Wikipedia dopo 10 anni è da ripensare

Qualche tempo fa scrissi qualcosa sull’autoritarismo del web. Lo spunto fu la lettura del libro di un pioniere di Internet e della realtà virtuale che raccontava il passaggio dalla felice anarchia della rete alla realtà commerciale dei menù a tendina, dal “gioco” senza pubblicità, al nuovo profilo di Facebook imposto con la forza agli utenti, perché occorreva allargare lo spazio per i banner pubblicitari.
In quel pezzo mi azzardavo a suggerire che Wikipedia fosse refrattaria ad altri “punti di vista”, sottintendendo non tanto una censura, quando una limitazione di sguardo, una impermeabilità a un pensiero diverso.
In un commento a quel post mi fu fatta notare la straordinaria novità di Wikipedia e la sua bontà nell’uso “ragionato”. La frase si potrebbe usare un po’ per tutto, dal frullatore alla sedia elettrica.
In realtà non si tratta di discutere sul lapalissiano uso “di buon senso” di un prodotto che offre conoscenze di base, il problema è a monte. Che tipo di conoscenze vengono veicolate? Che tipo di pensiero troverò là dentro?
Qualche giorno fa mi è venuto in soccorso l’inserto domenicale del Sole24Ore, illuminando il mio pensiero, chiarendolo meglio.
L’occasione era il decennale della enciclopedia democratica (e uso questo termine in senso velatamente ironico – chiarisco in seguito).
“Basata sulla semplice idea che la conoscenza sia un patrimonio comunitario piuttosto che individuale, Wikipedia ha invitato chiunque avesse accesso a internet a contribuire  a rafforzare le proprie conoscenze attraverso un processo di discussione, costruzione del consenso e collaborazione. A differenza di una normale enciclopedia, forte del suo  battaglione di guerrieri del sapere, Wikipedia si affida ai normali utenti, che utilizzano il potere dell’informazione online per totalizzare la somma della conoscenza umana”.

Visto che il nostro mondo è sempre più “wikificato”, e giornalisti, blogger, semplici utenti affidano la loro conoscenza unicamente alla rapida lettura di wikipedia, occorre capire che tipo di sapere veicoli la “free encyclopedia”.
Secondo Geert Lovink, direttore dell’Institute of Network Cultures di Amsterdam: “La conoscenza, specialmente nella società dell’informazione, è potere e denaro. Wikipedia può professarsi neutrale, ma si tratta di una neutralità costruita e falsa. Cerca di nascondere i complessi meccanismi di potere che alla fine determinano quali tipi di conoscenza sono validi”.

E se è vero che da un controllo della rivista “Nature” è emerso che il tasso di errori “seri” di Wikipedia e dell’Enciclopedia britannica sia simile, è anche vero che, come ha sottolienato Janier Leron in “Tu non sei un gadget” (Mondadori), Wikipedia promuove la cultura del dilettantismo e considera la saggezza delle masse più affidabile dei tentativi rigorosi di trovare verità e significato.
Un discorso simile a proposito dell’uso della lingua inglese lo fece David Forster Wallace nel suo “Autorità e uso della lingua” che si può leggere nella raccolta “Considera l’aragosta” (Einaudi).

Apparentemente Wikipedia incarna una cultura di apertura e pluralismo, in realtà non è così.
Johanna Niesyto, dell’Universita di Seigen, nella sua tesi di dottorato afferma: “Il profilo demografico medio di un redattore di Wikipedia è quello di un maschio bianco appassionato di internet con una visione del mondo monoculturale e limitata, basata sulla razionalità occidentale”. Le contributrici donne che si sono sentite silenziate dalla cultura tech maschile di Wikipedia hanno gia creato spazi alternativi, come Wikichix.org.
Il fatto che Wikipedia escluda dal suo mondo tutta una serie di processi, idee, stili di vita, visioni del mondo che non rientrano nella mentalità occidentale (americana),  rende necessario un suo ripensamento.
La popolarità di altre enciclopedie collaborative online come Baidu Baike in Cina, testimonia le implicite esclusioni del mondo di Wikipedia.
Qualsiasi intervento che violi questa monocultura di Wikipedia (le sue “regole di servizio”) viene immediatamente bannato.
Una cosa del genere è successa al progetto ‘Wikipedia Art”, avviato dagli artisti Nathaniel Stern e Scott Kildall. Iniziato come voce di Wikipedia il progetto intendeva criticare e utilizzare le stesse strutture di autorità che davano autenticità alle voci di Wikipedia. L’iniziativa è stata rapidamente rimossa.

La vera sfida per Wikipedia è ritornare all’anarchia libera del web delle origini, aprirsi ad altre culture e altri mondi (modi) del pensiero.
Il problema naturalmente riguarda tutta la cultura web. I blog di letteratura, di cinema di satira, le riviste “culturali”. Una cultura generalmente orientata dal pensiero del maschio giovane, bianco, eterosessuale, tecnologico. Una monocultura che è assai lontana dal pluralismo e dalla libertà che il web permetterebbe.
La pluralità della visione, l’eterogeneità del gruppo è la grande occasione perduta dall’uso della tecnologia.
Facebook è opera di un maschio, giovane, bianco, eterosessuale, tecnologico e non proletario.
L’euforia tecnologica non ammette che c’è qualcosa che non va.
Nel proclamarsi libera dal dominio della cultura a pagamento, paladina della costruzione dal basso del sapere, Wikipedia non ammette ingressi altri nel suo mondo occidentale americano di costruzione del sapere. Nel festeggiare i dieci anni di rivoluzione del sapere, di cambiamento del concetto di contenuti a pagamento e diritti d’autore, il passo successivo per Wikipedia sarebbe quello di aprirsi all’altro da sé, introdurre i lemmi della diversità e del pluralismo.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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6 risposte a Wikipedia dopo 10 anni è da ripensare

  1. Souffle ha detto:

    @macrileo: infatti. Buona serata!

  2. macrileo ha detto:

    Come diceva Moretti: “Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Anche in una società più decente di questa, mi sa che mi troverò a mio agio e d’accordo sempre con una minoranza”.

  3. Souffle ha detto:

    @ADF: precedentemente hai fatto riferimento a “regole e linee guida”. La mia riflessione, forse brusca nelle conclusioni, ma per puro spirito attivo, era sulla necessità (o meno) del cambiamento di queste regole e linee guida.
    Non discuto sulla loro necessità, discuto sul loro cambiamento.
    (Altra cosa invece per le regole di “editing” che hanno il solo scopo di rendere uniforme il testo in tutto il documento e sono una questione di stile, non di contenuto).
    Affermare “se non ti piace, libero di andartene e farti le tue regole” mi pare drastico, poco utile sopratutto per il mezzo (comunità aperta a tutti, che io intendo aperta al contributo di tutti non solo per l’inserimento dei contenuti, ma anche relativamente alle regole di funzionamento stesso del mezzo).
    Nei dizionari c’è un curatore (che poi dà il nome all’opera) è che è anche responsabile delle scelte, del “taglio” che avrà quel dizionario (di qui le discussioni sulla “autorevolezza” di un dizionario italiano che ammette “british” minuscolo o sul fatto che se usiamo in italiano una parola straniera la decliniamo sempre al singolare). Ma mentre nel primo caso la scelta di inclusione/esclusione avrà riflessi discutibili, nel secondo è una regola “grammaticale” che sarà più difficile contestare o cambiare, e alla fine poco riguarderà il contenuto della nostra comunicazione (per quanto, come parliamo comunica già chi siamo, al di là della comunicazione del nostro messaggio).
    Ma qui siamo nel campo della “finitezza” fisica del dizionario cartaceo o di una enciclopedia che si pone dal principio come “finita” (anche nella discussione sul suo contenuto).
    Se wikipedia fa della democrazia la sua bandiera (tutti i contributori sono a un pari livello) mi pare che una riflessione sulle regole e linee guida del contenuto non sia così astrusa. Discutibile sì, ma non campata per aria (dato che molte persone questa discussione la stanno affrontando).
    Oltretutto qui siamo anche fuori da logiche commerciali come quelle di Facebook che cambia le modalità di utilizzo della piattaforma in funzione del reperimento di nuove modalità per fare reddito.

    Lo stesso tipo di ragionamento bloccherebbe qualsiasi discussione “politica” sul cambio delle regole (elettorali, di tutela delle minoranze, di miglioramento della salute e dell’ambiente). La risposta: se non ti piacciono le regole, te ne costruisci altre (auguri: sorrisetto condiscendente) è per me insoddisfacente, poco democratica, e sopratutto poco utile, anzi dannosa.
    Buona serata e ancora grazie per le tue considerazioni. Le mie finiscono qui.

  4. ADF ha detto:

    Perdona: io ho la presunzione di aver seguito, e non ho pregiudizi. Ma devo chiedermi di quali imprecisati “altri sguardi” stiamo parlando, di quale “serie di processi, idee, stili di vita, visioni del mondo”. Wikichix.org che citi si propone di incentivare le donne a scrivere proprio in Wikipedia, contribuendo ad inserire una prospettiva femminile; quanto a “Wikipedia Art”, ammetto di non capire cosa siano le “performative citations” che vengono contrapposte alle normali citazioni che da secoli reggono non tanto Wikipedia, ma le buone regole di scrittura.

  5. Souffle ha detto:

    @ADF: forse il primo passo è cercare di seguire. Provarci, perlomeno, come ci hanno provato le persone che hanno analizzato questa enciclopedia scrivendone senza pregiudizi. Forse partendo dalla considerazione che Wikipedia non è una enciclopedia paragonabile a un concorrente cartaceo o a un Dizionario, ma si propone come LA enciclopedia mondiale aperta, globale, onnicomprensiva del sapere. Di fatto non lo è (né potrebbe esserlo anche se si vende cos). Ma fa di più, fa di tutto per non esserlo, chiudendosi a tentativi di apertura ad altri sguardi.
    Perché ragionare in termini di alternatività e non di inclusività? A me pare che una apertura in un modello monoculturale non possa che essere un bene.
    I modelli alternativi che si sono sviluppati, sono nati perché rigettati dal modello originario.
    A me pare che, ora che l’enciclopedia “democratica” è matura, possa crescere e aprirsi a nuove visioni del mondo.
    Ma si questo punto non credo che noi due saremo mai d’accordo. Pazienza.
    Grazie per il tuo commento.

  6. ADF ha detto:

    Faccio davvero, davvero fatica a seguire. Wikipedia è un’enciclopedia, che come tu stesso riporti non si discosta troppo (nella versione inglese, almeno) in termini di affidabilità da altri concorrenti. Come ogni sforzo organizzato, per quanto “aperto”, ha stabilito le sue regole e le sue linee guida. La “visione del mondo monoculturale e limitata, basata sulla razionalità occidentale”, non lo dimenticherei, è la stessa che ha prodotto l'”Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers”. Se qualcuno viene avanti con un modello alternativo, è il benvenuto: crei un’altra enciclopedia e la fondi su nuove regole e linee guida.

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