Inception, o del compiacersi nella costruzione

Quando esce un film come Inception siamo contenti. Prima di tutto ci aggiorniamo sui miglioramenti raggiunti dagli effetti speciali. Poi, perché attraverso gli entusiasmi assoluti che lo accompagnano (con inevitabile difficoltà dei pochi perplessi) (1), riusciamo a fare il punto sullo stato del pubblico, sulle cose che lo portano al cinema e anche sullo stato della critica. Inception è un film che piace, ma sopratutto è un film che si piace, che si trova figo e si specchia continuamente in se stesso preoccupato di non avere capelli fuori posto.
Inception è un film masturbatorio ma non voyeuristico: il regista ci spinge a guardarlo mentre si sega, ma  non è interessato a sapere se la cosa ci piace.
Inception è il sogno reale del suo autore/regista (meglio: sceneggiatore) in cui l’aspetto del racconto è un fastidioso intralcio alla meraviglia visiva che egli ci vuole procurare.
E che Nolan sia un grande architetto narrativo, un grande costruttore di idee, non mi pare sia mai stato oggetto di discussione, nemmeno dopo la visione di questo film che anzi, conferma i molti pregi (e i collegati limiti) del regista.
Nolan “architetta” il suo (video)gioco, distribuisce i pezzi della scatola onirica obbligando il pubblico a (ri)costruirla in un unico modo possibile. Non stiamo costruendo quelli che potrebbero essere (anche) i nostri sogni, né stiamo (ri)elaborando una serie di immagini che ci vengono addosso (il rapporto classico scrittore/lettori), stiamo montando il giocattolone ikea di lusso secondo le uniche (lunghe) istruzioni possibili, quelle di Nolan.  Il gioco, sottratto alla libera (re)interpretazione del suo pubblico, risulta alla fine poco appassionante.
Al contrario del protagonista (un bellissimo e intenso DiCaprio) che ha rinunciato a fare l’architetto dei sogni perché contaminato dal virus del senso di colpa, Nolan è un bravissimo architetto della struttura dei suoi meccanismi visivi, così concentrato però sulle regole del meccanismo che ha costruito da avere poco interesse a che questo “funzioni” e sia “vivo” sullo schermo. Le scene d’azione – specie quelle sulla neve – sono girate senza  vera padronanza, la molto presente colonna sonora di Zimmer finisce per mangiarsi  un po’ la pellicola (Nolan si dimostra sempre molto efficace nell’uso della colonna audio), la suspense viene disinnescata; il libretto di istruzioni del gioco è forzatamente riempito di un prologo verboso e un epilogo fiacco e dovuto (non importa come si è arrivati alla fine, ma l’avere giocato). La massa deve “intrattenersi” senza avere mal di testa. Il sogno, al risveglio, va ricordato.
Inception è affascinante quanto il racconto di un sogno fatto da altri che non riusciamo a visualizzare. Lo ascoltiamo volentieri senza empatizzare particolarmente. Il meccanismo del trucco di magia è spiegato così nel dettaglio da togliere ogni mistero del vederlo eseguito.
L’entusiasmo per il film però è perfettamente comprensibile, l’innesto nel pubblico è, visto il successo, riuscito (2).
Così Inception è concentrato sul suo meccanismo e sull’apparato tecnologico che lo sostiene, tutto il resto (i “caratteri”, piatti e monodimensionali, gli spunti di riflessione disseminati senza  essere sostenuti) non interessano al regista, che presta la sua attenzione a mettere su pellicola l’architettura faticosamente costruita sulla carta. Un nuovo giocattolo tecnologico con tantissime funzioni, purtroppo senza “documenti” al suo interno e senza la possibilità di inserirne nuovi.
L’operazione di Nolan, (am)mirabile esempio di cinema industriale fintamente “complesso” ma in realtà fruibile da quasi tutto il pubblico, finisce per essere prigioniera del meccanismo che ha costruito. Insensibile, quasi poco interessato a creare empatia con gli attori, sembra quasi che voglia crearla con gli effetti speciali.

Inception è bello o brutto?, si chiede spazientito il lettore.
Non si può evidentemente ridurre la riflessione a una twitterata.
La questione non è se sia bello o brutto ma di che tipo di cinema si tratti e se questo tipo di cinema si appresti a divenire un (nuovo?) inizio.
Inception pare annuciare il futuro del cinema mainstream, un cinema senza “attori,” senza plot, senza più la necessità di un McGuffin che giustifichi l’intera operazione. Un cinema senza sangue e sesso, in cui nessuno si fa davvero male, nessuno scopa e nessuno si prende malattie. Un cinema fatto solo di livelli da superare, stanze da raggiungere, oggetti da prendere, meccanicamente, in trance. Lo scopo? Ma è il gioco stesso.
Il lato davvero interessante/inquietante di Inception è il suo annunciare un cinema “digitale” senza imperfezioni, bruciature, graffi, non è la tecnologia ad essere al servizio dell’uomo ma è l’uomo (il regista, il pubblico) a mettersi al servizio della tecnologia, spersonalizzandosi completamente (sul punto vedi ancora Jaron Lanier, op. cit.).
Se questo si appresta a diventare il nuovo cinema, altro che sogno, a mio parere, è un vero incubo.

Noi tecnologi escogitiamo estensioni per il vostro essere: occhi e orecchie remoti (webcam e telefoni cellulari) ed espansioni di memoria (il mondo di dettagli ricercabile online). Queste estensioni diventano le strutture mediante le quali vi connettete al mondo e alle altre persone.
Queste strutture a loro volta, possono cambiare il modo in cui concepite voi stessi e il mondo. Noi armeggiamo con la vostra filosofia manipolando direttamente la vostra esperienza cognitiva, non indirettamente tramite l’argomentazione. Basta un gruppo molto ristretto di ingegneri per creare una tecnologia in grado di dar forma, con velocità incredibile, all’intero futuro dell’esperienza umana.

Jaron Lanier, Tu non sei un gadget, Mondadori, 2010.

(1) Per questo e altri aspetti interessanti della “rete”, vedi Jaron Lanier, “Tu non sei un gadget”, Mondadori.
(2) Con un budget dichiarato di 160 milioni di dollari, il film, tra incassi in patria e all’estero, finora ha totalizzato $ 774.146.000 (al 1° ottobre 2010. Fonte: boxoffice mojo).
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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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13 risposte a Inception, o del compiacersi nella costruzione

  1. Souffle ha detto:

    @cinepillole: grazie a te e a tutti, per essere passati di qui e avere lasciato i vostri commenti. Buona giornata.

  2. Cinepillole ha detto:

    Tutto chiaro ora.
    E grazie per essere sempre uno splendido “padrone di casa”.

  3. Souffle ha detto:

    @MissPascal: ecco, la tua è anche è anche la mia sensazione. Anche se non vorrei che il valore o disvalore di Inception fosse calcolato in rapporto con Tarantino, i cui risultati a me appaiono più convincenti.
    @cinepillole: Il “giocare” con il pubblico (e intendo giocare nel senso polissemico di “to play”) lo trovo sempre una bella cosa, lo fa da sempre chi fa comunicazione.
    Le perplessità (e di qui il mio incubo) stanno nelle modalità del gioco. Nolan qui è parso (a me, come ad altri) giocare da solo e quindi divertirsi da solo. Infatti non mi ha turbato il fatto di giocare con la wii (e qui poniamo anche un freno a ipotesi che mi vedano ostile alle tecnologie) ma il fatto che Nolan abbia voluto giocare da solo senza darmi per un momento quel maledetto comando.
    Tarantino, nel modo sbruffone e sfacciato che me lo rende simpatico e che lo rende antipatico ad altri, lo ha fatto.
    Cosa c’è di “nuovo” nel suo cinema? Nulla. Ma è come assembla quel nulla che lo rende speciale. Un lavoro di copia/incolla (non sono forse così tutti i grandi narratori? che copiano e incollano le Storie che si narrano da millenni?).
    Analogamente non c’è nulla di nuovo in una lattina di zuppa Campbell, ma il fatto che una persona abbia pensato di “comunicarla” in un certo modo (facendolo prima degli altri) ci apre una serie di significati enormi.
    Premettendo che l’onanismo non è una pratica malvagia (e un hobby assai praticato), quando parliamo di “comunicazione”, quindi di entrare in rapporto con un “qualcuno” altro da sé (quello che dovrebbe essere il compito almeno di una parte del cinema, e di sicuro il compito del cinema mainstream) preferisco un onanista cui piace che lo guardino mentre si sega, piuttosto che un onanista che ugualmente sa che lo guardano (lo fa per quello), ma che è totalmente indifferente al fatto che lo guardino, che partecipino, che possano interagire con lui.
    Il gioco è per me assai meno appassionante. Più volte ho sottolineato quel “per me”, perché, considerato anche il successo della pellicola, ritengo che questa nuova modalità di fare cinema – poco empatico, calcolatore, matematico – in cui nessuno si fa male, meno che mai il pubblico, sia una modalità con cui dovremo (noi che amiamo altro tipo di cinema) fare i conti.

    Grazie per i vostri interventi.

  4. Miss Pascal ha detto:

    eh sì, cavolo: tarantino rispetta il suo spettatore, nolan lo butta fuori dalla porta a calci nel culo.

  5. Souffle ha detto:

    @noodles: la precisa scelta di campo di Nolan in effetti nessuno la mette in dubbio. Magari la si può discutere. Trovo che Nolan sia molto interessato al meccanismo che mette in piedi, e poco a quello che questo meccanismo suscita. Mi pare che Tarantino giochi per sé e allo stesso tempo “con” e “per” il suo pubblico, e quindi diverte. Nolan giochi per sé e alla lunga a me annoia perché il comando della wii lo ha sempre in mano lui. In questo senso mi pare risponda alle aspettative della maggioranza del pubblico, che a mio avviso – lo dimostra il cambiamento nella percezione avvenuto con i videogiochi e il gioco on line – gioca sempre più per sé e sempre meno con gli altri. Buona giornata e grazie del tuo commento.

    • Cinepillole ha detto:

      Più ci penso e più mi pare che ci sia qualcosa che non torna nel tuo discorso.
      Se parliamo di consensi della critica Tarantino ne ha avuti come e più di Nolan.
      Se parliamo di “grande” pubblico non c’è dubbio che le scatole vuote dei Transformers siano piaciute molto di più di Inception, il quale credici o no in molti hanno fatto fatica a capire o non hanno proprio capito.
      Devo poi capire per quale motivo l’onanista interessato al nostro piacere nel vedere le sue performance sia meglio dell’onanista tout court.
      In linea di principio l’autocompiacimento mi pare un difetto imperdonabile in ogni caso (e non sto ammettendo che Nolan lo sia, almeno dal mio punto di vista).
      Anche la crociata low tech a prescindere mi pare inutile se dietro a tutto questo giocare non c’è dietro nulla: se c’era nel vintage tarantiano qualcosa che meritasse davvero di essere detto confesso di non essermi nemmeno avvicinato a comprederlo.
      E a questo punto sono io che ringrazio te per gli ottimi spunti di riflessione che condividi con noi.

  6. Noodles ha detto:

    No, stavolta non concordo. Cioè, comprendo i tuoi assunti, ma arrivo a conclusioni del tutto diverse. Il cinema di Nolan come meccanismo potrebbe affiancarsi a quello tarantiniano anche se – mi piace la definizione – uno è per il vinile l’altro per l’i-pod. In realtà poi Inception è girato con meno tecnologia di quanto ci si aspetti. Molte realizzazioni visive sono ottenute in modo del tutto “artigianale”.
    Ad ogni modo secondo me la sequenza sulla neve è eccezionale. Uno dei punti di forza del film. Una delle poche volte che ho visto una sequenza d’azione, con tanto di montaggio-suspense di altre sequenze/luoghi. Un misto di Hitchcock, De Palma e videogame. La freddezza del cinema di Nolan è voluta. I suoi film son sempre stati così. Poi possono non piacere, ma è una precisa scelta di campo. Io sono un emotivo assoluto, ma quando un Autore ha il cervello di Nolan la questione si annulla. Il genio sommerge il dato più caloroso.

  7. Souffle ha detto:

    @cinepillole: credo che Bastardi senza gloria (che invece a me è piaciuto molto) abbia delle differenze con quest’opera. Il “gioco” (anche citazionistico) che Tarantino fa con il pubblico prevede una interazione tra Autore e Pubblico, rientri cioè in quel gioco Autore-Lettore che in Nolan non c’è né forse mai ci sarà.
    In Tarantino c’è la gioia di divertirsi ma non da solo, insieme al pubblico al quale chiede di partecipare alla costruzione della storia. A Nolan questo non interessa. Tarantino è uno da videocassetta e vinile, Nolan da i-pad.

    @Udp: aspetto di leggere quello che scriverai tu. ^^

    @iosif: mah, io trovo che questa tendenza sia negativa anche nel cinema mainstream, ma alla fine dovuta perché risponde alle esigenze di un pubblico che non domina la tecnologia ma ne è dominato. E’ un cinema senza anima, perché l’anima non esiste più, è divenuta una applicazione di i-phone.

    Grazie per i vostri commenti e per essere passati.

  8. iosif ha detto:

    questa volta siamo perfettamente d’accordo 🙂
    istintivamente e ottimisticamente sarei per non individuare nel cinema di nolan una tendenza irrefrenabile e diffusa, ma sembra interessante anche il libro che citi, lo prenderò. in fondo se la tendenza riguardasse solo il cinema mainstream sarebbe anche interessante e non del tutto negativa, il problema nasce quando in questo si vuole identificare la via per fare dei grandi capolavori, mentre difettano l’anima e il respiro.
    la definizione del lavoro di nolan sostanzialmente come “cinema vanitoso”, a dispetto della sua spesso evocata freddezza, mi sembra del tutto calzante.

  9. UnoDiPassaggio ha detto:

    Ecco, immaginavo proprio questo quando ti ho scritto “sono proprio curioso di sapere che ne pensi”. 😉

  10. Cinepillole ha detto:

    Grande riflessione, coraggiosa e pungente.
    Già con Somewhere eri (eravamo) pericolosamente controcorrente, qui in realtà si fa fatica a farsi ascoltare dalle orde di entusiasti.
    Difendere qualcosa di cui tutti parlano male scalda gli animi decisamente di più che criticare qualcosa amato da tutti.
    Non mi fraintendere, a me Inception è piaciuto, eppure trovo le tue considerazioni non prive di motivazioni e nient’affatto banali.
    Eppure per me il cinema-giocattolo aveva già toccato il suo zenith con Bastardi senza gloria, altro mostro sacro dai consensi unanimi.
    A me è sempre parso che tutti i difetti imputati a Inception siano imputabili al cubo a Inglourious Basterds.
    Possibile che nessuno se ne sia accorto?

  11. Souffle ha detto:

    @Miss Pascal: ti capisco. La valanga ha rischiato di travolgere pure me. ^^ Un saluto, buona serata.

  12. MissPascal ha detto:

    sì, hai ragione su tutto. mi pento ufficialmente delle mie 4 pallette, perché in realtà erano 3-3e1/2 e non ho avuto il fegato di scendere così in basso sotto quella valanga di 5 alla quale mi sono accodata.

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