Un cuore di panna per noi

Apprendo che sono 50 anni che il Cornetto Algida (da piccoli lo si pronunciava tutto attaccato) è in circolazione.

La cosa non mi stupisce visti gli anni che è sugli scaffali la Nutella, che da surrogato del cioccolato del dopoguerra si è conquistata, restando fedele a se stessa come surrogato del cioccolato, un posto nel cuore e nello stomaco di moltissime persone.
I 50 anni del Cornetto sono rilanciati da uno spot che ricorda ai consumatori, attraverso passate campagne pubblicitarie, da quanto tempo il noto gelato sia in circolazione.
Lo spot fa naturalmente leva sull’effetto nostalgia, che porta a considerare magnifiche tutte le cose legate a quando si era più giovani.
In verità gli spot sono sopratutto degli anni ’80, anni liberati dalle briglie del Carosello (defunto nel 1977) e assaltati dalla voglia di sperimentare dei pubblicitari italiani, chiusa in un cassetto per decenni.
I prodotti come il Cornetto o la citata Nutella, hanno il sapore del “classico”, che supera le mode semplicemente perché non le ha mai cavalcate.
Gli altri coni gelati industriali si sono modificati nel tempo, hanno inseguito gusti e stili, sono nati e morti nei decenni che li hanno visti protagonisti o semplici comparse, tesi ad inseguire i consumatori, cercando disperatamente di accontentare la loro volubilità.

Il Cornetto è rimasto lì, nella parte destra del cartellone di metallo dei gelati, uguale a se stesso. Certo, ha fatto alcuni figli, si è leggermente modificato, ma senza perdere la sua identità. Ha subìto dei cali di interesse, fisiologici, e si è salvato in modo formidabile con la nuova generazione dei 30enni, quelli che nascevano proprio mentre i cartelloni di metallo Algida e Eldorado (poi sparito) guadagnavano uno stile più moderno.

I nati all’inizio degli anni ’80, che hanno vissuto quel decennio irripetibile in modo riflesso, recuperandone, beati loro, i topoi sfrondati del sottotesto culturale, politico e sociale, hanno reagalato una nuova vita al Cornetto, che non ha nemmeno dovuto “riposizionarsi”, come la Coppa del nonno.
Il Cornetto è stato lì, in attesa di venire recuperato, come la giacca del fratello maggiore, indossata tra qualche scherno negli anni ’80, messa in un armadio e recuperata 20 anni dopo dal piccolo di casa. Come le infradito, che a metà degli anni ’80 erano portate solo adolescenti ingenui e poco vissuti presi in giro da amici e parenti, e diversi anni dopo hanno avuto lo sdoganamento definitivo.
La stessa canzone della pubblicità che potete sentire vedendo lo spot ha superato gli anni divenendo quel pezzo vintage che fa mandare urletti nostalgici (veri o di ritorno) simili a quelli che si hanno sentendo “Profumo di mare” con cui Little Tony accompagnava la versione italiana di The Love Boat.
Non sono un nostalgico, e al Cornetto ho sempre preferito il Gran Rico (al whiskey con le uvette) che mio zio comprava a me e ai miei cugini, dato che la mia mamma coni con ombre di liquore, mai. Noi andavamo di Lemongelo, come mio padre chimava e chiama tuttora il ghiacciolo al limone. Lemongelo era il nome del ghiacciolo Eldorado all’inizio degli anni 70, anni in cui lui era un 30enne, appunto. Negli anni ’80, complice il “tutto è possibile” che li accompagnava, il Lemongelo divenne Lemonissimo.
Se posso avere una nostalgia nel pensare ad Algida, Toseroni, Eldorado è solo quella legata all’età adolescente, ai primi baci rubati e nascosti, vissuti con piacere e vergogna, e alla straordinaria possibilità di fare errori, ritentare e risbagliare. E provarci ancora.
Non lo sapevamo, ma forse dentro di noi c’era un cuore di panna.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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8 risposte a Un cuore di panna per noi

  1. Anonimo ha detto:

    i gelati di una volta erano piu’ buoni!!!!!!!!!!!! ma dove siete finiti?

  2. souffle ha detto:

    @cineserialteam: grazie per lettura. Un saluto.

  3. Cineserialteam ha detto:

    Che bel post vintage.

  4. souffle ha detto:

    @pickpocket: sei stato molto carino a farlo. Che, dirti se non grazie di cuore e buona serata! :)@Iosif: sospetto anche io che nel corso degli anni il cuore di panna sia stato di molto rimaneggiato, specie dopo che Algida è passata sotto una multinazionale. L'impianto eesterno però hanno cercato di conservarlo.Il Gran Rico al whiskey lo considero un miracolo nella storia del gelato industriale. :))Un saluto, buona serata!

  5. iosif ha detto:

    gran rico al whiskey tutta la vita. per una volta siamo completamente d'accordo ;)il cornetto algida: io sospetto che nel cuore di panna sia cambiato qualcosa di sostanziale. mi sembra più pannoso, prima era più cremoso. ma le mie papille al tempo non conoscevano la nicotina.

  6. Pickpocket83 ha detto:

    P.S. Ho nominato il tuo blog per un premio bloggaro su Cinedrome. 🙂

  7. souffle ha detto:

    ahah, dici bene. Ricordo anche io il cookie snack, davvero imponente.La riduzione delle porzioni ha colpito i gelati ma anche le nostre abitudini alimentari in genere (pochissimi fanno ancora un pasto completo al ristorante, non solo per questioni di costo).Una controtendenza è il Magnum, che fa della "grossezza" un suo elemento di forza. Del resto che Magnum sarebbe altrimenti.Un saluto grazie per il tuo commento. Buona domenica.

  8. Pickpocket83 ha detto:

    Ho letto anche io l'articolo sulla Repubblica di domenica scorsa relativo alla contrapposizione tra gelati artigianali e gelati confezionati. E alla mitologia dei gelati industriali italiani, dal cornetto Algida alla Coppa del Nonno. Il gelato confezionato è un valido indicatore del costume italico, senza dubbio. Quello "artigianale" invece è maggiormente uno specchio rivelatore del gusto individuale, e localistico anche. La mia nostalgia personale è per una cosa che si chiamava Cooky Snack o qualcosa di simile. Era un gelato al biscotto di forma rotonda e di proporzioni abbastanza mastodontiche. Ipercalorico come pochi altri gelati, saziava da solo quanto un cenone di natale. Credo lo abbiano soppresso in nome di una svolta minimal-salutista, tanto che in tempi recentissimi è stato riesumato, dopo molti anni, nell'ambito della grande famiglia di "Cucciolone" ma in proporzioni bonsai. :DUn saluto 🙂

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