Del mangiare gli animali

Quando è uscito in Italia per Guanda il libro di Jonathan Safran Foer “Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali”, la discussione più importante è stata: “Perché non lo hanno intitolato Eating animals”, come burocraticamente suonava il titolo originale?

Chissà, forse perché in Italia sarebbe stato scambiato per un manuale di ricette di carne.

Guanda ha invece deciso di concentrarsi sulle parole della nonna del protagonista per farne il fulcro del suo romanzo/saggio, il filo del percorso, la molla della motivazione del protagonista, l’Autore stesso.

Gli americani – uno dei popoli più carnivori della terra (in molti sensi) avevano bisogno di un titolo “forte”, diretto, freddo, manualistico come piace a loro che sono un popolo semplice.
Dategli un manuale e li farete felici.

(un pensiero meramente editoriale corre ai lettori di Foer, quelli che hanno amato follemente i suoi romanzi e si vedono tirati per i capelli a vedere cose che non volevano vedere. Sarà l’abbandono? O lo considereranno il capriccio di un uomo che ha avuto un figlio e ha deciso di cambiare vita, scrivendoci sopra, così per ottimizzare i costi?)
Un altro pensiero (anche dell’autore) corre al saggio di Pollan, Il dilemma dell’onnivoro. Sapete quello che mangiate? Vi interessa saperlo? E una volta saputo, cosa decidete di fare?

Quello di Foer è effettivamente un saggio, perché è frutto di dati raccolti, esperienze vissute in prima persona o fatte raccontare da altri.
Ma è anche un romanzo di formazione, quella di un uomo ebreo che mangiava carne, si sposa, ha un figlio, decide di capire cosa vuole dargli da mangiare e di capire come mai sua nonna, che durante la guerra pativa la fame, si rifiutò di mangiare maiale. Nemmeno per salvarsi la vita.
Foer era un mangiatore di carne, non è mai stato un attivitsta, considera la carne molto buona, a volte gli viene ancora l’acquolina quando sente un profumo di barbecue.
Con una tecnica consolidata in questo tipo di operazioni, l’autore viaggia con il lettore ritornando insieme a lui sui terreni putrescenti che hanno portato conoscenza, consapevolezza, scelta di cibo come scelta di vita.


Il libro nel suo rigore documentale non ci affligge con tabelle e tecnicismi da saggio accademico, ed è capace anche di sequenze avvicenti come l’introduzione nottura del nostro eroe in un allevamento di polli, per vedere quello che noi non vogliamo (vorremmo) sapere. O che sappiamo e abbiamo rimosso.
Foer capisce le ragioni dei suoi lettori americani, forti mangiatori di carne, che l’ultima cosa che vogliono sentire è la richiesta di rinunciare alla loro bistecca. E ha scelto di impostare il libro come un percorso personale più che come il saggio di un attivista: sono io che mi informo e che, dopo essermi informato scelgo di non contribuire ad alimentare il sistema dell’allevamento indistriale. Ho visto i pochissimi allevamenti tradizionali, dove le bestie brucano erba, non assumono antibiotici, si riproducono in modo naturale e sono in grado di stare in piedi e pascolare. Dopo quello che ho visto vi invito a non mangiare carne prodotta in allevamenti industriali ma posso capirvi se mangiate carne prodotta nei pochissimi allevamenti a gestione familiare.

L’autore ha fatto un’altra scelta: non mangia più carne, non gli basta il trattamento più “umano” che gli animali subiscono negli allevamenti a gestione familiare (l’1% degli allevamenti americani).

Le scelte che Foer ci invita a fare non sono facili, nemmeno dopo avere letto il suo libro. E a volte non sono nemmeno economicamente sostenibili (il successo degli allevamenti industriali americani è dato dalla fornitura di carne a basso prezzo, che ha certamente spinto in alto il consumo).

Però iniziare a ragionare su queste scelte, si può.

Dal punto di vista razionale, l’allevamento industriale è palesemente sbagliato, e sotto molti punti di vista. Con tutte le mie letture e conversazioni, devo ancora trovargli una difesa credibile. Ma il cibo non è razionale. Il cibo è cultura, abitudine, identità. Per alcuni l’irrazionalità porta a una specie di rassegnazione. Le scelte alimentari vengono accostate alle scelte sulla moda e alle preferenze nello stile di vita: non rispondono a giudizi su come dovremmo vivere.


Jonathan Safran Foer – Se niente importa. Perché mangiamo gli animali – Guanda Editore.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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4 risposte a Del mangiare gli animali

  1. souffle ha detto:

    @Francesca: il tuo percorso è molto simile a quello di tanti amici vegetariani che conosco. Devo dirti che fino ai 25 anni, fino a quando sono vissuto coi miei era assai difficile potersi costruire un percorso alimentare, che per me significava non solo mangiare certi cibi ed evitare altri, ma anche cucinarmi personalmente il cibo nel modo che preferivo e mangiare quando avevo fame, non quando si compiva il rito. Non pensare che io sia tanto avanti. Ad esempio, nemmeno io riesco a eliminare il pesce dalla mia dieta. E credo che probabilmente non riuscirò a farlo.E non intendo diventare vegano, semmai vegetariano.E anche nella scelta delle verdure, per esempio mangiando solo frutta e verdura di stagione, possibilmente scelta al mercato e da chi pare agricoltore e non commerciante in frutta.Una scelta possibile nelle grandi città sono i GAS, Gruppi di acquisto solidale. Informati se ti va. A Milano ce ne sono diversi, penso ce ne siano in tante altre città.Posso capire come ti senti, specie in consessi "sociali" carnivori.Nella mia esperienza sociale milanese ho sempre visto alle feste piatti "vegetariani" perché i padroni di casa si aspettano che ci siano persone che non mangiano carne o pesce.Però la verità è che il vegetariano viene visto spesso come uno che dà problemi, che non sai come nutrire.Per pigrizia, essenzialmente, visto che con le verdure ho visto fare cose favolose.Sono stato recentemente al matrimonio di due cari amici e la cena era vegetariana. Una meraviglia di gusto e sapori, una gioia per il palato.In ogni caso, Francesca, sai bene che sei tu il tuo corpo, sei tu custode del tuo tempio, e chissenefrega se gli altri ti guardano strano.In un film molto bello Harold e Maude, l'anziana Maude dice al suo giovanissimo amico Harold con cui ha un rapporto bello e strano, più o meno così: "Penso ci siano tante brutture a questo mondo perché le persone diverse permettono agli altri di considerarle normali".E io non posso essere più d'accordo. :)Un saluto e grazie per il tuo commento.

  2. francesca ha detto:

    Ho questo libro da due mesi circa. Ne rimando la lettura, che ormai preme – dopo il tuo bel pezzo sono ancora più convinta. Non ho mai amato il sapore della carne, da piccola mi rifiutavo di mangiare coniglio, ho smesso quasi totalmente (alcune eccezioni sono state dovute e inviti a cena a casa di altri… in Italia è difficile spiegare che non mangi carne) di mangiarne senza sacrificio. Ma, almeno nel mio percorso, ci sono ancora passi da fare: eliminare tutti gli alimenti che contengano grassi animali, eliminare il pesce – è una cosa personale che non chiedo di condividere. Quello che mi lascia sempre perplessa è il modo in cui vieni accolto dalla comunità, come il portatore insano di quale terribile malattia. Nel nostro paese la strada è lunga…

  3. souffle ha detto:

    @noodles: la tua domanda è già un punto di partenza. Sei pronto per il viaggio del libro. ^^ Un saluto.

  4. Noodles ha detto:

    Non ho ancora letto nulla di Foer, anche se son curioso da tempo. Ho sfogliato questo libro qualche volta in libreria. Molti ne hanno scritto bene… Dovrò procurarmelo. Io sono un carnivoro quasi assoluto. Ora non so quanta differenza ci sia tra Usa e Italia nel campo allevamenti, ma non credo sia poi così ampia. Certo, una cosa va detta: quando andiamo a comprare la carne in qualche paesotto vicino a Napoli, dove l'allevamento è a conduzione famigliare, di vecchio stampo… be', il sapore della carne è proprio un'altra cosa. Il che mi porta a chiedermi cosa mangiamo quando arrostiamo una bistecca proveniente da un allevamento di batteria…

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