Della tecnologia e del “vedere” il cinema

Non ho alcuna competenza cinematografica per indicare i film del decennio (chi li ha visti tutti, questi film da tenere? Io no).
Però mi diverte leggere le classifiche altrui.
Perché è vero che un diligente giornalista può scrivere la sua classifica di film del decennio “assolutamente da vedere” (e prossimamente in edicola con il Corriere), ma sono più interessanti gli elenchi personali, che rispecchiamo umore e sentire del critico (lì e ora), la visione che il cinema ha dato del suo mondo, fotogrammi che hanno  dolorosamente detto la verità su di lui.
Se nel campo del software (film distribuiti, visti, rivisti, mai visti) il decennio ha dato modo di scrivere classifiche, tanto diverse e interessanti, è sul campo dell’hardware che si sono verificati, a mio parere, i cambiamenti più sconvolgenti e decisivi nel nostro modo di vedere i film.
Tralasciando i progressi negli effetti digitali (non sono una novità del decennio) e l’avvento del 3D (ricicciamento di nuovi modi per portare gente in sala) mi vorrei soffermare su due “tecnologie”.

L’arrivo del dvd
Sebbene nato a metà degli anni ’90 (messa sul mercato nel 1996, lancio massiccio della tecnologia nel 1997) è stato il 1999 l’anno della vera diffusione di massa del dvd, il nuovo supporto digitale per la diffusione di contenuti, in primo luogo i film.
Da quell’anno, con la massiccia diffusione dei supporti, arrivarono sempre più film sul mercato e un nuovo modo di approccio alla pellicola.
L’accesso ai film prima avveniva con difficoltà e peripezie da cacciatore d’oro (videocassette da reperire in modi fortunosi, presenza di cineclub nella propria città, festival in cui vedere bulimicamente opere che forse mai si sarebbero riviste).
Tutto il decennio ha visto prosperare e crescere il dvd. Sono aumentati i film distribuiti e calati progressivamente i prezzi, il reperimento è divenuto sempre più facile (vendite on line – parallela diffusione di Internet), contenuti speciali si sono aggiunti al semplice film.
E c’è stato un fondamentale cambiamento nella visione: prima un film lo vedevi una volta, e di seguito. La videocassetta la potevi fermare, certo, ma a rischio usura (o, peggio: rottura) nastro. Con il dvd, l’avanzamento per fotogramma diviene una realtà più facile, il fermo immagine una consuetudine.
Inoltre la presenza di più tracce audio permise di accedere ai film in lingua originale e per molti si è trattato di uno shock (sentire i film di Allen nella versione non adulterata dal doppiaggio italiano, consentì a diversi cinefili quasi di ripensare il corpus alleniano degli anni ’70-80).
Quanto questo abbia positivamente influenzato la critica e il modo di parlare dei film è intuibile.
Lavori critici su corpus registici si sono potuti realizzare con maggiore facilità di un tempo, quando per scrivere un saggio occorreva girare per cineteche sparse nel mondo.

Internet: connessione veloce e torrent
Chi ha un passato “analogico” sa quanto fosse bello, eccitante ed estremamente complicato comunicare via Internet con il “doppino telefonico”. Credo di avere creato il mio primo indirizzo di posta nel 1996.
Internet nasceva effettivamente (per la massa, per le imprese, per lo sfruttamento commerciale) nel 1995. Quando iniziai a lavorare, nel 1997, ricordo che la mia azienda fu una delle prime ad avere un sito Internet.

Parallelamente si diffondeva una modalità di trasmissione dati più veloce di quella  lentissima in uso allora e destinata a soppiantare le linee ISDN allora deputate alla trasmissione di forti quantità di dati.
A fine anni ’90 nasce l’Adsl, e per tutto il decennio appena trascorso si diffonde capillarmente.
Trasmettere molti dati, velocemente, ha rivoluzionato il mo(n)do della comunicazione.
La parallela diffusione dei blog e dei social network (veri “phainomenon” del decennio), dal punto di vista del cinefilo, ha permesso a nerd sparsi nel globo di conoscersi, parlarsi, apprezzarsi, disprezzarsi, discutere, scambiare idee ed esperienze. Oltre che file.
Infatti, la rivoluzione maggiore del decennio, collegata a questo grande cambiamento nelle modalità di trasmissione dei dati è stato l’avvento dei torrent, che ha forzatamente cambiato l’atteggiamento commerciale delle major discografiche prima, e cinemetografiche poi.
E ha cambiato anche le modalità di accesso ai film, quantomeno per i cinefili.

Film, spesso visti prima dell’uscita italiana (o a prescindere dall’uscita italiana), recupero di opere invisibili nel proprio paese, creazione di librerie, attraverso uno scambio forse poco etico, ma decisamente formativo.
Un po’ come fare una tesi accedendo ai polverosi libri della biblioteca (come accadde a chi la fece nel 1992) o farla recuperando testi on line grazie alla interazione tra biblioteche universitarie di tutto il mondo.
Cinematografie inaccessibili come quella orientale o gli indipendenti americani, o diversi film francesi, sono improvvisamente apparsi davanti agli occhi dei cinefili, attraverso lo schermo di un computer.
Se il dvd aveva aumentato l’accesso ai film, con i torrent il cinefilo, specie quello che padroneggia le lingue, non ha più limiti.
Con un ulteriore cambiamento rispetto alla visione del dvd. Se questa era spesso solitaria, solipsistica, autoreferenziale, la visione del torrent, in un’ottica di scambio e confronto in multipiattaforma, fa uscire il cinefilo nerd dalla sua tana proiettandolo in un cineclub, virtuale certo, ma non meno vivo di quello degli anni ’70.
Cambiare le modalità del “vedere cinema”, ha cambiato le modalità dello scriverne (dalla corposa critica cinematografia al “film in 4 righe”).
Il nuovo decennio sarà segnato più che dal 3D, dall’alta definizione che impatterà in modo formidabile anche sul vecchio cinema. Pellicole di 10/15 anni fa, trasformate per adattarle ai nuovi schermi HD, rughe e acne improvvisamente visibili da mascherare con make up digitali perché lo schermo da 50 pollici non sveli/riveli il “trucco”.

La diffusione della modalità di visione dei film su computer ha fatto cambiare le modalità percettive al cinefilo analogico (con qualche resistenza/difficoltà), mentre quello digitale (nato insieme ad Internet) si trova maggiormente implementato in queste modalità di fruizione.

Per quanto in HD, il file torrent non sarà mai il film visto in sala o su uno schermo appropriato. O forse sì? Quanto influenza la nostra (corretta) percezione della pellicola avere uno schermo del computer (s)correttamente tarato?
Questo decennio lascia a chi si occupa di comunicazione la straordinaria occasione di verificare nei prossimi anni se (in che modo) le modifiche dell’harware che hanno inciso/stanno incidendo lacerazioni insanabili sul corpo/occhio degli spettatori produrranno effetti (più o meno speciali) sul software, cioè sul modo di raccontare/comunicare queste storie.

In questo senso, il film del decennio è Cloverfield.

Buone (di)visioni.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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8 risposte a Della tecnologia e del “vedere” il cinema

  1. Souffle ha detto:

    @Bette: ti ringrazio. Ora sono un po’ curioso dello scritto che hai citato. Il mondo editoriale è, a volte, un “copia/incolla” come sai. E scarso rispetto per il diritto d’autore, per non parlare dei traduttori. Sui contenuti in rete non parliamone. Non ci si abitua mai, ma dovremmo.
    Comunque se tu volessi pubblicare qui quanto hai tradotto, non ci sono problemi.

    @Para: hai ragione, si dovrà aspettare. Sotto osservazione sicuramente il pubblico (la base di partenza per i cambiamenti nelle produzioni) ma sopratutto i registi, e ancora di più i produttori e il marketing (per quello che riguarda naturalmente le grosse produzioni).

    Grazie per i vostri commenti.

    • Bette ha detto:

      Grazie dell’ospitalità. Ma bisognerebbe – ovviamente e giustissimamente – avere il permesso di Coe. E se tu fossi il suo agente letterario me lo lasceresti fare, in una lingua e in un paese dove Coe ha notevolissima fortuna? Credo che anche il suo editore italiano non sarebbe tanto contento, ma questo è di secondaria importanza.

  2. Para ha detto:

    Leggere le parole “Cloverfield”, “film” e “decennio” nella stessa frase non fa che rendermi felice. 🙂
    Bel post.
    Sicuramente Cloverfield rappresenta il risultato (magari non appositamente voluto) di una sintesi tra il cinema basso (amatoriale) e alto (della grande industria) e come i secondi utilizzino il primo e le forme linguistiche derivate da esso.
    E l’HD muoverà le esigenze dello spettatore verso nuovi lidi, ma come è sempre successo (per fortuna) le linee internet verranno potenziate ancora di più, hard disk e supporti saranno sempre più capienti, e noi potremmo scaricare con felicità file video da 40 GB che terranno il passo con i nostri schermi HD. E anche lo schermo del computer, tra qualche anno, sarà per tutti quanti un 21″ full hd.
    Vedremo quanto e come tutto questo influenzerà spettatori e cineasti. Per ora siamo ancora troppo dentro l’onda per rendercene veramente conto. Anche per questo Cloverfield è grande, perchè nonostante siamo ancora nel flusso, è riuscito in qualche modo a riflettere sulla questione.
    Saluti.
    Para

  3. Souffle ha detto:

    Bette, ti ringrazio per avere dato il commento numero 3 a questo pezzo, facendolo salire nell’elenco dei pezzi più commentati. 🙂
    Buon domenica. Torno in spiaggia.

    • Bette ha detto:

      Oggi che sono seria, invece, ti dico che mi hai ricordato uno scritto di Jonathan Coe, mai tradotto (che mi risulti) in italiano. O meglio: inedito in italiano, che tradurlo, io l’avrei anche tradotto. Ma non so immaginare dove pubblicarlo. Non dico qual è, che già un altro che avevo tradotto per mio personale piacere me lo sono ritrovato in una delle ultime edizioni italiane di Coe.
      Dice: e certo! Tu che fai per farti pubblicare le tue, di traduzioni? E avrebbe anche ragione.

  4. Bette ha detto:

    Il plurale di corpus è corpora. (Oggi mi sento gaddiana.) (Chiedo venia.)

  5. Souffle ha detto:

    @parigino: grazie, sei molto gentile. Un abbraccio.

  6. parigino ha detto:

    Questa sintesi è perfetta. Rammarica il fatto che quasi nessuno prova a paralrne sui “grandi quotidiani italiani”. Grazie

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