Riflettere sul Mistero

Di mio sarei protestante e credo che Dio non esista. Volevo solo raccontare una storia per riflettere sulla idea di miracolo. E siccome Lourdes in questo senso è il massimo, mi è venuta l’idea di girare lì.Jessica Hausner, regista di Lourdes.


Il film, che a Milano città (non conto le multisale periferiche) viene proiettato solo nella sala parrocchiale Ariosto (pare su sollecitazione della Diocesi)(*) ha ottenuto un premio dagli atei dell’Uaar e dei cattolici del Signis, organizzazione riconosciuta dalla Chiesa. Il diavolo beve l’acquasanta.
Atei e cattolici hanno ragione e anche torto. E la Hausner a mio parere più che un film ateo gira uno straordinario film protestante.
La protagonista con la sclerosi a placche, Christine (come la regina Cristina di Svezia…) affronta il viaggio come una turista (un modo per uscire dalla casa-prigione), di pellegrinaggi ne ha fatti altri. Non ha un atteggiamento pregiudizialmente ostile, quanto piuttosto la serena curiosità del viaggiatore.
La regista smette spesso di guardare con gli occhi della protagonista per alzare la macchina da presa, abbassare le luci ed evidenziare la sua posizione critica sugli aspetti “materiali” di Lourdes. Si prega poco e male, ci si preoccupa sopratutto di ripetere meccanicamente alcuni riti, (i pasti, la messa a letto dei pellegrini, la gita, la festa finale, nonchè tutti i riti religiosi) quasi che nella slot machine del miracolo possa uscire la cinquina fortunata. Ricordarsi di baciare la statua della Vergine, di metterla accanto al letto e di idolatrare una roccia (una critica decisamente protestante al rito senza fede alla icona come scala necessaria con cui raggiungere Dio).

Dopo il “miracolo”, la nostra protagonista siede sui banchi della chiesa, la mdp la inquadra a distanza, una colonna di marmo imponente le impedisce di avanzare per (farci) vedere meglio. Questa semplice inquadratura è uno dei momenti più belli del film. Il mistero. Oltre non si può andare. Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole. E più non dimandare.

Ogni spiegazione risulta banale o ridicola, come lo sono le balbettanti argomentazioni “teologiche” del prete accompagnatore. Ma altrettanto incerte e poco convincenti sono le barzellette o l’ateismo da bar del comandante delle guardie di Malta al servizio dei pellegrini.

La regista apre uno nuovo sguardo su Lourdes, non tanto centro guarigioni o luogo di ritrovata Fede (assente dal film, come la Speranza e la Carità), quanto tentativo (spesso fallito) per gli esseri umani di abbandonare le loro miserie, il loro egoismo e sentirsi meno soli.
L’anziano burbero in carrozzina si lamenta che è finita la settimana di pellegrinaggio e che tornerà a stare da solo.
“Non siamo mai soli”, gli dice una delle volontarie con un sorriso paternalista. “Voi no, io sì”.
La regista austriaca chiude la pellicola sulle appropriate note di Felicità, di Albano und Romina (milioni di dischi venduti nei paesi di lingua tedesca). Felicità non è un paio di gambe ritrovate ma riuscire ad accettare il Mistero, compenetrarlo, dialogarci, non averne paura, per scalare il Mistero più grande, e arrivare a capire chi siamo. E la vera malattia da cui (non) guarire a meno di miracolo, è convivere con la cronicità del non potere capire e spiegare tutto, del mondo e di noi nel mondo. Compreso questo, possiamo uscire dall’inquadratura finale seduti nuovamente sulla nostra carrozzina.

(*) Questo fraintendimento mediatico ha provocato diversi mugugni in sala a fine proiezione da parte degli anziani che si aspettavano il “santino”.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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6 risposte a Riflettere sul Mistero

  1. souffle ha detto:

    @J. Doinel: sì non è facile. Grazie per il tuo commento.

  2. J. Doinel ha detto:

    "possiamo uscire dall'inquadratura finale seduti nuovamente sulla nostra carrozzina"e aggiungo, con un'angosciante difficoltà nel farlo.Uno dei film più grandi degli ultimi anni. Una regia raffinata e crudelmente autentica. Straordinaria la Testud.

  3. Anonymous ha detto:

    Si, probabilmente lo e

  4. souffle ha detto:

    @Udp: ti ringrazio anche se non sono affatto sicuro di me. La palestra al mattino è un atto di fede… nel mio corpo e nella sua resistenza. ^^Sì, l'assenza di religiosità in chi si professa religioso è tragica, come dici. Ed è questo lacerante messaggio che un cattolico dovrebbe prendere e fare suo. E rifletterci su. Un abbraccio.@Christian: io spero che riesca a fare cogliere la necessità ineluttabile del nostro (con)vivere nelle (con le) nostre incertezze.Un saluto.Grazie per i vostri commenti.

  5. Martin ha detto:

    Un film che riesce a parlare a tutti è di per sè qualcosa di notevole, anche se ho l'impressione che finirà per dispiacere a tutti quelli che hanno troppe certezze o che le pretendono.

  6. UnoDiPassaggio ha detto:

    Invidio da sempre la tua capacità di scrivere subito, a caldo, di quel che vedi. Di non perdere tempo e centrare il punto. Forse anch'io dovrei imparare ad andare in palestra la mattina presto. ;)Lourdes, che lo si voglia capire o no, è anche un film (bellissimo, non mi stancherò mai di dirlo) sulla tragica assenza di religiosità in chi si professa tale. Essere religiosi non è una passeggiata, tanto meno non è una passeggiata a Lourdes tra madonne al neon che ti guardano azzurre e mute.

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