Uomini si diventa?

Se lo domanda Michael Chabon, nel suo ultimo romanzo pubblicato, come altri, da Rizzoli.Manhood for amateurs, recita il titolo originale, ed è un peccato che in questo caso la lingua italiana non possa renderne appieno il senso.

Tanto più in questo caso, in cui “Uomini si diventa?” pare promettere più di quello che Manhood for amateurs effettivamente mantenga.Il viaggio all’interno dell’essere maschio (e padre, e figlio e marito) per uno scrittore ebreo quasi 50enne, non sfugge al luogo comune, al bozzetto da pezzullo da rivista femminile o, a seconda dei casi, maschile. Leggendo altri brani pare di trovarsi, invece, di fronte a un ottimo editoriale da NY Times o al sapido corsivo da The New Yorker, in altri pericolosamente vicini alla chiacchiera ecumenica, seppure di classe (letteraria).

Chabon sa scrivere e non saremo noi a negarlo. Specie dopo avere amato, negli anni, il suo fulminante esordio (I segreti di Pittsburgh), esserci deliziati con quella operazione di maturità stilistica che è Le fantastiche avventure di Cavalier & Clay, un romanzo pieno di amore per la narrazione, avere divorato Il sindacato dei poliziotti yiddish, adorandone non tanto la soluzione o il meccanismo “scacchistico” impaginato dall’autore, quanto l’atmosfera di rancida umidità di cui odoravano le pagine.

E quanto abbiamo ammirato l’ironia di Wonder boys, la formidabile messa in scena del fallimento letterario del libro precedente di Chabon, mai completato. Quando la depressione letteraria, la secca in cui è irrimediabilmente imprigionato il finale di un’opera che non funzionerà mai, ma su cui ci si accanisce buttando anni della propria vita, diviene un libro scritto in 7 mesi e venduto al cinema, non possiamo che restare deliziati.
E il gioco holmesiamo di Soluzione finale? Un piacevolissimo scherzo per bambini con voglia di leggere, un esercizio di letteratura per l’infanzia che si legge volentieri anche in età adulta.

Non possiamo però tacere la delusione per questo Uomini si diventa? Certo, Chabon è autore che sa ammaliare il lettore, quando ne ha voglia. Quello che manca a questo romanzo è la letteratura, annegata in un mare di banalità da buon(issimo) padre di famiglia. A volte si aveva l’irritante sensazione di trovarsi di fronte a un Severgnini qualunque.

Non basta avere una famiglia stupenda, quattro figli e una adorata moglie perché tutto questo divenga automaticamente un buon libro.

Si resta, infine, con la spiacevole sensazione, non dichiarata nelle note e quindi sbagliata, che questi 39 brevissimi racconti, divisi in 10 capitoli, siano una raccolta di una serie di pezzi scritti per le numerose riviste cui Chabon collabora assiduamente.

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Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a Uomini si diventa?

  1. souffle ha detto:

    Grazie Dario. Ora molte cose sono più chiare. L'editore italiano poteva farne cenno nelle alette. Un saluto.

  2. Anonymous ha detto:

    "An entertaining omnibus of opinionated essays previously published mostly in Details magazine"Dario, FYI.

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