Critici e Giovani Autori

Succede quasi sempre d’estate quando c’è più tempo – dicono – per le discussioni, le riflessioni. Probabilmente è così, durante il resto dell’anno si è troppo occupati a sopravvivere e a pubblicare libri (o cercare di farseli pubblicare).
Il Domenicale del Sole24Ore ha lanciato, con un articolo del “giovane” scrittore Gabriele Pedullà il 1° agosto il grido di guerra degli scrittori “under 40”. Ci siamo, siamo vivi e siamo interessanti. Segue elenco  dei promettenti giovani fatto da alcuni critici letterari. E segue dibattito sullo stato della letteratura in Italia (e di riflesso, della critica letteraria). Non ho intenzione – non vi preoccupate – di riassumere il dibattito, né di tuffarmi nella stantia contrapposizione generazionale (giovani autori contro vecchi critici) tanto cara anche al cinema. Una agile ricerca tramite google potrà soddisfare i più curiosi.
Berardinelli sul Corriere della Sera risponde alla provocazione del Sole, con un pezzo polveroso (ma sempre bel scritto) e odoroso di antica cucina critica e dopo avere constatato come il romanzo oggi abbia dimenticato da dove viene e a quali padri letterari essere grato (e vellicando così la nostalgia del critico), lamenta una eccessiva produzione di narrativa in Italia che “ucciderebbe” il povero critico che non può leggere tutto e, nel  profluvio di produzioni,  sottrarrebbe al critico i giorni necessari per la meditazione e il giudizio su un’opera.
La democrazia letteraria di massa, potenziata dall’uso del computer, vanifica l’autorità della critica e crea una letteratura senza forma e confini, che nel suo insieme si sottrae a ogni definizione. Smettiamo perciò di processare i critici e di stilare piccoli canoni. Legga chi vuole quello che vuole. Un’altra epoca si chiude: l’epoca dei giudizi. Ma sto anch’io per pubblicare un libro sulla narrativa. Il suo titolo sarà: Non incoraggiate il romanzo.
Non si può dire lo stesso del cinema, dove la democratizzazione dei mezzi di realizzazione, ha moltiplicato le “produzioni” cinematografiche e le visioni possibili?
Berardinelli è bravissimo a spostare il dibattito da “incoraggiamo i giovani autori a buttare nel cesso il passato” a “povero critico costretto a dismettere il proprio giudizio di fronte al proliferare di romanzieri”.
Anche Filippo La Porta sul Sole di rimando, dice che leggere e recensire 120 romanzi l’anno è qualcosa adatta a “recensori che somigliano più a software che a esseri umani” e propone una soluzione drastica, smettere di fingersi critici e definirsi come “ritrattisti, storici delle idee, moralisti, psicologi della cultura, saggisti, analisti del costume, critici dell’ideologia…”. Da qui parte una gustosissima digressione in cui La Porta prova a svelare le passioni dietro la maschera dei più importanti critici italiani.
Tralasciamo la considerazione che tutti o quasi i critici italiani hanno pubblicato diversi saggi sul loro lavoro (e qualche critico pure un romanzo), andando ad ingrossare la produzione letteraria di cui si lamenta Berardinelli.
L’obiezione che si potrebbe fare, spostandoci ad altro campo della produzione di oggetti inutili ma necessari all’uomo – e mi riferisco al cinema – è che nemmeno il critico cinematografico vede tutto. Applicando il ragionamento di Berardinelli si potrebbe concludere che anche la critica cinematografica risulta svuotata della sua portata di riflessione “seria” che può venire solo con una conoscenza di tutto il panorama. In modo particolare oggi che la tecnologia ha moltiplicato le possibilità di “fare cinema” per chiunque.
Non sono di questo avviso, ma comprendo la necessità dei critici, da sempre, di “fare ordine”, cioè di ordinare in movimenti, correnti, scuole la produzione letteraria di un periodo. La necessità di fare ordine è un’altra maledizione dell’essere umano, i filosofi ne sono schiavi.
L’altra considerazione che ha suscitato il mio interesse è relativa allo stato terribile della nostra letteratura. Vista, naturalmente, in confronto al luminoso passato.
Non è una novità. Il vecchio giornalismo era senz’altro migliore del nuovo modo di fare giornalismo, la vecchia televisione supera alla grande la nuova, e anche la qualità letteraria della generazione che ha preceduto questi narratori nati dopo il 1970 era decisamente più interessante. E vogliamo mettere i gelati di allora con quelli di oggi?
Senza scoperchiare la pentola puzzolente della critica come ideologia partigiana (diffusissima tra i “grandi” critici ottuagenari), basti solo rimproverare alla critica l’utilizzo di schemi, parametri e criteri degli anni ’60 per valutare i romanzi di oggi.
Cosa oggettivamente assurda. Non solo perché la lingua italiana si è evoluta, modificata, alterata, sporcata, impoverita di vocaboli e arricchita di anglismi nonché di metafore multimediali prima ignote. Il romanzo è stato contaminato in modo determinante dalle nuove modalità di percezione della realtà del suo giovane autore. Infine,  la tecnologia ha impattato in modo formidabile sull’approccio materico al romanzo, cambiandolo per sempre. Che piaccia o meno al critico.
Stefano Salis sul Sole, a conclusione del dibattito, chiosa: “Rinunciare a fare critica … sarebbe una sciagura. Ma forse è ora di cambiare passo. Leggendo (anche gli under 40!), sintonizzandosi sul presente, constatando che il Novecento è morto e, sì, scommettendo sul futuro”.
Visto che indietro non si torna – nemmeno con il cinema – tanto vale andare avanti.
Nel frattempo il Campiello viene vinto dalla under 40 Michela Murgia (Accabadora), e siamo contenti, con un romanzo ambientato nella Sardegna degli anni ’50, e lo siamo meno. Il rischio è che da una letteratura italiana scollata dal presente si passi a un ritorno, fuori tempo massimo, a una letteratura neorealista, peraltro in sintonia con il crescente conservatorismo e lo smarrimento che anima le nuove generazioni.
Il male della letteratura italiana non è che è troppa ma la sua incapacità di usare la lingua, il romanzo come strumento di verità e misura critica del presente. Ma è una impressione che, vista la mia limitata conoscenza del vasto panorama editoriale sarei felice di vedere smentita.

(In questo pezzo saranno sicuramente presenti inesattezze, refusi, imprecizioni grammaticali e di sintassi. Ringraziamo fin d’ora gli editor e i correttori di bozze che solerti ce le segnaleranno).

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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2 risposte a Critici e Giovani Autori

  1. Souffle ha detto:

    @Udp: ti ringrazio per la segnalazione, ma il grazie più sentito è per essere arrivato alla fine del pezzo. La partita a ramino è bene accetta. Puntando qualcosa di appetitoso. 🙂 Buona giornata.

  2. UnoDiPassaggio ha detto:

    Lo so che ti riferisci (anche) a me. Comunque così, distrattamente e con gli occhi un po’ stanchi che mi bruciano, noto solo “impreciZioni”. Cioè il termine-trappola creato appositamente perché io ci cadessi. Adesso che ci sono caduto che si fa, una partita a ramino?

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