Leggerezza e follia nell’erba

I libri non hanno mai ucciso nessuno. Anzi, aiutano a vivere meglio


Appare incredibile che il regista quasi 90enne Alain Resnais sia ancora capace di divertirsi e farci divertire con una sua pellicola. Cinefila, spiazzante, surreale, destabilizzante, anticonvenzionale. Modernissima.
Il divertimento, suo e nostro, sta già nel titolo originale, le erbe folli, quelle che si insinuano nell’asfalto statico del cinema “ggiovane” e resistono con la forza di una freschezza e di una libertà che meraviglia. Le erbe folli vincono sull’asfalto del racconto tradizionale mosse dal vento del solito meraviglioso gruppo di attori (Sabine Azéma, André Dussollier, Mathieu Amalric, Anne Consigny) cui il doppiaggio italiano, specie nel caso di Dussollier non rende giustizia.

Resnais costruisce un film che vola leggero, insieme spiazzante e straordinariamente complesso, come la sua macchina da presa, cui concede tutto ma con rigore, impennate in aria e planate a filo d’erba, come l’aereo su cui vola la sua protagonista, la dentista pilota Sabine Azéma. E il regista sorveglia tutto, dirigendo i suoi personaggi con una voce over sempre presente, ma allo stesso tempo pudica e a tratti incerta, come i suoi personaggi.
Come fa l’erba contro l’asfalto, i due protagonisti di Gli amori folli (Les herbes folles) lottano contro le necessità di uno script che li bracca divertito senza sosta – la (il)logica voglia di vedersi tra sconosciuti, il rapimento procurato da una voce al telefono, lui catturato da un fotogramma (la foto di lei in un portafoglio), lei alla ricerca di una immagine di lui (senta, come è questo signore? domanda al poliziotto che le riconsegna il portafogli ritrovato).
La scrittura
cerca di imprigionarli in una pellicola “romantica” cui desiderano sottrarsi ma alla quale per un istante “cedono” – la scena negli uffici dell’hangar dove avviene finalmente il loro bacio cinematografico è girata come una conclusione tradizionale con tanto di “fin” sovraimpressa. Lì finisce il finto/vero film per lasciare proseguire finalmente libero il vero/finto film.
Solo in volo, nell’aria Marguerite e Georges paiono finalmente liberi dalla storia. E possono precipitare nel finale.
Il cinema è un’erba folle e perturbante che ti risucchia indietro e ti si insinua dentro (André Dussollier precipita indietro verso il cinema d’essai dove ha appena visto I ponti di toko-ri – film nel film e sul film – mentre l’obiettivo della mdp si chiude lentamente – ennesimo sberleffo alla “critica”).
Muoversi senza una direzione, la percezione continuamente alterata, l’occhio distratto e attratto da altro, riposizionamento nell’inquadratura, riscrittura del copione dei sentimenti finchè non funziona.
Personaggi incerti nella direzione delle loro pulsioni che si muovono tra inquadrature precise e controllate – seppure ardite e sorprendenti – che segnalano ancora di più il loro smarrimento.
In fuga da un ruolo cui tentano di sottrarsi, finalmente liberi per caso o accidente di una lampo che non si chiude, si può precipitare nel finale.
Solo quando accetterai la serena e fanciullesca follia di “essere gatto”, solo allora potrai avere i tuoi croccantini.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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12 risposte a Leggerezza e follia nell’erba

  1. perso già di suo ha detto:

    Bellissima recensione! Anche a me è piaciuto

  2. souffle ha detto:

    @J. Doinel: grazie, sei molto gentile. ^^ Buona serata.

  3. J. Doinel ha detto:

    Bellissima disamina, condivido in pieno ciò che dici sul finale.

  4. souffle ha detto:

    @Enrico: sono contento di averti incuriosito. Spero soddisferai presto il tuo appetito. :)@Chimy: sei sempre gentile. La citazione mi farà un grande piacere.Grazie per i vostri commenti, buona serata.

  5. Chimy ha detto:

    Un film davvero affascinante e pieno di spunti di riflessione.Bellissima recensione davvero. Se ne scrivo mi permetto di citare le tue frasi conclusive.Un saluto 🙂

  6. Cawarfidae ha detto:

    Grazie per il suggerimento! il piccolo dibattito intavolato me lo rende ancora più appetibile…Enrico

  7. souffle ha detto:

    Perché dolerti di quello che pensi?Dovremmo semmai dolerci di quello che diciamo pur non pensandolo.La complessità della pellicola pretende analisi che non troverai da queste parti.Per quelle sai a chi rivolgerti.Il mio piccolo intento e urgenza dopo la visione erano semplicemente spingere ad accostarsi al film, possibilmente al cinema, cosicchè operazioni simili possano essere replicate da parte dei produttori.Ho avuto il piacere di sapere di avere interessato alcune persone e questo mi basta.Buona giornata.

  8. Anonymous ha detto:

    Ora che l'ho visto, posso dire che (mi duole dirti, Souff, che) hai descritto solo la cima dell'iceberg. E le rughe di Dussollier e di Azéma? (E il fatto che due sessantenni possano essere guardati come due giovinetti, visto che a guardarli è un quasi-novantenne)? E tutte le ellissi, aeree e slm? E tutte le piantine in erba, cioè le divagazioni solo accennate, ma inequivocabilmente? E i parcheggi malfatti, sempre meglio dei parcheggi perfetti che sembra inevitabile contemplare nei film?Bette che quasi vorrebbe esserci lei, in un film di R.

  9. UnoDiPassaggio ha detto:

    Non mi sono ancora ripreso del tutto da tale sublimità. "L'imagination, ça c'est du solide" (Georges Palet/André Dussollier)

  10. Anonymous ha detto:

    I croccantini, sì sì!Bette

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