La condiscendenza inglese di Leigh

Ancora una volta Mike Leigh si dimostra sapido fotografo dell’anima dei suoi compatrioti. La vera protagonista di Another Year,  che approda finalmente nelle nostre sale, è Mary, l’amica 50enne mai cresciuta della cartoonesca coppia di mezza età Tom e Gerri, che vivono nella loro costruita felicità fatta di abitudini e reciproca compagnia, il cui il piacere è la ripetizione dello schema, anno dopo anno (puntata di cartone animato dopo puntata).
Mike Leigh ricostruisce per noi il suo teatro di segreti e bugie della periferia londinese, intorno alla sollecita condiscendenza di una coppia di mezza età che sprizza e spruzza serenità del vivere nel proprio orticello di sicurezze, compatendo con una educazione figlia dell’indifferenza, amici e parenti bastonati dalla vita, irrisolti, irrimediabilmente infelici. Un gruppo di famiglie in un interno costretto a mangiare dell’albero della vita di chi pensa di avere trovato la soluzione e vorrebbe inocularla agli altri.
Se la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni, Tom e Gerri di intenzioni buone per i loro amici ne hanno una cassetta piena, come di ortaggi del loro orto, sfondo di cartapesca per le mirabolanti avventure sempre uguali della coppia animata.
Il figlio di Tom e Gerri, il fratello di Tom, l’amico sfatto Ken, annegato nel cibo e nell’alcol e Mary. Quanto li vogliono aiutare, Tom e Gerri, con le loro faccette buffe, con la loro saggezza esibita e paradigmatica?
L’ingresso di una esageratamente felice fidanzata del figlio (a new Poppy, ma senza la sua ingenuità sincera) chiude per noi il discorso. Leigh ci ha convinto.
Il regista inganna lo spettatore, lo spinge a provare empatia per la coppia di protagonisti, finge di fare di Mary, la 50enne plurimollata dagli uomini, vocata all’insuccesso, disperatamente sola, una macchietta (mentre è il personaggio più vero); sollecita le risate della sala che risponde a tono e inganna se stessa.

Nel proporre una lettura diversa della pellicola direi che mi sono trovato di fronte a un film che suggerisce il proprio diritto all’infelicità o alla ricerca di altre strade, e che sta tutto nella inquadratura finale del volto di Mary in cerca di una ragione per vivere che non sia quella di Tom e Gerri. Cut.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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