Alice Baum, la letteratura si libera

Perché si ha una sensazione di piacere impalpabile, piccola, ma viva, sfogliando Alice Baum, la nuova rivista concepita da Barbara Monti?
Ve lo dirò fra un momento. Prima voglio ricordare che quello che ho in mano ora è il numero zero, acquistabile su lulu.com. Vi invito a farlo.

La sensazione di piacere si è dipanata come un gomitolo da cui partono senza una ragione che la giustifichi, molteplici fili colorati che corrono in direzioni diverse.
La prima cosa che si nota sfogliando Alice Baum è l’assenza di una gabbia. Prima ancora di soffermarsi sul suo contenuto, colpisce la felice sfrontatezza di non ingabbiare i testi, lasciandoli fluire nella pagina. E senza che questo voglia dire anarchia, piuttosto libertà, seducente adolescenza dell’impaginazione. L’unica regola di Alice Baum pare essere quella del tratto, della parola, del disegno. Non si nota la costrizione di una gabbia finché non ci si è dentro, così quando una rivista riesce (può) liberarsi dei tratti più segnatamente editoriali, il contenuto respira.

Il secondo aspetto di interesse di Alice Baum sono naturalmente le cose che ci sono dentro. Spogliati della sicurezza che dà una confezione fighetta (alibi spesso per prodotti insipidi o confezionati ad uso della più facile vendita delle pagine pubblicitarie) i racconti, le poesie, le canzoni, i disegni, i fumetti, le illustrazioni che compongono la rivista sono chiamati a dare il meglio di sé.

Naturalmente non tutti sono eccellenti, sarebbe sciocco pretenderlo, oltre che dirlo. Di fronte alle incertezze – specie nella conclusione – del racconto di Gianluca Morozzi, “Lettera gentile”, che apre il numero ed è il più scopertamente aderente al tema di questo primo numero (ne parliamo più avanti), ci sono pezzi formidabili come “Trent’anni” di Lorenzo Bertolucci, conferme come “Benvenuti a GabbyLand” di Violetta Bellocchio, felici poesie in forma di gioco linguistico come la struggentemente tenera “Barcamenarsi” di Alessandra Racca.
Ogni racconto, poesia, canzone, si accompagna a (è accompagnata da) una illustrazione, funzionale alla scrittura ma allo stesso tempo autonoma, due oggetti letterari che si studiano per capirsi.
Poi ci sono i fumetti, che ho visto come sapidi intervalli tra una storia e l’altra. E poi c’è il recupero non lezioso della Letteratura scolastica (Francesco Maria Piave e Lodovico Ariosto che si affacciano senza enfasi, quasi timidi esordienti).

Un’altra cosa, breve, sulla struttura, ancora una volta eccezione rispetto ad altri prodotti. Il sottotitolo della rivista – Cose che sembrano altre cose (che sembrano altre cose) – è il tema dei racconti del numero zero. Per il prossimo numero il sottotitolo quindi cambierà. Una ulteriore conferma della volontà di rompere consolidati schemi editoriali che hanno un po’ stancato.

Alice Baum tornerà con il numero 1 tra 6 mesi circa. La aspettiamo.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
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Una risposta a Alice Baum, la letteratura si libera

  1. Silvia Paperblog ha detto:

    Buongiorno,

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    Cordialmente,

    Silvia

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