Il film europeo di Martone

Mario Martone è uno dei registi italiani più interessanti e (forse per questo) uno di quelli di cui la stampa frizzi e lazzi parla meno.
Con tenacia partenopea Martone ha realizzato un grande film europeo. Parlato in tre lingue (per tacere dei dialetti), di grande solidità narrativa, capace di emozionare anche chi la storia la ricorda poco. Scorrendo i titoli di coda, dopo che la sala riprendeva fiato, si nota la cura nella ricerca storiografica, l’attenzione per le scenografie e per i costumi, perché, come sosteneva Visconti, il pubblico si accorge se la scena mente.
Contagiato dallo spirito combattente di Domenico (uno dei tre protagonisti), parlo di film europeo, perché questa pellicola esce con forza dai confini nazionali mostrando di reggersi nel mercato, ma rimane allo stesso tempo, profondamente figlia del suo continente, senza sentire alcuna necessità di pescare dagli USA toni e modi del racconto (e sarebbe stato comodo e facile farlo, per l’entusiasmo dei provinciali italici).
Conscio che la Storia (e la storia) la raccontano i grandi ma la fanno i piccoli, Martone mette in scena il fallimento dell’idea di unità nazionale attraverso ila sconfitta di tre giovani idealisti che smettono di crederci in momenti diversi.
La rivoluzione la fanno gli alfabeti, i colti, i ricchi. E per quanto il giovane ricco dica al povero “Noi siamo frati”, sappiamo quel che si pensava (e si pensa) degli uomini “sanza lettere”. La vera rivoluzione sarebbe convincerli a leggere. Ma questa è un’altra storia.
Il teatro dell’800 apparecchiato da Martone (uso non asfittico e “povero” degli interni, grande attenzione alla composizione del quadro, grandissimo lavoro sugli attori, rigore e precisione pretesi da ogni inquadratura, attacchi precisi dell’orchestra) è uno spettacolo di grande cinema, quel cinema che si dovrebbe tornare a fare in Italia e che gli italiani devono tornare a vedere. Ora serve solo che qualcuno lo insegni al pubblico, lasciato per troppo tempo fuori scena.
Ma, come Martone fa dire alla Principessa di Belgioioso, non sono cose che si fanno in fretta. Occorrono tempo e fatica. Però bisogna pure cominciare.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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4 risposte a Il film europeo di Martone

  1. Souffle ha detto:

    @cinepillole: intendevo dire che Martone non è tipo da copertina, non è “personaggio”, come magari lo possono essere altri registi italiani, più facilmente accattivanti per la stampa di facile fruizione. Buona serata

  2. Cinepillole ha detto:

    Che intendi per “stampa frizzi e lazzi”?
    Se intendi la critica “ufficiale” non penso che ci possa essere relazione tra “regista italiano interessante” e mancanza di visibilità su testate giornalistiche nazionali.
    Se così fosse nessuno si sarebbe filato un Garrone o un Sorrentino, tanto bravi quanto acclamati.

  3. Souffle ha detto:

    Eh, che ti posso dire? Bello è bello, il fascino del “maledetto”. Però la mia preferenza alla fine va a Edoardo Natoli che interpreta Domenico.

  4. UnoDiPassaggio ha detto:

    Bene. Benissimo.
    Ma dato che tu sai bene cosa ne penso e io so cosa ne pensi tu e siamo in perfetta sintonia, passiamo a un argomento più frivolo ché noi che siam vecchi ce lo possiamo permettere. E cioè: l’attor giovane che interpreta Angelo, eh, che mi dici? 😉

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