Le imperial bedrooms un po’ vuote di Ellis

Scrivere è un processo di elaborazione, di drammatizzazione, che uso per togliermi di dosso il dolore. – Bret Easton Ellis

I caratteri dei primi, fondamentali, libri di Ellis (Meno di zero, Le regole dell’attrazione, American Psycho) tornano a trovarlo nelle ultime opere, fantasmi che avvolgono la sua scrittura, ossessioni che l’autore sente necessario coltivare, nutrimento della sua opera e insieme dannazione. Ellis ama i suoi personaggi di un amore masochistico, Li usa, li tradisce, li abbandona, torna a cercarli, con la fottutissima paura di doverci davvero parlare, di sentirli suonare alla porta.
Se il dolore (e la rabbia) personale di Ellis si mascherava dietro le sue formidabili narrazioni – e in questo Patrick Bateman è la straordinaria messa in prosa della propria doppia personalità nonché tentativo di imprigionare tra le pagine di un romanzo un padre violento – con Lunar Park lo scrittore faceva un coming out letterario di grande potenza ed eleganza, un’opera complessa e definitiva, che pareva avere allontanato i fantasmi.

Imperial bedrooms “richiama in vita”, con un meccanismo analogo alle ultime opere, alcuni personaggi di Meno di zero. Non è un seguito e ha ragione Ellis ad arrabbiarsi per la facilità semplificatoria che ossessiona i giornalisti.
Quello che interessa Ellis, quello che nutre la sua scrittura terapeutica è giocare di nuovo, tornare sul luogo del dramma, (ri)scrivere i suoi caratteri/ossessioni/paure, le “action figure” dei suoi dolori e traumi e desideri, per soffrire di nuovo e tirarsene fuori.
Ellis è addicted nei confronti dei suoi caratteri letterari. Li teme, ne è attratto, li odia, ne ha un estremo bisogno. Non riesce (non vuole, non può) disintossicarsi. Si immerge nelle allucinazioni per uscirne un attimo prima di perdersi per sempre.
Questa sorta di terapia letteraria portata al limite è l’aspetto più interessante dei romanzi di Ellis. Lo scrittore trascina sul fondo delle proprie ossessioni il lettore, per lasciarlo andare solo un attimo prima di soffocare.

Ma se in Lunar Park l’esperimento psicologico di Ellis era materia per una scrittura potente, sicura e decisa, Imperial Bedrooms soffre per il meccanismo narrativo poco convincente, le storie si amalgamano con difficoltà, il disagio di Clay tornato a “casa” (Los Angeles) dai conti lasciati aperti si amalgama con difficoltà con una “detective story”  di cui l’autore deve dare troppe spiegazioni, e la sbiadita scenografia narrativa in cui si muove il protagonista rende difficile appassionarci. Certo, Ellis rimane narratore solido che racconta solo quello che conosce (uno dei pochi), e sappiamo, che “non ho mai voluto bene a nessuno e le persone mi fanno paura”. Ma poteva scrivercelo un po’ meglio.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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4 risposte a Le imperial bedrooms un po’ vuote di Ellis

  1. wwayne ha detto:

    Anch’ io scrissi un post su Imperial Bedrooms: http://wwayne.wordpress.com/2011/01/30/dal-libro-al-film-e-ritorno/. La mia recensione non fu negativa, ma ammetto che é inferiore ad opere come Meno di zero e Le regole dell’ attrazione.
    Visto che abbiamo dei gusti letterari in comune, spero che questo mio post ti dia degli spunti per le tue letture future: http://wwayne.wordpress.com/2013/04/27/la-fine-di-un-era/. : )

  2. scarface999 ha detto:

    Salve, innanzitutto le faccio i complimenti per il blog, gestiamo un blog di cinema nato da qualche giorno si chiama ULTIMOCIAK, il link esatto è http://ultimociak.wordpress.com.
    Gentilmente Le volevo chiedere se può metterci nella lista degli amici affinchè possiamo avere un minimo di pubblicità. Ovviamente la stessa cosa faremo noi, e l’aspettiamo nel nostro blog se vorrà.

  3. Souffle ha detto:

    @noodles: io continuo a difendere Lunar Park che mi parve e mi pare opera solida e matura (anche se forse sul meccanismo non hai tutti i torti), oltre a Glamorama, altro notevole romanzo. Acqua dal sole è meno interessante di altri libri di Ellis, mentre Meno di zero è stato fondamentale per la mia generazione. Un saluto, buona serata.

  4. Noodles ha detto:

    American Psycho mi travolse. Un libro fantastico. Incredibile come le pagine lasciassero letteralmente la parola a Bateman, a una mente psicotica dal linguaggio ossessivo-compulsivo. Poi ho letto Acqua dal sole e Lunar park che mi son garbati molto meno. So che il secondo è molto quotato, anche tu ne parli bene, ma a me sembrò troppo scoperto il meccanismo e un po’ ingenui gli usi dei topoi dell’horror.
    Meno di zero mi manca e sono curioso di leggerlo, poi semmai leggerò anche questo seguito-non seguito.

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