La non troppo lunga strada verso casa

Sono immediatamente simpatici i due protagonisti di American life stupidissimo titolo per Away we go. E non potremmo non amarli visto che ci ricordano alcuni amici che amiamo.
Sam Mendes prende una sceneggiatura di Dave Eggers e della moglie Vendela Vida e si tuffa nella storia di due 30enni poco cresciuti (oramai topos cinematografico indie), lavori incerti fatti da casa, sogni di condivisione di sentimenti e di una maternità (e paternità) in arrivo con gli altri (familiari, amici, colleghi, ex compagni di college, tutto l’armamentario non viene risparmiato).
Ancora una volta una ricerca di riposizionamento della coppia nel mondo, e all’interno di se stessa, privo della ipocrisia di intenti e della apologia del fallimento di Revolutionary road, ma ugualmente criptoconservatore.
Mendes (e con lui i due sceneggiatori) sanno già che Burt e Verona si muovono solo per capire che si sta meglio a casa (HOME, titola l’ultimo quadro). Preferibilmente da soli, io, te e la bambina, nella grande casa degli avi, con la spiaggia davanti e il babbo che trincia. Pardon, intaglia.
E per farci comprendere che solo una è la via da seguire, che solo una è la possibile “vita”, Mendes fa in modo che Burt e Verona incontrino una carrellata di casi umani, di famiglie orrende, ti persone infelici sotto la patina di luccicante poliestere
, di stereotipi così esagerati ed eterodiretti dallo scopo narrativo di confermare l’assunto di partenza: si sta meglio a casa (“io e te” a tre metri dalla spiaggia).
Mendes (e con lui Eggers e Vida), si premura di rassicurarci che nemmeno la soluzione “famiglia multietnica adottiva” quella del “progressista” Canada (oramai trita ossessione americana) garantisce quella felicità che dà il parto.
L’opera di Mendes resta legata da un assunto narrativo che le impedisce quella problematicità che le avrebbe giovato. Verona e Burt chiudono sulla veranda della nuova (vecchia) casa davanti al mare, ricordandoci che il futuro lavora contrattando col passato, le sue tradizioni (Burt sogna una vita alla Huck Finn).
I concetti di “famiglia”, “maturità”, “identità” sono da ridefinire e ridiscutere (come il concetto di “fallimento” di una persona). Benissimo, siamo con voi.
Eggers, Vida e Mendes paiono però (e ci dispiace) suggerire che il viaggio dell’eroe con donna incinta al seguito, debba chiudersi solo in un modo, confermando un solipsismo degli affetti (io e te) che è la cifra della nuova generazione. Le forme “alternative” di famiglia, istituzioni, maternità, attraverso la loro proposta esasperatamente sopra le righe, paiono, non solo a Burt e a Verona, ma anche a noi, che le subiamo, da rigettare senza discuterle.
Probabilmente Verona cederà e sposerà Burt che glielo ha chiesto molte volte. Quantomeno per l’assicurazione. “E tu Burt ne dovresti sapere qualcosa”.
Di sicuro lo sanno Dave Eggers e Vendela Vida che sono sposati da diversi anni e hanno 2 figli. Ah, e vivono nella San Francisco Bay, naturalmente.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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