizzarli?

E’ meglio la fedeltà posticcia di un “amico in rete” o di un partner tira e molla, o quella interessata di una compagnia aerea?
Meglio essere fedeli ad una azienda che dopo 20 anni ti scarica via sms o a un ristorante che ha sempre un posto per un cliente con la carta oro di cui si ricorda nome e cognome?

Se Bingham ha un cedimento verso un sentimentalismo di riporto che non gli appartiene, avviene per il solito guardiano di soglia, la sua collega, inesperta e ingenua, che crede nell’amore e nel “casa-famiglia-figli”, salvo venire mollata da un ragazzo dopo averlo seguito in una città di merda (Omaha) solo per stare con lui (e lei stava a San Francisco). Ah, sì, iuna compagna/compagno e i figli sono lo scopo della vita, signori! E non sono ammesse eccezioni. Vale per tutti!
E se Bingham dichiara che lui proprio no, non ne sente la necessità, allora lei lo trova strano.

E Reitman sembra ribadire il concetto anche quando ci mostra che la tizia che Bingham si scopa in giro e con la quale si illude di cambiare una vita che non sa bene quanto gli piaccia, ha in realtà marito e figli e lui per lei è solo un giocattolo sessuale. “Sono una adultera. Se ti sta bene, ok, altrimenti ciao”.
Non è più rassicurante contare su un Hotel che non ti tradirà mai, lasciandoti sempre libera la stanza che richiedi, visto che hai la Hilton card?

Guardando con uno sguardo diverso come si fa da queste parti, questo film di Reitman, potremmo trovarlo divertente, ma per altri motivi.
Per il fatto che sotto la patina da “viva lo stare insieme”, in realtà si tratta di un tentativo di affermare il diritto a una differenza di stile di vita. Ok ho provato a vivere come voi vorreste vivessi, ma proprio non fa per me.

Non è un caso che la parte più squallida, anche visivamente, sia proprio quella del matrimonio della sorella, con il tristissimo collage di foto degli sposi cartonati in giro per il mondo, “come il nanetto in quel film francese”.
Reitman ci sta suggerendo che non dovremmo sentirci attratti dal matrimonio, dalla tradizione? Suggeriamo coraggiosamente di sì. Anche se forse non è così.

Bingham conosce una donna con cui spassarsela (e che, meraviglioso ribaltamento dei luoghi comuni della commedia, è la prima ad alzarsi dal letto dopo il sesso, trattando il maschio come un oggetto sessuale) ma crede di volere una cosa che in realtà non vuole.
Quando alla fine, lo ritroviamo in aereoporto che guarda la sua casa, cioè i voli sul tabellone, sappiamo che è ritornato nel suo mood iniziale. Cambiato? Forse sì. Che non gli venga più in mente di pensare che per lui sia adatta una vita diversa.
Sì, ci sono anche quelli che amano quel tipo di vita. Lasciamogliela vivere.

Dopo queste facezie, tornando a cose più serie, non possiamo dire che Jason Reitman sia un regista che sa padroneggiare pienamente un film. Anche lui ama i luoghi comuni visivi, e non è che si sprechi in originalità nelle posizioni della macchina da presa. Questo pende a sfavore della pellicola.
Ma si è apprezzata la fotografia e il lavoro sulle situazioni in cui caccia gli attori. E nessuna retorica piagnucolosa da film sui licenziamenti. Si tratta di una commedia, non di un film sociologico sulla crisi del lavoro. Farlo credere, ecco, questa è la vera ruffianata che potremmo imputare al film.

La lezione sui controlli di sicurezza in aereoporto andrebbe stampata. Mai mettersi in coda dietro agli anziani o alle coppie con passeggini. Le peggiori. Anche sui tram e sugli autobus. Pervicacemente restie a chiuderlo, quel cazzo di passeggino.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a Vivere sulle nuvole

  1. souffle ha detto:

    @Kalla: sì, serve. ^^Ti ringrazio davvero tanto per le tue parole e per essere passata da queste parti. Auguri per la tesi e buona giornata!

  2. Kalla ha detto:

    Che dire, abbiamo proprio visto lo stesso film.Non so bene come dirlo in maniera appropriata (fingiamo che non sia laureanda e che sia notte fonda), comunque apprezzo molto la tua sensibilità e la tua capacità di analisi e di leggere fra le righe.So che è un commento poco pregnante (lessi appassionati botta-e-risposta che si svolgono a volte in questo spazio), ma penso che sia sempre più utile di una mera lurkata, no? Se non altro serve un poco all'ego! :PCare cose!

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