Il cigno Natalie

E il cigno si fece carne e venne ad abitare nel corpo di Natalie Portman, protagonista di Black Swan di Darren Aronofski.
Se Randy “The Ram” si buttava in avanti, slancio vitale e vittorioso dello sconfitto, il cigno Nina si lascia cadere all’indietro, dopo un combattimento con se stessa. È ora di lasciare la scena. E farlo dopo avere raggiunto la perfezione accettando il lato oscuro, lasciando che prenda possesso, letteralmente, del nostro corpo, fino ad ucciderci. Si va comunque in scena, si muore sul palco nell’istante in cui si è consapevoli della congiunzione con la Musa.
Le vicinanze con The Wrestler si concretizzano lì, in quel salto finale, quell’istante di gioia piena, breve come il piacere intenso prima della fine.
Se The Wrestler si concludeva in modo “epico”, Black Swan necessariamente chiude in tragedia, la morte del cigno è anche la (troppo grossa?) metafora – come in molti horror – della fine della pubertà incisa nella carne, tentativo fallito di prolungare la fanciullezza, respingere l’arrivo della passione (necessaria nell’arte e nella vita) sperimentazione della sensualità e della sessualità. Si può ballare senza sentire il pacco del tuo partner? Il suo corpo caldo che ti solleva, il suo sguardo che ti penetra? Si può ballare/vivere senza sedurre gli altri (il tuo insegnante, il corpo di ballo, il partner, e, finalmente, il pubblico)? “Hai già fato sesso?” le chiede il coreografo Vincent Cassel. Solo avendo provato si può trasmettere, solo parlandone si può capire, solo lasciandosi andare si può godere (e fare godere).
L’esibizione(ismo) abbandona la virilità della ring e sposa la sensualità del palco. Esibizioni, messa in scena del corpo, godimento nel mostrarsi, consapevolezza/conoscenza di sé leggendo la pelle, sentendo le ossa che si spezzano. La tragedia del solo sul palco (e anche la sua inesprimibile, commovente bellezza) è la consapevolezza di un accoppiamento negato, di un orgasmo (im)possibile, se non autoprocurato, godimento solitario, gloria dell’autopenetrazione, primo e insieme ultimo godimento. Come Bellezza rapita dal Dio dell’Arte per farla sua, scopre l’orgasmo nella congiunzione col sovraumano e immediatamente ne muore, ascendendo all’Olimpo mentre il corpo. La tragedia è il raggiungimento dell’irripetibile  (non più ripetibile, appunto) e quindi morire è l’unico possibile passo (di danza) da fare, unica strada verso l’immortalità.
Per Natalie è finito il tempo di ballare da sola, il cigno nero penetra il corpo del suo io, e il sangue che bagna il vergine cigno bianco ne preannuncia l’orgasmo ma anche la fine.
Aronofsky spinge sulle metafore con grande padronanza dei meccanismi e della loro intelleggibilità da parte del pubblico, mettendo il film interamente nel corpo di una Natalie Portman di straordinaria partecipazione che mai avremmo creduto possibile (lei che ha ballato in passato, sa cosa si prova). I caratteri di contorno  (il coreografo Vincent Cassel, la madre Barbara Hershey, la rivale/sogno erotico Mila Kunis, la vecchia stella Winona Ryder) sono essenzialmente funzionali al meccanismo narrativo, l’attrice è, non potrebbe non esserlo qui, sola sul palcoscenico del fotogramma. Applausi.

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Informazioni su Souffle

Amante del cinema, delle serie tv e della cucina adora la comunicazione e la scrittura (degli altri). Nel tempo libero fa un lavoro completamente diverso.
Questa voce è stata pubblicata in cinema 2011. Contrassegna il permalink.

10 risposte a Il cigno Natalie

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  2. Souffle ha detto:

    @cinemasema: quanto hai detto mi ha fatto venire voglia di rivederlo! 🙂 Grazie di essere passato.

  3. cinemasema ha detto:

    Condivido tutto quello che hai scritto. Anche per me un film stupendo che regala emozioni. In particolare la sequenza finale mi ha travolto e trasportato “dentro” l’ansia, la seduzione, la passione della splendida protagonista e soparttutto dentro la sua personale danza non solo sul palco o nella sala di prova ma nella vita.

  4. Souffle ha detto:

    @J Doinel: sicuramente l’interpretazione in cui si è messa più “fisicamente” in gioco, reggendo sul e dentro il suo corpo, il film.
    Buona giornata e grazie di essere passato.

  5. J. Doinel ha detto:

    già, condivido. La portman è superba, probabilmente la sua migliore interpretazione. Senza probabilmente!

  6. Noodles ha detto:

    In effetti anch’io avrei premiato Aronofsky, ma non m’aspettavo né l’uno né l’altro. era chiaro che Il discoros del re sarebbe stato il miglior film e – come da tradizione d’academy – il miglior film si tira dietro anche il miglior regista.

  7. Souffle ha detto:

    grazie noodles, sei molto gentile. Spiace che la regia non sia stata premiata. Anche se tutti volevano premiato Fincher, per me Aronofsky ha fatto un lavoro migliore. Buona serata.

  8. Noodles ha detto:

    “Se Randy “The Ram” si buttava in avanti, slancio vitale e vittorioso dello sconfitto, il cigno Nina si lascia cadere all’indietro, dopo un combattimento con se stessa.”
    Grande frase, grande concetto. In una recensione è sempre bello trovare un breve pensiero che con una forza incredibile esprime un intero mondo. Mi piae molto questa recensione e concordo pienamente, anzi alcune cose mi si sono chiarite proprio leggendoti, quindi grazie.
    Il cigno nero è davvero l’esplosione della bravura di Aronofsky. Diciamoci la verità, a raccontare questo film a uno che non l’ha visto potrebbe sembrare la solita storiella (al nero) hollywoodiana, e invece nella regia di Aronofsky e – ancor più – nel corpo (danzante) di Natalie Portman (oscar meritatissimo) si incarna proprio questa tragedia dell’umano, dello spirito prima che della danza.

  9. Souffle ha detto:

    @pilloledicinema: credo che la Portman abbia dato tutto in questo film. Speriamo che possa ripetersi in altre pellicole. Buona giornata!

  10. pilloledicinema ha detto:

    Sono d’accordo con te, Il cigno nero è un film che nonostante la carne al fuoco sia moltissima riesce perfettamente, grazie all’uso di metafore e di una Portman straordinaria a regalare dei momenti meravigliosi. O almeno questa è l’impressione che ha fatto a me. Meraviglioso.
    Applausi
    Ciao

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